L’orribile sogno del poeta

Per festeggiare l’inizio della primavera e ricordare la giornata mondiale dedicata alla poesia (era ieri, ma come al solito ci tengo ad arrivare in ritardo), pubblico un’altra riflessione in versi della grande, per me ineguagliabile, Wisława Szymborska (di lei avevo già parlato in una serie di vecchi articoli). Una poesia che, guarda caso, pone proprio se stessa al centro della questione, prospettando l’ipotesi, certamente non augurabile, di un mondo schematico e prevedibile, dove l’ispirazione verrebbe a mancare non solo ai poeti ma anche ad ogni comune mortale. Un sogno, se vogliamo, o per meglio dire l’incubo di una società asettica, scontata, troppo ordinata, dove nessuna ruota esce mai dal binario, dove nessuno sguardo si alza verso il cielo o al di sopra dello steccato… Riuscite a immaginarvelo, un siffatto mondo? Certo, tutto funzionerebbe alla perfezione, senza mai un inghippo, un surplus, una stortura, ma sarebbe anche la morte di ogni passione, la sepoltura della fantasia e di ogni estro creativo. Sarebbe l’annullamento di ogni diversità, e quindi di tutta quella mirabile ricchezza che rende così interessante la vita su questo pianeta. Del resto, senza chiaroscuri nell’animo, senza turbamenti, dubbi né sofferenze, senza alcunché da aggiungere, togliere, cambiare e spostare, di cosa mai scriverebbero i poeti? Solo dei fiori che sbocciano a primavera? O delle comuni e normali azioni che si compiono tutti i giorni? Con una tranquillità assicurata, questo è vero, però senza più il brivido di un’emozione anche minima, senza la capacità di stupirsi di fronte alle cose, piccole e grandi, che ci circondano. Una società, come dice Szymborska, dove nelle frasi scompare perfino il condizionale e nei sentimenti prevale una soddisfazione scontata, priva di qualsiasi ombra… Sì, sarebbe un incubo. Meglio il mondo così com’è, con tutte le sue belle contraddizioni, con gli alti e bassi inaspettati e continui, con tutti i colori, i pensieri e le azioni che a volte si conciliano tra loro e altre volte entrano in contrasto. Sì, alla fine lo amiamo così, questo nostro mondo incasinato, anche se spesso ci fa tribolare. E quindi ce lo teniamo, con tutto il suo disordinato chiacchiericcio.

Formerly_Piero_della_Francesca_-_Ideal_City_-_Galleria_Nazionale_delle_Marche_Urbino

Immagina un po’ cosa ho sognato.
All’apparenza tutto è proprio come da noi.
La terra sotto i piedi, acqua, fuoco, aria,
verticale, orizzontale, triangolo, cerchio,
lato sinistro e destro.
Tempo passabile, paesaggi non male
e parecchie creature dotate di linguaggio.
Però quel linguaggio non è di questa Terra.

Nelle frasi domina l’incondizionale.
I nomi aderiscono strettamente alle cose.
Nulla da aggiungere, togliere, cambiare e spostare.

Il tempo è sempre quello dell’orologio.
Passato e futuro hanno un ambito ristretto.
Per i ricordi, il singolo secondo trascorso,
per le previsioni, un altro secondo
che sta appunto cominciando.

Parole quante è necessario. Mai una di troppo,
e questo vuol dire che non c’è poesia,
né filosofia, e neppure religione.
Là simili trastulli non sono previsti.

Niente che si possa anche solo pensare
o vedere a occhi chiusi.

Se si cerca, è ciò che è già lì accanto.
Se si chiede, è ciò per cui c’è una risposta.

Si stupirebbero molto,
se mai sapessero stupirsi,
che da qualche parte esistono motivi di stupore.

La parola “inquietudine”, da loro considerata oscena,
non oserebbe comparire nel vocabolario.

Il mondo si presenta in modo chiaro
anche nell’oscurità profonda.
Si dà a ciascuno per un prezzo accessibile.
Nessuno esige il resto prima di lasciare la cassa.

Dei sentimenti – la soddisfazione. E nessuna parentesi.
La vita con un punto al piede. E il rombo delle galassie.

Ammetti che nulla di peggio
può capitare al poeta.
E poi nulla di meglio
che svegliarsi in fretta.


Note a margine:

Nell’immagine riportata sopra, un’opera rinascimentale che esprime un’idea di assoluta perfezione (un classico utopico), realizzata da un artista sconosciuto (alcuni ipotizzano Piero della Francesca, altri Leon Battista Alberti o Luciano Laurana), databile tra il 1470 e il 1490, conservata nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Fonte: Wikipedia.

La poesia, intitolata L’orribile sogno del poeta, fa parte della raccolta Due punti, uscita in Polonia nel 2005. Per chi fosse interessato, in questa pagina avevo presentato, diverso tempo fa, una serie di liriche estratte dal volume “La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)”, edito da Adelphi.

Wisława Szymborska, nata nel 1923 a Cracovia e morta nel 2012, premio Nobel per la Letteratura nel 1996, è stata una delle voci liriche più importanti del ’900. La sua poetica è di genere riflessivo-filosofico, quindi fatta di continui interrogativi sul senso del vivere, anche se l’autrice, con l’ironia che spesso la caratterizzava, tendeva a sminuire un po’ questa cosa, sostenendo di non praticare la grande filosofia ma soltanto modesta poesia. Anche perché nella monumentale serietà del pensiero filosofico, così poco portato allo scherzo, ci trovava qualcosa di vagamente ridicolo. Ciò che spicca, nella sua arte poetica, è la capacità di osservare con sguardo allo stesso tempo lucido e ironico tutte le stranezze e le contraddizioni dell’uomo del nostro tempo. Come ha ben spiegato Silvano De Fanti, dell’Università di Udine, in un incontro avvenuto con il pubblico diversi anni fa, «La poesia di Wisława Szymborska è riflessiva e filosofica, personale nell’intonazione sommessa, distante dall’emozionalità, ma il suo intento è dialogico. Una poesia fatta di interrogativi sul senso del vivere, sull’essenza storica e biologica dell’individuo, sulla sua collocazione nel mondo. Attraverso l’ironia e lo scetticismo mette a nudo i paradossi insiti nell’esistenza dell’uomo contemporaneo: smanioso di conquistare la conoscenza ma incapace di servirsi della ragione; ambizioso nel voler controllare l’universo, ma artefice e vittima di una situazione etico-esistenziale in cui sono crollati i valori della civiltà; patetico nel camuffarsi per nascondere l’alienazione. Per evidenziare l’eterogeneità e la paradossalità che rendono il mondo impenetrabile, la Szymborska adotta la strategia dello stupore, della capacità di sorprendersi e sorprendere estraendo da fenomeni o oggetti comuni straordinarietà insospettate che riflettono la storia antropologica e la condizione esistenziale del genere umano». (da un articolo pubblicato sul Messaggero Veneto, aprile 2009)

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21 pensieri su “L’orribile sogno del poeta

  1. Non sono un grande appassionato di poesia, però la WS che lessi proprio da te, non mi dispiaceva. Proprio per quella semplicità diretta e per i motivi da te largamente espressi.
    Quanto alla prevedibile diversità soccombente, ho l’impressione – al momento almeno – del contrario: la cosiddetta “trasgressione” sulla coda del ’68 e il rompere progressivo di ogni regola vigente fino alla provocazione articolata in tutte le forme, mi dà l’impressione anzi di un caos. Di un individualismo a questo punto sfrenato. Vedo solo un panorama di “Io narranti”. Tutti sanno tutto. E mettere insieme due opinioni è impossibile. Probabilmente è sempre stato così, solo che adesso la tecnologia (social ecc.) ha dato voce anche a chi un tempo non aveva che il bar sport sottocasa per fare il tribuno. La politica non fa che riflettere quello che è la società sottostante.
    Concludo: più che l’uniformità temo la frammentazione.

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    1. Già, hai detto bene, un panorama di io narranti dove tutti si piccano di sapere tutto, arrivando anche al punto di sbraitare, litigare e azzuffarsi tra loro… anche se poi, osservati meglio e da vicino, ti accorgi che la maggior parte sono solo dei cialtroni, sia in politica che al bar o sui social, contesti del resto ideali per tanti ego insoddisfatti alla ricerca di compensazioni. Certo, questo è il rovescio della medaglia, questo è il tributo da pagare a tanta libertà di opinioni e vedute. Però, piuttosto dell’uniformità asettica e silenziosa paventata da WS, che tanto mi ricorda certi sistemi dittatoriali del passato, dove non una parola né una virgola dovevano risultare fuori posto, preferisco di gran lunga la baldoria odierna. L’Ideale sarebbe, come sempre, un equilibrio tra le opposte tendenze, ma l’uomo finora ha dimostrato di avere scarse doti di saggezza e mediazione; l’ebbrezza dell’eccesso, in un senso o nell’altro, pare sempre un richiamo irresistibile.

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      1. Renza

        In effetti, cara Alessandra, concordo al millesimo con Guido. La voce della poetessa risente di situazioni oppressive, in cui la parola ha un solo significato e forse nessun senso. Oggi, viviamo in libertà e ogni parola impazza. Siamo diventati tutti poeti o siamo un po’ impazziti? In ogni caso, i versi della Szymborsk che tu ci regali . sono sempre belli e graditi. Un abbraccio.

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    1. Ah no, non pensare di cavartela così, adesso mi spieghi il senso di quella frase. Oltretutto ho letto poco e nulla di Alda Merini, quindi non saprei cosa aggiungere. Mi limito a risponderti con una battuta di Gesualdo Bufalino: “Tutti al mondo sono poeti, perfino i poeti” (ma non chiedermi cosa intendesse ) 😉 😂😂

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  2. Per risvegliarci da quest’incubo di un mondo senza poesia e per ritornare a respirare nutrendoci di stupore e meraviglia, lascio qui i versi finali di una poesia intitolata per l’appunto “Poesia” di Pablo Neruda:

    «Ed io, minimo essere, 
    ebbro del grande vuoto 
    costellato, 
    a somiglianza, a immagine 
    del mistero, 
    mi sentii parte pura 
    dell’abisso, 
    ruotai con le stelle, 
    il mio cuore si sparpagliò nel vento.»

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  3. Ciao Alessandra, anch’io ho una passione per Wisława Szymborska e i suoi versi. Amo la sua capacità di dare vita alle piccole cose, alle semplici emozioni, a tutto ciò che spesso ci lasciamo sfuggire da sotto gli occhi, quegli attimi fuggenti che lei, invece, sa mettere a fuoco e dilatare e fermare con le sue parole e le sue immagini.
    Hai scelto una poesia e un dipinto e mi sono chiesta perché quell’associazione. Se nei versi della Szymborska
    “la parola ‘inquietudine’, da loro considerata oscena,
non oserebbe comparire nel vocabolario”
    in questa ‘città ideale’ il sentimento di inquietudine è invece la cifra che lo rappresenta. Tutto nel dipinto dispone a una ricerca che non è “già lì accanto” e la risposta non c’è già pronta. Scusami per questa serie di domande, che magari sono anche frutto di una mia interpretazione errata, ma l’ideale da cercare non mi sembra sullo stesso piano della perfezione, incubo del poeta o dell’artista o di qualsiasi persona che ama la vita. Un abbraccio

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    1. Il titolo del dipinto, e ciò che intendeva rappresentare, è in effetti fuorviante. L’ho scelto semplicemente perché, osservandolo, mi lasciava addosso una sensazione di freddezza, di bellezza troppo statica, ordinata e distante da qualsiasi pathos. E’ una scelta perciò collegata allo stato d’animo del momento, nulla di più. Ricambio l’abbraccio 🙂

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  4. Un ordine e una condizione asettica che alcuni vorrebbero traslare anche nel mondo della poesia: giudicare le altrui poetiche, stabilire cos’è o cosa non è poesia, soppesarne la metrica, stare lì a misurare… ecc. Attenzione, forse la poesia diventerà l’ultimo baluardo, l’ultima trincea di questa battaglia immaginata…

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    1. Sì, è probabile. Già nel passato, e in diversi contesti, la poesia è stata utilizzata come baluardo contro il potere, la violenza, la sopraffazione e certi meccanismi imposti… E quindi vissuta come anelito alla libertà, come salvaguardia dei valori umani. Quindi può darsi che anche oggi, così come ieri, la sua funzione sia quella di contrastare il rischio di un progressivo inaridimento emotivo. Auguriamoci sia così.

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  5. Sai che da tempo ti seguo e che spesso commento i tuoi post, sempre graditi, come questo. Purtroppo WordPress non lo sapeva e perciò ho dovuto ri-iscrivermi. Misteri della piattaforma. Speriamo che non si ripetano. Ciao Alessandra, a presto!🤗

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  6. “Meglio il mondo così com’è, con tutte le sue belle contraddizioni, con gli alti e bassi inaspettati e continui, con tutti i colori, i pensieri e le azioni che a volte si conciliano tra loro e altre volte entrano in contrasto. Sì, alla fine lo amiamo così, questo nostro mondo incasinato, anche se spesso ci fa tribolare.”

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