Ad Anna Blume

Per contrastare la pesantezza del periodo, che tra diktat di ogni genere e rincari pazzeschi delle bollette è ormai giunto al limite del tollerabile, e anche per ridimensionare l’importanza della ricorrenza a forma di cuore che ci perseguita ormai da secoli allo scandire del 14 febbraio, data forse bramata più dai venditori di fiori e cioccolatini che non dai diretti interessati, ossia dagli innamorati stessi, divertiamoci con una poesia che risale agli anni ’20, epoca in cui le prime avanguardie mettevano piede in molte zone d’Europa.

L’autore è Kurt Schwitters, un artista dadaista tedesco che ho scoperto di recente, rovistando qua e là negli archivi del web. Poco conosciuto, credo, perché gli articoli che ne trattano sono veramente scarsi. L’epoca è quella del primo dopoguerra, quando i dadaisti tedeschi erano tornati in patria portandosi sulle spalle le varie esperienze fatte al Cabaret Voltaire di Zurigo. E fu in particolare Berlino, ancor più di Colonia e Hannover, a diventare il centro culturale di spicco del gruppo dadaista che si riuniva intorno alla rivista Der Dada. Una corrente, questa, che con il suo spirito caustico e iconoclastico aggiungeva nuova verve ad altri movimenti già attivi del periodo, quali l’espressionismo pittorico di George Grosz (confluito poi, anche lui, nel dadaismo berlinese) e quello teatrale di Franz WerfelErnst Toller, Max Reinhardt e del primo Brecht. E di altri ancora che tralascio di nominare, per non allungare troppo la lista. Comunque, per quanto concerne il dadaismo, si distinguevano in particolare le personalità di George Grosz e John Heartfield, che assieme ad altri fondarono il Dada-Club degli artisti berlinesi. Molti di questi si erano anche politicizzati, aderendo al neonato partito comunista e mettendo a disposizione della propaganda anti-nazista la loro arte. Celebri in questo senso furono, per l’appunto, i quadri e i disegni del già citato George Grosz, dove la borghesia liberale e più destrorsa veniva dileggiata in maniera impietosa; così come i fotomontaggi di John Heartfield, nei quali i ritratti di Hitler risultavano ritoccati con intenti palesemente (e amaramente) satirici.

Inevitabile perciò che nel 1933, con la nomina di Adolf Hitler a cancelliere del Reich, i dadaisti berlinesi fossero stati costretti a fuggire all’estero insieme a migliaia di altri artisti non graditi al nuovo regime. Stessa sorte toccò infatti ai cubisti, espressionisti, surrealisti, astrattisti, oltre che agli esponenti del movimento dadaista di Colonia, che seppure meno politicizzati di quelli berlinesi furono ugualmente osteggiati dal nazismo perché colpevoli, come tutti gli altri, di arte degenerata (Entartete Kunst) e quindi, per tale motivo, costretti all’espatrio (e qui, tra i tanti, mi limito a ricordare i due nomi forse più noti, quelli di Hans Arp e Max Ernst).

In tale contesto generale Kurt Schwitters tendeva a distinguersi dagli altri per stile e personalità, pur avendo punti di contatto con gli stessi ideali artistici. Dicono fosse stato un lupo solitario, poco propenso alle frequentazioni sociali, scoperto suo malgrado da Hans Arp che contribuì a farlo conoscere nei vari ambienti. Rimaneva tuttavia un tipo abbastanza scostante, oltre che fedele ad uno stile del tutto personale che si differenziava in gran parte dalle tendenze del periodo, e i cui lavori venivano da lui stesso raccolti sotto l’etichetta di Merzbau (letteralmente “costruzione Merz”).

Quindi, anche se la sua arte viene generalmente (e correttamente) accostata al dadaismo, la sua figura rimane quella di un artista un po’ anomalo, poliedrico, per certi versi estremo e dotato di ironia dissacrante. Ad esempio, se Max Ernst e George Grosz si trastullavano con i prodotti industriali e le immagini dei mass media, incorporandoli nelle loro opere, Schwitters, dal canto suo, si divertiva con il recupero delle scorie e dei rifiuti del consumo. Se George Grosz faceva satira e polemica antiborghese e antibellicista, anche attraverso la sua arte, Schwitters, pacifista ma allo stesso tempo apolitico, si limitava a vivere quasi allo stato brado lasciando che gli oggetti e i suoi lavori invadessero un po’ alla volta tutto lo spazio domestico (la colonna Merz, da lui ideata e più volte riprodotta in luoghi e tempi diversi, era assemblata nella sua abitazione con materiale di ogni tipo raccattato in giro, dagli oggetti di scarto ai pezzi di giornale, e tendeva ad espandersi di giorno in giorno inglobando tutto ciò che la circondava, simbolo di identificazione totale tra arte e vita).

L’ironia, come detto, era una delle componenti che più lo contraddistinguevano, soprattutto in termini di scrittura. E il componimento che segue, elaborato nel 1919, voleva infatti proporsi come una parodia dell’amore romantico, oltre che risultare foriero di un nuovo linguaggio poetico. Quindi, quale momento migliore per proporlo se non oggi, vista la ricorrenza appena trascorsa di San Valentino? Non me ne abbiano le coppie romantiche; la colpa è certamente del tempo, che con il passare inesorabile degli anni mi ha reso via via sempre più ironica e disincantata, e quindi poco incline alle smancerie. E poi, vuoi mettere il piacere di sminuire una festa di cui si potrebbe anche fare a meno, tutto sommato, dal momento che l’Amore andrebbe omaggiato ogni giorno dell’anno, a voler far bene, e non solo nel giorno dedicato, con buona pace (o buona gioia) dei produttori di cioccolatini.

Ad Anna Blume

O tu amata dei miei ventisette sensi, io a te
amo! tu di te te a te, io a te, tu a me. – Noi?
Ma questo (detto fra parentesi) non c’entra.
Chi sei tu, innumerevole femmina? Tu sei… sei tu?
- la gente dice, che saresti, – lasciala dire, non
sa come sta in piedi un campanile.
Porti il cappello sui tuoi piedi e cammini sulle
mani, sulle mani tu cammini.
Ehi, i tuoi vestiti rossi, segati in pieghe bianche.
Rossa io amo Anna Blume, rossa, io amo a te! Tu di te te
a te, io a te, tu a me. – Noi?
Questo (detto fra parentesi) sta meglio nella fredda brace.
Rosso fiore, rossa Anna Blume, come dice la gente?
Indovinello: 
1. Anna Blume ha un grillo.
2. Anna Blume è rossa.
3. Che colore ha il grillo?
Blu è il colore dei capelli gialli.
Rosso è il tubare del tuo verde grillo.
Tu ragazza schietta nel vestito di casa, tu cara verde bestiola,
io amo a te! – Tu di te a te, io a te, tu a me;
- Noi?
Ma questo sta meglio (detto fra parentesi) nella cassetta della brace.
Anna Blume! Anna, a-n-n-a, io sgocciolo il tuo nome. Il tuo
nome gocciola come morbido sego di bue.
Lo sai, Anna, lo sai già?
Ti si può leggere anche da dietro, e tu, tu la più splendida
fra tutte sei da dietro come davanti: “a-n-n-a”;.
Sego di bue gocciola accarezzare sulla mia schiena.
Anna Blume, tu bestiola, gocciolone, io amo a te.

La poesia è tratta dalla pagina: http://www.niederngasse.it/rubriche/recensioni/ad-anna-blume-merzpoesia-1 (traduzione di Arturo Schwarz)
Immagine/poster: https://archive.org/details/AnnaBlumeKurtSchwittersUnPoetaDadaista

8 pensieri su “Ad Anna Blume

  1. Quanto tempo è passato da quando studiavo il Dadaismo e i suoi artisti maggiori?! Grazie di avermi rinfrescato la memoria. Ma ancora di più grazie per avermi fatto conoscere Kurt Schwitters, un lupo solitario, pacifista (quanto avremmo bisogno di pacifisti oggi!) e apolitico. Non oso pensare alla sua casa (recuperava scorie e rifiuti del consumo) ma dopotutto viveva quasi allo “stato brado” : possibile che fosse un po’ barbone? Visto il contesto ironico, azzardo.
    La colonna Merz: un’originale idea di arte espansiva.
    Neanch’io sopporto molto gli anniversari consumistici. Tollero le feste religiose, quando sono tali, quindi quasi mai.

    Anna cammina sulle mani e il colore dei suoi capelli gialli è blu. Rosso è il tubare (bella sinestesia) del suo grillo verde.

    Il poeta gioca molto con i colori e le immagini di leggerezza.
    A suo modo è una bellissima poesia d’amore: alla fine un sentimento amoroso è vero e duraturo solo quando si nutre di sincerità e sfugge dall’ipocrisia.

    Ti si può leggere anche da dietro, e tu, tu la più splendida
    fra tutte sei da dietro come davanti: “a-n-n-a”.

    Buon pomeriggio

    "Mi piace"

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