Cortázar #1 – Manuale di istruzioni

Per parlare di Julio Cortázar e della mirabolante inventiva scaturita dal suo cervello non basterebbe una decina di post. Pertanto, nell’attesa di trovare la forza per confezionare un articolo come si deve, mi accontento di proporvelo a pizzichi, a piccoli assaggi, certa del fatto che non vi lascerà indifferenti. Su di me, devo ammetterlo, ha un effetto straniante. Le sue storie infatti, oltre a mandarmi in solluchero le cellule neuronali, mi staccano dalla realtà in cui sono immersa, o meglio mi aprono nella mente visioni alternative (e mai banali) della stessa. Leggere Cortázar è come imboccare una strada che, nonostante la presenza di qualche cartello segnaletico, non sai in realtà dove ti porta. È un’avventura mentale, per dirlo in altri termini. Un invito ad osservare i lati più insospettabili del mondo, delle cose e della vita, con un modo di presentarli che non è privo di aspetti divertenti. E neppure privo di senso, di significato. Perché anche questo, a ben vedere, c’è. Magari non è subito così palese, immediato, ma alla fine si scorge qualcosa al di sotto dell’apparente leggerezza delle parole, del loro tono quasi giocoso, un qualcosa che avvince e travolge, a volte anche spiazza.

I due splendidi frammenti che seguono, capaci di individuare in un oggetto di uso tanto comune – l’orologio – ciò che noi non vogliamo vedere o ci ostiniamo ad ignorare, sono tratti dal volume Storie di cronopios e di famas, una raccolta di aneddoti e brevi racconti, datati anni Sessanta, che in questi giorni sto leggendo e rileggendo con particolare piacere. Nell’attesa di riparlarvene con più dovizia di particolari, vi suggerisco di leggere un bellissimo articolo (qui la pagina), che a mio parere inquadra molto bene i cardini della poetica cortazariana, in particolare quando spiega che l’intento dell’autore non è solo quello di farci volare con l’immaginazione, ma anche quello di farci scorgere una seconda realtà, ossia ciò che si cela dietro le apparenze del quotidiano. Perché in fin dei conti Cortázar è, per dirlo con le parole di Raffaele, un disvelatore di quello che c’è ma non si vede o di quello che ci potrebbe essere ma non c’è. Si tratta insomma di «guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica», come spiega Italo Calvino nel suo discorso sulla Leggerezza, quello che apre le danze delle famose Lezioni americane, e non per niente nell’articolo sopra indicato possiamo anche leggere un interessante parallelo tra le vedute di questi due autori, così diversi eppure così vicini. Calvino che, guarda caso, o forse non per caso, ha introdotto con una gustosissima nota proprio l’edizione italiana di questa raccolta, pubblicata da Einaudi nel ’71 (con successive ristampe), e anche di questo suo contributo, forse chissà, un giorno ne riparleremo.


Preambolo alle istruzioni per caricare l’orologio

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria. Non ti dànno soltanto l’orologio, tanti tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno –, ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso. Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono. Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio.

Istruzioni per caricare l’orologio

Laggiù in fondo sta la morte, ma niente paura. Afferra l’orologio con una mano, prendi con due dita la rotellina della corda, falla girare dolcemente. Adesso si apre un altro periodo, gli alberi dispiegano le loro foglie, le barche corrono le loro regate, il tempo come un ventaglio si va empiendo di se stesso, e da esso sgorgano l’aria, le brezze della terra, l’ombra di una donna, il profumo del pane.
Che vuoi di più, che vuoi di più? Legalo presto al tuo polso, lascialo battere libero, fa di tutto per imitarlo. La paura arrugginisce le àncore, ciascuna delle cose che si potevano raggiungere e che furono dimenticate sta corrodendo le vene dell’orologio, incancrenendo il freddo sangue dei suoi piccoli rubini. E laggiù in fondo sta la morte, se non corriamo e arriviamo prima e non comprendiamo che non ha più nessuna importanza.


Storie di cronopios e di famas (Historias de cronopios y de famas), Julio Cortázar, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini, Einaudi, 2006; testi tratti da: pp. 20-21

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18 pensieri su “Cortázar #1 – Manuale di istruzioni

  1. Ma sai che non ho mai letto questo scrittore? Lo conosco solo di fama e senza aver mai approfondito niente su di lui. Il primo breve racconto che hai postato mi piace proprio! L’orologio, quell’oggetto che consideriamo così banale ma banale non è e, come ogni oggetto che usiamo, amiamo o ci appartiene, ha significati che lo travalicano. Ciao Alessandra

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    1. Vale la pena di conoscerlo. Poi non è detto che possa piacere a tutti, o che possano piacere tutti i suoi racconti (anch’io ne preferisco alcuni a discapito di altri), ma è un tentativo che, a mio parere, andrebbe fatto. Anche perché non sono sufficienti due-tre testi per capire il suo stile, per decidere se acchiappa o meno 😉

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    1. Allora rimani sintonizzato, che presto arriva un altro estratto 🙂 L’offerta del panorama editoriale è fin troppo sterminata, questo è vero, ma grazie ai blog letterari possiamo fare dei preventivi assaggi qua e là e poi decidere, in base allo stato d’animo del momento, se optare per un bignè alla crema o puntare dritto, senza indugi, al millefoglie a quattro strati…

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  2. Oh, ci ri risente! Ciao!
    Cortazar ho modo di leggerlo, e proprio quella raccolta da te citata. Sarà la mia prossima lettura.
    Devo dire che i due saggi da te riportati (l’orologio) non mi sarebbero molto invitanti. I giorni difficili che stiamo vivendo richiamano a concretezze ed essenzialità in contrasto con le divagazioni compiaciute su un attrezzo, l’orologio, che sarà indicativo e forte simbolo (il tempo, il destino ecc. ecc.) ma che volendo qualsiasi oggetto vicino alla persona riveste. (Mi viene in mente quel magnifico titolo “Scarpe al sole”, di cui sarai sicuramente al corrente.)
    Poi, si sa che è tutto relativo, le sensibilità sono tante quanto i vissuti, e quindi mi rendo conto come i giudizi possano essere tanti e tutti validi.
    (Alessandra, spero che tutto ti vada per il meglio, ho visto che hai cambiato il look, pulizie di primavera? 🙂 Ciaooooo!)

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    1. Sai, Guido, ognuno si difende come può. Quando la pesantezza del periodo diventa troppo schiacciante, bisogna anche trovare il coraggio di evadere… se non con il corpo almeno con la mente, con i pensieri, con delle letture che siano anche svaganti. E comunque, a parte questo, Cortazar è uno scrittore di tutto rispetto, a volte perfino impegnativo, a dire il vero, per il significato di fondo di alcuni racconti che non sempre è così immediato. Secondo me, conoscendoti un po’, potrebbe anche piacerti, o comunque stuzzicare la tua insaziabile curiosità ;-).

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  3. Grazie di cuore Alessandra per la tua generosissima ospitalità, una vera, graditissima sorpresa di cui ti ringrazio ancora tanto. E complimenti a te per avere riproposto questo grandissimo scrittore e questo raffinato e geniale libro, un vero “libro nella mente”, che sorprende, spiazza, diverte e libera la realtà dai suoi pesi facendocene vedere un altro suo volto.
    Buon proseguimento di lettura allora, in attesa di leggerti presto.
    Ciao
    Raffaele

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    1. Grazie a te, Raffaele. Per me è stata una bellissima sorpresa scoprire nel tuo blog un articolo dedicato a Cortazar, e davvero non potevo fare a meno di condividerlo. Oltretutto apprezzo la possibilità che dà il web di confrontarsi su una stessa lettura, di arricchirsi o completarsi a vicenda. Ti abbraccio forte, e rimango anch’io in attesa di leggere presto un altro dei tuoi post.

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  4. <Mi è piaciuto molto quel tuo "quando il periodo diventa troppo schiacciante…ecc."
    Circa il rimedio, e qui torna daccapo la soggettività.
    <Cortazar. Sul tuo abbrivio ho letto i primi due racconti di Octaedro, corpo di otto racconti appunto. Mi sembra a prima vista che siano di tenore diverso dall'"orologio". Specialmente il primo dei due, cronaca di un uomo prossimo a morire. Ma anche il secondo racconto sulle vicende di un critico letterario alle prese con la biografia di un poeta passato. Indubbiamente c'è della sostanza, sono interessanti e c'è spazio per le riflessioni che ciascuno se ne trae a propria misura. Ma forse quello che mi tiene distante e con riserva è una certa verbosità che mi suona inutile e retorica o che scivola in prosa poetica a scapito della linearità delle vicende.
    Probabilmente sono corrotto ormai dallo spirito di questi nuovi tempi dove il destino di interi popoli e anche il nostro è affidato a colpi di tweet (140 parole da non superare se ricordo bene).

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    1. La raccolta di Ottaedro devo ancora leggerla, quindi mi riservo di commentare in un secondo momento. Quanto alla soggettività, sono la prima a dire che ognuno di noi risponde in maniera diversa a certi stimoli, sia in base ai gusti personali che sulla spinta emotiva del momento. Cortazar può affascinare molto, moltissimo, può sedurre senza possibilità di scampo (è il mio caso), oppure può respingere, allontanare, lasciare storditi e perplessi… Dubito possa esistere via di mezzo, anche se non lo escluderei del tutto. Grazie per il frizzante scambio, Guido. Un abbraccio anche a te! 🙂

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  5. Ho letto Cortazar alla fine degli anni Novanta, quando, forse, non ero ancora in grado di comprenderlo fino in fondo. Riproverò. I passi che hai pubblicato contengono delle gentili, sagge, disincantate osservazioni, sì ironiche ma fino ad un certo punto. L’impressione è che Cortazar voglia farsi beffe del tempo pur ammettendone, amaramente, l’ineluttabilità.
    Ciao! Buona domenica:-)

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  6. Ciao Alessandra. Mi hanno regalato Storie di cronopios e di fama a metà degli anni Ottanta, ma ora non lo trovo più. Me l’aveva regalato un amico più introdotto di me, anch’io, come Giacinta, all’epoca ero perplessa. In tempi più recenti un collega non faceva che parlarmi di Rayuela, così l’ho comprato, ma non me la sono ancora sentita…
    Dei testi che citi mi è piaciuto soprattutto il secondo. Più invecchio, e più l’atteggiamento che descrive mi pare non solo comprensibile, ma anche il solo praticabile.
    Grazie dell’assaggio e a presto 🙂

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