I veleni della dolce Linnea

I veleni della dolce Linnea, A.Paasilinna, Iperborea, 2011, 204 p.
I veleni della dolce Linnea, Arto Paasilinna, Iperborea, 2011, 204 p

Un’anziana e garbata signora dalla corporatura esile e delicata, che vive in una casetta rossa al limitare del bosco, e tre ragazzotti scapestrati, alcolizzati, drogati e violenti che progettano di farla fuori per appropriarsi dei suoi beni. Chi avrà la meglio? Sì, sono certa che il pensiero vi è balenato per un attimo nella mente: mai sottovalutare le risorse segrete del gentil sesso. Se vuole o se costretta una donna è in grado di rivelarsi più temibile di una mina vagante, anche quando agisce in modo apparentemente ingenuo o inconsapevole.

Questa storia scorrevole e leggera, densa di humor, mi sembra peraltro adattissima per il relax estivo o per prendersi una pausa da letture più impegnative. Arto Paasilinna è un finlandese doc, ex guardaboschi-giornalista-poeta, classe 1942, autore di culto nel suo paese ma amato anche all’estero per la capacità di raccontare in modo ironico anche le storie più tragiche. Chi non ha ancora letto “Il mugnaio urlante” o “Piccoli suicidi tra amici” non sa cosa si è perso in termini di paradossale e farsesco umorismo nordico, che nel caso specifico di quest’autore va sempre a colpire vizi, difetti, conformismi e ipocrisie della società finlandese, che poi, a pensarci bene, sono solo un pallido riflesso del marciume che pullula nel mondo intero. In questo libro, in particolare, Paasilinna dipinge un ritratto impietoso e sarcastico della gioventù fannullona e teppista, in lotta con le convenzioni sociali e intossicata da alcolici e droghe.

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Genius loci

Genius loci, Hella Haasse, Iperborea, 2011, 56 p.
Genius loci, Hella Haasse, Iperborea, 2011, 56 p.

<< Quando comprarono il terreno non era così sicura che il posto le piacesse realmente. C’era qualcosa nell’aria che la turbava. Benché affascinata, incantata, aveva come l’impressione di violare un luogo proibito. Sacer era la parola che senza volerlo le veniva in mente: sacro e maledetto insieme. >> Così inizia questo breve e intenso racconto di Hella Haasse, una delle scrittrici olandesi più interessanti degli ultimi tempi (scomparsa nel 2011), celebrata e pluripremiata nel paese d’origine, quasi una sconosciuta nel nostro. Salita alla ribalta con opere poetiche e romanzi storici tradotti in diverse lingue, si era poi orientata verso racconti di carattere più intimistico e contemporaneo, dove realtà vissute e immaginate si intrecciano in raffinate esplorazioni dell’animo umano.

In questo primo racconto, da cui il libro prende il titolo, troviamo una coppia di mezza età che si fa costruire una casa per le vacanze in campagna, al limitare di un bosco. Nei periodi in cui lui si assenta per lavoro, lei comincia ad esplorare il luogo adiacente la casa, attirata dal richiamo dei sentieri che si perdono nel folto della vegetazione. La donna sente che quel luogo le smuove dentro qualcosa, pensieri e immagini del suo passato, della vita che ha vissuto finora e di cui – se ne rende conto solo adesso – non ha tratto un totale appagamento. Ma sono anche impressioni collegate al posto che sta esplorando, così impregnato di lampi e frammenti di un’altra realtà, di sensazioni e visioni che in qualche modo la turbano. Durante le passeggiate viene infatti colta dalla sensazione di essere spiata, come se tra il fogliame si nascondesse qualche misteriosa presenza. Anche mentre osserva la boscaglia dalla finestra della casetta, le sembra quasi di intravedere nelle forme degli alberi dei profili con il naso a punta e gli occhi sporgenti che le ricordano le marionette wayang, volti demoniaci agitati dal vento che scuotono la testa cambiando quasi impercettibilmente espressione, mentre gli squarci di cielo che si aprono all’improvviso tra le foglie mosse dal vento le appaiono come occhi lucenti, denti smaglianti. Quello che la donna prova è comunque un senso di inquietudine, non di paura, come se nel bosco ci fosse qualcuno che l’attende, che si aspetta qualcosa da lei.

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