Furore

Furore, John Steinbeck, Bompiani, 2015, p.638
Furore, John Steinbeck, Bompiani, 2015, p.638

Questo romanzo è un capolavoro, ma non sono di certo la prima a dichiararlo. Fin dalla sua uscita in America, nel lontano 1939, riscosse un successo straordinario, con mezzo milione di copie vendute. Se ne discuteva e dibatteva ovunque, alla radio, nei giornali, nelle scuole, e alcuni lo contestarono come propaganda comunista poiché portava alla luce lo sfruttamento perpetrato dai grossi latifondisti californiani sui migranti provenienti dal Midwest. Ma il fatto che il romanzo denunciasse questa cosa non ne impedì comunque la diffusione e il clamoroso successo. Quando invece arrivò qui da noi in Italia, negli anni ’40, proprio nel periodo in cui Mussolini entrava in guerra a fianco della Germania nazista, subì dei tagli impietosi da parte della censura. Ora possiamo finalmente leggere il romanzo nella sua versione integrale, senza aggiustamenti e rimaneggiamenti, grazie a questa nuova traduzione dei Tascabili Bompiani che ce lo presenta in tutta la sua potenza espressiva. Doveroso aggiungere che nel corso del tempo il libro vinse il National Book Award e il Pulitzer Prize, e che nel 1962 gli fu dedicata una menzione speciale in occasione del Premio Nobel al suo autore. Nel 1940 John Ford ne ricavava pure un film, considerato ancora oggi il più intenso dei suoi capolavori.

Un libro che quindi all’epoca scottava, che risultava urtante per le classi dominanti, quelle monopolistiche e abbienti, visto che metteva in campo i disagi e le miserie dei lavoratori, dei migranti che lavoravano come braccianti nei frutteti, nei campi di cotone. Anche perché faceva intendere il rischio (e la necessità) di una rivolta da parte degli stessi, o perlomeno il diritto di organizzarsi in sindacati in modo da non essere continuamente calpestati. Un vero e proprio romanzo di denuncia sociale, che aveva preso spunto da diversi articoli che Steinbeck stesso aveva pubblicato nel 1936, dopo essersi documentato a lungo sulle condizioni di vita della gente che, stremata dalla fame e attratta da allettanti offerte di lavoro (che poi non si rivelavano tali), abbandonava la terra d’origine per raggiungere la California.
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