Il simbolismo dell’acqua nella poetica di Tjutčev

Se nella storia della letteratura mondiale Tjutčev occupa da sempre un posto di rilievo accanto a Puškin e Lermontov, capostipiti della grande stagione d’oro della poesia russa ottocentesca, resta comunque l’impressione che ai giorni nostri sia ancora poco letto e conosciuto dalle nostre parti, visto e considerato che i libri e gli articoli che lo trattano non sono poi così tanti. Anch’io non avevo ancora avuto il piacere di scoprirlo e leggerlo, finché non sono incappata in una raccolta poetica* che mi ha conquistata per la vibrante intensità dei versi, quasi tutti impregnati di sentimento panico per la natura e di forti tensioni metafisiche. Nell’immaginario di Tjutčev la natura viene infatti concepita come un organismo vivente mosso da una forza interiore e unitaria, quindi dotata di un’anima, e in tale visione è facile ravvisarvi temi e motivi del romanticismo tedesco e in particolare delle idee filosofiche di Schelling, che il poeta ebbe modo di conoscere e frequentare durante il suo soggiorno in Germania, dove lavorò per molti anni come diplomatico. A volte le sue liriche assumono anche toni misteriosi e visionari, ed è per questo che molti poeti del simbolismo russo lo presero più avanti come punto di riferimento, ritenendolo per alcuni aspetti un anticipatore del loro stile.
In ogni caso, al di là di qualsiasi influsso assorbito o trasmesso, Tjutčev riuscì a forgiare e mantenere nel tempo una personale potenza espressiva, visto che nei suoi versi la comunione con il flusso vitale della natura è talmente intensa da risultare quasi tangibile. Questo poeta non si limitava, come facevano altri romantici, a sentire la natura per poi riprodurla con delle immagini liriche più o meno belle e ispirate, ma aveva proprio la capacità di calarsi totalmente in essa con lo spirito e con la mente, per poi comunicarla agli altri non solo come fantasia ma come verità profonda. E visto che la bellezza del creato non era per lui un suono vuoto, non fu costretto, come scrive il filosofo e simbolista russo Vladimir Solov’ëv, a “cercare l’anima del mondo, e salutare, senza risposta, un’assente: ella stessa scendeva da lui, e nello splendore della giovane primavera, e nella luminosità delle sere d’autunno, nello scintillare dei lampi lontani di fiamma e nel rumore del mare notturno ella stessa gli indicava i suoi fatali segreti.”

Come spiega anche Eridano Bazzarelli (docente di Letteratura russa, traduttore e curatore del volume di poesie edito da BUR), Tjutčev vede e sente la natura al di là del fatto che abbia letto e assimilato Schelling, perché riesce a vederla e sentirla dentro di lui come un dono, come una rivelazione diretta: “…così egli sente la passione nella gioia erotica degli alberi, nell’ebbrezza amorosa della tempesta, nella passione estatica della natura in quanto inebriata di se stessa nel vortice del cosmo. La tempesta che è la manifestazione di un orgasmo erotico della natura, la tempesta che scuote gli alberi, il mare, l’anima, che lascia estenuati e felici, che sconvolge le acque dei fiumi e dei torrenti, è il massimo risultato che raggiunge l’estasi nell’unità della natura, dell’uomo e del cosmo.”
Più che un filosofo della natura, Tjutčev si può quindi considerare un veggente della natura, a cui il cielo, le montagne, gli alberi e i fiumi parlano un linguaggio che gli altri uomini non riescono a recepire. L’anima mundi della natura vibra veramente dentro di lui, senza la sovrapposizione di concetti astratti o intellettualistici. Nella sua visione cosmica non c’è solo la contemplazione dell’universo, l’attrazione per le sue misteriose origini, ma c’è la capacità di vedere e sentire il macrocosmo che si riflette nel microcosmo. Anche quando le sue liriche sembrano solo paesaggistiche, ad una lettura più attenta ci si accorge che vanno sempre oltre il paesaggio, perché celano una profonda fusione tra uomo e natura. E nell’intreccio dei quattro elementi naturali si esprime tutta questa sua visione cosmica della natura, sia in senso verticale (gli alberi, le montagne, l’aria, la linea del cielo) che orizzontale (i campi, il mare, i fiumi, i laghi).

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