Sebastiano Vassalli, un ricordo

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Un’altra grande perdita per il mondo letterario italiano: la scorsa notte è morto Sebastiano Vassalli. Aveva solo 73 anni. Era candidato al Premio Nobel 2015 per la letteratura. A settembre avrebbe dovuto ritirare il Premio Campiello alla carriera.

Nel blog trovate le recensioni di due suoi romanzi, La chimera (Premio Strega 1990) e Cuore di pietra, emblematici dell’ampia cultura, dell’abilità narrativa e del profondo lavoro di ricerca storica che caratterizzavano il suo modus operandi. Nei suoi testi le analisi storiche e sociali si sono fatte vera e propria letteratura. In un’intervista fattagli da Repubblica nel 2014, dove si era un po’ confessato superando la scontrosità che da sempre lo caratterizzava, Vassalli aveva detto che “Le grandi storie sono nel passato, o nel futuro. Il presente è la vita del condominio. C’è qualche spunto che diventerà importante, ma noi non possiamo coglierlo o, nel momento in cui si manifesta, non ha bisogno dello scrittore. Ne parleranno la televisione, i giornali, Internet”.
Tra le sue grandi passioni c’era anche il “poeta maledetto” Dino Campana, alla cui vita aveva dedicato il romanzo La notte della cometa. Un libro a mio avviso bellissimo, di cui un giorno posterò un articolo. Nel frattempo mi sono proposta di leggere anche Il Cigno, Un infinito numero e Marco e Mattio.

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Ernest Hemingway – un estratto

A meno di trenta metri, in mezzo all’erba, il grosso leone si teneva appiattito contro il suolo. Aveva le orecchie abbassate e il suo unico movimento era un leggero fremito, su e giù, della lunga coda col ciuffo nero. Si era messo sul chi vive appena aveva raggiunto questo nascondiglio e soffriva per la ferita nella pancia, che era piena, e continuava a indebolirsi per quella ai polmoni, che gli faceva salire alla bocca una rada schiuma rossa ogni volta che respirava. I suoi fianchi erano umidi e caldi e le mosche si posavano sulle piccole aperture che i proiettili avevano praticato nella sua pelle fulva, e i suoi occhioni gialli, trasformati in due fessure dall’odio, guardavano diritto davanti a loro, chiudendosi solo quando, col respiro, veniva anche il dolore, e i suoi artigli erano piantati nella terra soffice cotta dal sole. Tutto in lui, dolore, nausea, odio e ogni forza residua, confluiva nell’assoluta concentrazione indispensabile per un attacco. Il leone sentiva gli uomini parlare e aspettava, raccogliendosi tutto in questa preparazione dell’attacco che avrebbe scatenato appena gli uomini fossero entrati nella radura. Quando sentì le voci la sua coda s’irrigidì, muovendosi su e giù, e quando gli uomini misero piede tra l’erba il leone mandò un grugnito cavernoso e attaccò.

(La breve vita felice di Francis Macomber, pag.23-24 – Tutti i racconti, I Meridiani, Mondadori, 1990)