La Casa d’Arte Futurista Depero

Situato nel cuore del centro storico di Rovereto, questo spazio espositivo fu concepito e progettato in ogni dettaglio dallo stesso Fortunato Depero, che fin dal 1956 ne curò personalmente il restauro e l’arredamento per allestirci una vasta gamma delle sue opere: quadri, disegni, arazzi, marionette, locandine pubblicitarie, mobili e giocattoli, volumi e cataloghi. L’artista non riuscì però a godersi in pieno i risultati raggiunti, visto che morì un anno dopo l’inaugurazione, avvenuta nell’agosto del 1959. Nel corso del tempo il museo fu restaurato e ampliato dal Comune di Rovereto e riaperto al pubblico nel 2009, in occasione delle celebrazioni per il centenario del Futurismo. Da diversi anni la casa-museo fa parte del complesso del Mart, che comprende anche la sede principale in Corso Bettini (di cui avevo parlato in questo articolo) e la Galleria Civica di Trento.

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Visita al Mart

inizio1Il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, nasce nel 1987 come ente funzionale della Provincia autonoma di Trento. All’origine era ospitato nello storico Palazzo delle Albere a Trento, mentre oggi si trova dislocato in tre sedi espositive: la sede principale del Museo a Rovereto, la Casa d’Arte Futurista Fortunato Depero, sempre a Rovereto, e la Galleria civica di Trento. La sede di Rovereto, realizzata nel 2002 dall’architetto Mario Botta e dall’ingegnere Giulio Andreolli, si caratterizza per l’affascinante cupola in acciaio e plexiglas che sovrasta la piazza centrale e l’ingresso al Museo. All’entrata troviamo la reception con l’area informativa, il book-shop, la sala conferenze e l’accesso al piano interrato, dove è collocato l’Archivio del ‘900 che raccoglie materiali complementari a quelli esposti (carteggi, manifesti, ritagli stampa e cataloghi, fotografie, registrazioni sonore e filmati). Anche gli spazi circostanti fungono da aggregatori sociali e culturali, vista la presenza della Biblioteca civica, di una caffetteria e di laboratori ludicocreativi dedicati ai bambini. Al primo piano ci sono le aree riservate ai capolavori della Collezione permanente del Mart (oggi composta da circa 20.000 opere, grazie anche a lasciti e donazioni), che vengono riproposte nel tempo con allestimenti tematici sempre nuovi. Al secondo piano una passerella di vetro e acciaio conduce ad una superficie espositiva di 3800 metri quadri, dove vengono ospitate le grandi esposizioni temporanee.

Attualmente al primo piano del Museo è allestita la sezione «Una moderna classicità», che presenta una scelta di capolavori del primo Novecento il cui valore trascende la dimensione temporale, nel senso che non è condizionato dal tempo e dalle sue istanze in favore di una riconoscibilità estetica sempre attuale. Sono produzioni artistiche conseguenti alla Prima Guerra Mondiale che si rifanno, per ispirazione e stile, alla classicità, anche in reazione al cubismo e al futurismo che avevano imposto una visione franta e scomposta del mondo.

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La scultura in primo piano è di Arturo Martini (Donna al sole, 1930), il quadro a destra è di Gian Emilio Malerba (Nudo, 1923)

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Quando l’arte incontra la natura

Ci sono dei luoghi incantevoli o ricchi di storia e cultura che essendo vicini a casa si danno a volte per scontati, quando invece meriterebbero di essere rivisitati nel tempo e maggiormente apprezzati, se non in alcuni casi addirittura scoperti. L’uomo – parlo in generale – è sempre proteso verso un lontano più o meno irraggiungibile, attirato dai richiami dell’esotico e dell’alternativo, dall’idea di scoprire paesaggi incontaminati, selve tropicali, isole dall’acqua cristallina o pianeti sperduti nello spazio, e spesso non si accorge delle meraviglie che ha già sotto gli occhi. Ho quindi deciso, dopo un breve esame di coscienza in cui mi sono riconosciuta colpevole di tale atteggiamento, di dare l’avvio ad una nuova rubrica dedicata alla scoperta delle bellezze artistiche e naturalistiche del Trentino, la regione dove abito da molti anni. Magari con qualche sporadica puntata nell’Alto Adige, per ripercorrere percorsi e memorie della mia infanzia. Essendo appassionata di castelli, borghi antichi, boschi e laghi, credo che vi assillerò soprattutto con immagini e proposte di questo tipo, ma non potrei fare diversamente visto che qui da noi il paesaggio ne è ampiamente caratterizzato e c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Per iniziare vi parlerò di un posto incantevole che ho visitato nei giorni scorsi per la prima volta, una grande distesa boschiva sovrastante il paese di Stenico, nelle Valli Giudicarie, che da qualche anno è diventata un’esposizione d’arte a cielo aperto. La località di Stenico è anche meta di visite culturali e turistiche per l’omonimo maniero medievale arroccato su uno sperone roccioso, ricco di fascino e storia antica, di cui parlerò a fondo in uno dei prossimi articoli, così come è famosa per il vasto orto botanico dell’Area Natura Rio Bianco, caratterizzato da cascate e sentieri panoramici che si inerpicano sulle montagne. Non per niente queste zone, che fanno parte del Parco Naturale Adamello Brenta, hanno ricevuto proprio da quest’anno la qualifica di “Riserva della Biosfera” dall’UNESCO, per la costante attività di conservazione e protezione dell’ambiente svolta dagli enti locali e dalla gente del posto.

Castel Stenico fotografato dall’alto del percorso botanico
Castel Stenico fotografato dall’alto del percorso botanico

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