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The Rape of the Daughters of Leucippus, c. 1617 wikipedia.org

Belle in carne, come piaceva all’epoca. Ma anche dotate di una vitalità esuberante, di una floridezza dirompente, messa ancora più in risalto dai contrasti di luce e colore, grazie alla mano di un artista che era in grado di creare forme armoniche e nello stesso tempo generose, opulente, in perenne equilibrio tra sacro e profano. Donne che non dovevano vergognarsi delle loro rotondità e degli eventuali inestetismi dovuti all’esorbitanza delle carni, proprio perché appunto figlie del Barocco, come scrive Wisława Szymborska nella poesia, e quindi libere di piacere e di piacersi per quello che effettivamente erano, senza complessi di sorta. Ed è forse per tale motivo che ancora oggi, a distanza di secoli, suscitano in noi che le osserviamo non solo stupore ma anche rispettosa ammirazione. Poi Szymborska, con la consueta e deliziosa ironia, non evita di confrontarle con le “magre sorelle” dei nostri tempi, che se avessero avuto la sventura di nascere nel Seicento… altro che stuolo di fotografi, stilisti, riviste di moda e contratti milionari! Di certo, almeno agli occhi del nostro pittore fiammingo sarebbero passate inosservate.
The_Three_Graces, wikimedia1

Ercolesse, fauna femminile,
nude come il fragore di botti.
Fanno il nido in letti calpestati,
nel sonno la bocca si apre al chicchirichì.
Le pupille rovesciate all’indietro
penetrano dentro le ghiandole
da cui i lieviti stillano nel sangue.

Figlie del barocco. L’impasto si gonfia,
vaporano i bagni, s’arrossano i vini,
nel cielo galoppano porcelli di nuvole,
le trombe nitriscono l’allarme carnale.

O cucurbitose, o esorbitanti,
e raddoppiate dal cader dei veli
e triplicate dalla violenza della posa,
grasse pietanze d’amore!

Le loro magre sorelle si alzarono presto,
prima che nel quadro facesse giorno.
E nessuno le vide incamminarsi in fila
dal lato non dipinto della tela.

Esiliate dello stile. Costole contate,
mani e piedi d’uccello.
Provano a volare sulle scapole sporgenti.

Il Duecento gli avrebbe dato un fondo d’oro.
Il Novecento – uno schermo d’argento.
Ma il Seicento non ha nulla per chi è piatto.

Giacché perfino il cielo è convesso,
convessi gli angeli e convesso il dio –
Febo baffuto che su un destriero
sudato irrompe nell’alcova ribollente.


La gioia di scrivere, Wisława Szymborska, Gli Adelphi, 2009, p.143

Nelle immagini, tratte da wikipedia: Peter Paul Rubens, Ratto delle figlie di Leucippo, 1618, olio su tela, Monaco, Alte Pinakothek  / Pieter Paul Rubens, Le tre Grazie, 1636, olio su tela, Madrid, Museo del Prado.

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