La primavera di Tjutčev

Per quanto opprima la mano del destino,
per quanto angosci l’inganno umano,
per quante rughe solchino la fronte,
e pieno di ferite sia il nostro cuore,
e per quanto dure siano le prove,
tutte le prove che avete subito,
che importa questo di fronte al respiro,
al primo incontro con la primavera?

La primavera…. Nulla sa di voi,
di voi, o male, o dolore,
il suo sguardo risplende immortale,
e non vi è ruga sul suo volto.
Obbediente solo alle sue leggi,
nel tempo convenuto scende a voi,
luminosa, beata, indifferente.
Come si conviene agli dei.

Copre di fiori tutta la terra,
è fresca, come la prima primavera;
se ce ne fu un’altra prima di lei,
di questa proprio nulla conosce.
Errano molte nubi nel cielo,
ma queste sono le sue nubi,
ed ella più non trova le orme
delle sfiorite primavere dell’essere.

Non sospirano le rose il passato,
né l’usignolo lo canta nella notte;
l’Aurora lacrime profumate
non versa sul tempo che fu;
né la paura dell’inevitabile fine
spira dagli alberi e dalle foglie!
La loro vita, come un oceano senza rive,
è disciolta tutta nel presente.

Gioco e vittima della vita particolare!
Vieni, e respinto l’inganno dei sensi,
immergiti, alacre, assoluto signore,
in questo vivificante, creativo oceano!
Vieni, e nella sua eterea corrente
bagna il tuo petto che soffre,
e della vita divina e universale,
sii, anche per un attimo, partecipe!

(La primavera, 1838)

La pagina dedicata al poeta russo, presente nell’archivio del blog.

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