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All’inizio ero incerta se scriverlo, il post, ma poi ho pensato che non c’è nulla di male nell’avanzare un elenco di letture per l’anno nuovo, tuttalpiù alla fine dello stesso si avrà modo di constatare, una volta di più, quanto sia facile allontanarsi dai propositi iniziali quasi senza accorgersene. In ogni caso, diciamocelo ancora una volta, se è bello avere delle spinte desideranti e dei progetti più o meno orientati, è altrettanto bello non irrigidirsi sugli stessi e lasciare ampi margini all’imprevedibilità del caso. Dacché le aspettative di vita (e lettura) si evolvono e rinnovano nei mesi di pari passo con i cicli ormonali, stagionali e planetari, se non sull’onda di eventi burrascosi, dove poi schiumeggiano fino ad esaurirsi.

Pertanto, concluso il bizzarro preambolo, mi accingo ora a mostrarvi le istantanee dei favoriti, che siete liberi di promuovere o screditare, di caldeggiare o sbeffeggiare a vostro piacere, finanche mettendo in atto ignobili depistaggi per dirottarmi su altre spiagge letterarie. In cambio però confidatemi, così da poterci incoraggiare a vicenda, a quale titolo di romanzo, saggio, biografia o raccolta poetica attendete da mesi o da tempo ancor più remoto, con l’idea di darvi finalmente una mossa per non rischiare di affidarne la lettura ai posteri. Nel mio caso, lo confesso subito, si tratta di Anna Karenina, che continuo a spostare su e giù da uno scaffale all’altro, senza decidermi al nobile passo… Sì, ogni tanto le rivolgo un cenno o la spolvero sul dorso per non farla sentire trascurata, che con le signore d’altri tempi, si sa, è d’uopo un certo riguardo.


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Accanto alla bella signora, effigiata da James Tissot, mi pare non sfigurino i gioielli letterari di un altro famoso russo, che con la stessa voglia altalenante mi prefiggo di leggere da mesi… Sarà quest’anno la volta buona per rituffarsi nei classici? Or che mi sovviene, anche I fratelli Karamazov mi attendono da tempo immemore, ma essendo incastrati nell’e-reader non possono protestare più di tanto, manco lanciarmi occhiatacce dalla mensola. Se poi vado, ahimè, a rileggere il post dell’anno precedente, ecco cosa avevo scritto in calce alla famigerata lista, seppur mettendo le mani avanti: “Vedremo se nel 2017 sarò più ligia ai propositi iniziali o se mi farò di nuovo sviare – piacevolmente sviare – da altre lusinghe, da tentazioni inattese e irresistibili”. Sviare? A conti fatti non mi sono limitata ad uscire di strada, ma mi sono pure capovoltata e dispersa. Altri affascinanti prosatori mi hanno infatti rapito l’attenzione, i sensi e il cuore, tra i quali una stupefacente francese (Maylis De Kerangal), un originalissimo anglo-giapponese (Kazuo Ishiguro) e un meraviglioso ebraico-americano (Bernard Malamud). E come dimenticare l’autrice made in Italy di Menzogna e sortilegio, alla quale dedicherò –mi auguro presto– un’altra serie di notti insonni? E ancora il grande, per me umanissimo, Heinrich Böll, di cui sto esplorando a più riprese l’opera (ho appena terminato E non disse nemmeno una parola, un romanzo di rara bellezza, triste ma molto significativo).

In realtà non posso che dirmi soddisfatta di tutte queste interferenze, visto che hanno sortito l’effetto di stupirmi, inquietarmi, intenerirmi, commuovermi, divertirmi, arricchirmi in ogni senso. Però, insomma, quest’anno vorrei anche tener fede a qualche idea iniziale. Nei mesi scorsi, dimenticavo, ho pure glissato Richard Yeats, benché mi giungessero ripetute voci del suo talento. Ora mi riprometto di leggere Revolutionary Road prima che il sole raggiunga, nel suo cammino apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima, ossia entro l’inizio del solstizio estivo (…lasciatemi adesso strafare con le parole, poi so che me ne pentirò!).

Roberto Bolaño è invece per me un mistero totale, dal momento che non so bene cosa aspettarmi. Se non ricordo male, è stato definito un affabulatore fantasioso e labirintico, e comunque già il titolo del libro – I detective selvaggi – mi suscita una strana aspettativa, un misto di inquietudine ed eccitazione (ma dai, addirittura!! :D), perciò sarei tentata di concedergli la precedenza… Ben vengano pareri in merito!

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Ecco invece nell’immagine sottostante i libri già iniziati, che sto portando avanti con ritmi elefantiaci, seppure mi piacciano parecchio. L’Assommoir è il mio primo Zola: una scrittura minuziosa e realistica ma anche tanto tanto coinvolgente, mi sa che una volta finito passerò in rassegna l’intero ciclo dei Rougon-Macquart (che, facendo adesso due calcoli, concluderò più o meno all’inizio del prossimo decennio, visto che comprende una ventina di volumi).

L’altro autore invece, Curzio Malaparte, di cui possiedo una vecchia favolosa edizione di Kaputt, dall’aria sgualcita&vissuta e quindi ancora più invitante, mi sta assorbendo un bel po’ di energia per lo stile corposo, lussureggiante, a tratti allucinatorio… Procedo per gradi, sostando a lungo su alcuni pezzi di ardita potenza evocativa che hanno l’effetto di ipnotizzarmi, ma ho l’impressione che un giorno gli dedicherò un articolo pazzesco, di quelli che riescono una sola volta nella vita (se non stramazzo al suolo prima!)

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Sto anche leggendo, tra alti e bassi, Viaggio al termine della notte (in formato digitale), di cui adesso come adesso non sono in grado di dire nulla di sensato, tanto forte è ancora lo stordimento. Ma dal momento che mi suscita una gamma di reazioni contrastanti, che vanno dall’interesse alla noia, dallo sghignazzata compiaciuta alla ripugnanza più estrema, ho il sospetto che alla fine non mi lascerà indifferente. Vedremo.

Nella prossima foto, altri oggetti del desiderio; Steinbeck, in particolare, mi è piaciuto così tanto con Furore che quasi temo di buttarmi sul resto dell’opera. Saranno gli altri romanzi all’altezza del primo? In realtà non lo dubito. Ho qui a portata di mano Al Dio sconosciuto e Uomini e topi, rimane solo da decidere a chi concedere la precedenza.

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Ho poi in gestazione un articolo dedicato alla poetica di Sylvia Plath, che spero di pubblicare prima della fine del mondo. Questa donna, che ormai apprezzo in modo quasi viscerale, è riuscita a scombinarmi parecchio nei mesi passati, al punto che ho dovuto sospenderla più volte. Non c’è nulla da fare: quando la leggo mi passa proprio sotto la pelle e in qualche modo mi condiziona gli stati d’animo, gli umori della giornata, per cui sono costretta ad assimilarla a piccole dosi, con la necessaria prudenza.

Letture interrotte (ogni tanto capita, giusto che se ne parli): La vita breve di Juan Onetti, scrittore uruguaiano. Dopo alcuni capitoli non ce l’ho fatta, mi alimentava un senso di spossatezza, di cupa desolazione… Ovviamente non sono in grado di valutarlo e so anche quanto Onetti sia apprezzato come scrittore, per cui un giorno ritenterò. Anzi, sono convinta di averlo approcciato nel periodo sbagliato, quando ero sottotono per altri svariati motivi.

Che altro dire? Ditemi adesso voi qualcosa, se vi fa piacere. Approfittate dell’atmosfera vaporosa del post per lasciarvi andare a qualche intima confidenza. Nel frattempo io servo il tè con i biscotti. Quanto zucchero? 😉

Aggiungo solo che con questo mese concludo quattro anni di blogging, che pur essendo pochi a me sembrano tanti, addirittura troppi, forse perché all’inizio non pensavo che mi sarei spinta così avanti. Pensate che il 17 gennaio 2014 pubblicavo qui il mio primo articolo, dedicato al grande Sebastiano Vassalli, che oggi evito di andare a rileggere perché chissà che effetto mi farebbe (brrrr!!). Non sono mancati momenti di instabilità in questo percorso, ma nel complesso è stata un’esperienza molto interessante, che mi ha permesso di osare, di mettermi alla prova anche con la scrittura, dandomi modo di conoscere tanti altri appassionati lettori con i quali è stato piacevolissimo dialogare, scambiare opinioni e spesso anche scherzare. Un’esperienza che mi ha soddisfatta in ogni senso, in particolar modo sul piano emotivo-relazionale, e che perciò non potrò mai dimenticare.

La finisco qui, altrimenti sembra un commiato, mentre mi auguro che non lo sia. Nell’attesa di rileggervi nel mio o nel vostro boudoir, vi ringrazio per avermi seguita nel tempo con rinnovata fiducia, con amicizia e affettuosa pazienza, certa che non mancheranno altre occasioni per scambiarci delle belle parole 🙂

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