Le ombre di Salinas

No, tu non puoi amarmi:
stai in alto, così in alto!
E per consolarmi
mi mandi ombre, copie,
ritratti, simulacri,
tutti così somiglianti
come se fossi tu.
Fra immagini vivo
di te, senza te.
Mi amano,
mi stanno vicino. Andiamo insieme
nei chiostri dell’acqua,
sui ghiacci galleggianti,
nella pampa, o in cinema
minuscoli e profondi.
Parlando sempre di te.
Mi dicono:
«Non siamo lei, ma tu
vedessi come siamo uguali!».
I tuoi fantasmi, che braccia
lunghe, che labbra dure
hanno: sì, come te.
Per fingere che mi ami,
mi abbracciano e mi baciano.
Le loro tenere voci mi dicono
che tu abbracci, che tu
baci così. Io vivo
di ombre, fra ombre
di carne tiepida, tersa,
con i tuoi occhi, il tuo corpo,
i tuoi baci, sì, con tutto
ciò ch’è tuo, meno te.
Con creature false,
divine, insinuatesi fra noi
perché quel grande bacio
che non possiamo darci
glielo dia, me lo diano.

ombra3

Le senti come chiedono realtà,
scarmigliate, feroci,
le ombre che forgiammo insieme
in questo immenso letto di distanze?
Stanche ormai di infinito, di tempo
senza misura, di anonimato,
ferite da una grande
nostalgia di materia,
chiedono limiti, giorni, nomi.
Non possono
vivere più così: sono alle soglie
della morte delle ombre, che è il nulla.
Accorri, vieni, con me.
Tendi le tue mani, tendi loro il tuo corpo.
Insieme cercheremo per loro
un colore, una data, un petto, un sole.
Che riposino in te, sii tu la loro carne.
Si placherà la loro enorme ansia errante,
mentre noi le stringiamo avidamente
fra i nostri corpi
dove potranno trovare nutrimento e riposo.
Si assopiranno infine nel nostro sonno
abbracciato, abbracciate. E così,
quando ci separeremo, nutrendoci
solo di ombre, fra lontananze,
esse
avranno ormai ricordi,
avranno un passato di carne ed ossa,
il tempo vissuto dentro di noi.
E il loro tormentato sonno
di ombre sarà, di nuovo, il ritorno
alla corporeità mortale e rosa
dove l’amore inventa il suo infinito.


La voce a te dovuta (pp.155, 219), Pedro Salinas, Einaudi, 1979, p.234
Traduzione di Emma Scoles.

Qui la pagina del blog dedicata alla poetica di Pedro Salinas, dove è possibile trovare un’analisi approfondita dei temi e significati.

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8 pensieri su “Le ombre di Salinas

  1. Molto bella, quasi un’analisi fenomenologica, poetica e scientifica. Il tema del fantasma dell’amato/a – qui trattato in modo molto profondo, nel suo rapporto con i corpi veri – mi ha fatto venire in mente un sonetto di Ronsard, dal Secondo libro dei sonetti a Hélène (1578):

    Nelle notti d’inverno, quando il carro
    Troppo lento s’avanza della Luna,
    Quando il gallo sì tardi annuncia il giorno
    E un anno pare all’anima la notte,

    Sarei morto di tedio, non ci fosse
    Il bel fantasma tuo che per inganno
    Se ne vien nudo a star fra le mie braccia
    E d’una gioia finta pur m’incanta.

    Crudele sei, da vera, ed orgogliosa.
    Dell’ombra tua privatamente godo.
    Al suo fianco riposo, mi addormento:

    Nulla mi è rifiutato; ed il buon sonno
    Col tuo sembiante la mia pena illude.
    Illudersi in amor non è malvagio.

    Più semplice (rimane tutto fra il poeta e la sua immaginazione), ma grazioso.
    Grande tema quello del simulacro, e Salinas ne fa un capolavoro.
    Grazie e a presto.

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    1. Ohh, mi hai fatto sorridere… strepitoso!! Nel caso di Pierre de Ronsard mi sembra però di avvertire anche un lievissimo risentimento nei confronti del femminile, oppure si tratta solo di umorismo arguto e sottile? 😉 Grazie per il contributo, apprezzatissimo!

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      1. Sono più che altro variazioni sul petrarchismo: l’amata che non si concede, la bella crudele ecc. Con in più, in Ronsard, una chiara inclinazione all’edonismo rinascimentale e un non prendersi troppo sul serio, un sapere che si sta facendo un gioco letterario… 🙂

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