La riscossa della poesia (?)

Ultimamente mi capita spesso, quando leggo le statistiche delle visite, di riscontrare una forte affluenza sugli articoli a contenuto poetico. Il post che dall’inizio dell’anno ha registrato finora il più alto numero di letture, surclassando di gran lunga tutti gli altri, è quello dedicato al poeta madrileno Pedro Salinas. Ogni giorno, sottolineo ogni giorno, arrivano ulteriori visite a questo articolo. Dev’essere scoppiata, negli ultimi mesi, una specie di pedro-salinas-mania. Segue subito dietro, sempre per numero di visualizzazioni, il post dedicato ai racconti di Hemingway, che già l’anno scorso aveva registrato delle entrate molto alte e che farebbe perciò pensare a un interesse generale, mai sopito se non rinverdito, per la grande narrativa americana. Probabilmente anche da parte dei lettori più giovani.

C’è però questo afflusso costante e in continua crescita per gli articoli che trattano di poesia, in particolare per quelli dedicati a Mark Strand (335), Szymborska e Pavese. Anche il post “Dolomiti” di Antonia Pozzi risulta spesso visitato, così come i versi della Plath dedicati ai figli (268). Insomma, pur dando maggiore spazio alla narrativa, gli articoli più visitati del blog sono quelli di genere poetico.

Che ci sia da qualche tempo una riscoperta collettiva di questa nobile forma letteraria, che fino a qualche anno fa appariva invece più negletta, ricercata e coltivata da pochi estimatori? Sinceramente non saprei dirlo, sto solo riflettendo sulla base di alcuni dati che mi ritrovo in mano, peraltro limitati al mio angusto spazio virtuale. Se però così fosse, la cosa non potrebbe che farmi piacere. Perché se la gente cerca adesso più spesso la poesia, se la riscopre e si accorge di amarla, di apprezzarla, se rispecchiandosi nelle emozioni e negli stati d’animo di chi l’ha scritta trova ancora l’occasione per stupirsi,  risollevarsi o recuperare frammenti sopiti di sé, forse il nostro mondo non si è poi così tanto imbarbarito. Forse le frenesie tecnologiche e consumistiche non hanno preso del tutto il sopravvento, non hanno inardito tutti i cuori. Evidentemente c’è ancora chi si lascia conquistare da una suggestione poetica, c’è ancora chi ama inseguire il flusso di un pensiero-metafora, emotivo o riflessivo che sia, per poi introiettarlo, riviverlo a suo modo, farlo proprio. Riappropriandosi così di una dimensione anche psichica, interiore, per certi versi spirituale se vogliamo. Quindi ben venga la poesia, soprattutto in una società tanto frettolosa, utilitaristica e incapace di raccoglimento come quella della nostra epoca.

Tutta questa premessa per dire cosa? Beh, mi sembra ovvio: per tartassarvi o deliziarvi (a seconda dei casi) con un’altra poesia del madrileno, che parla come sempre d’amore. Però in un modo così intenso, così gravido di significato, da risultare ogni volta unico. Ecco, pur ricordando in questi giorni le persone che non ci sono più, è all’amore vivo e presente, ai sentimenti più o meno appassionati che stiamo vivendo e ai relativi struggimenti (sale della vita), che dedico i seguenti versi:

Che gran vigilia il mondo!
Nulla era fatto.
Né materia, né numeri,
né astri, né secoli, nulla.
Non era nero il carbone
né tenera era la rosa.
Nulla era nulla, ancora.
Com’è ingenuo credere
che fu il passato di altri
e in altro tempo, ormai
irrevocabile, sempre!
No, il passato era nostro:
e nemmeno aveva nome.
Potevamo chiamarlo
a nostro piacere: stella,
colibrí, teorema,
invece che «passato»;
togliergli il suo veleno.
Un gran vento muoveva
verso di noi miniere,
continenti, motori.
Di che, miniere? Vuote.
Erano in attesa
del nostro primo desiderio,
per essere poi subito
di rame, di papaveri.
I porti, le città
galleggiavano sul mondo,
ancora senza un posto:
aspettavano che tu
dicessi loro: «Qui»,
per lanciare le navi,
le macchine, le feste.
Macchine impazienti
perché ancora senza meta;
ché avrebbero fatto la luce
se tu l’ordinavi,
o le notti d’autunno
se le volevi tu.
I verbi, indecisi,
ti guardavano negli occhi
come cani fedeli,
tremuli. Il tuo ordine
avrebbe poi segnato
il cammino, le azioni.
Salire? Rabbrividiva
la loro energia ignorante.
Era forse andare verso l’alto
«salire»? E andare verso dove
era «discendere»?
Con messaggi ad antipodi,
ad astri, il tuo ordine
avrebbe comunicato improvvisa
coscienza del loro essere,
di volare o trascinarsi.
Il grande mondo vuoto,
inerte, innanzi a te
stava: l’impulso
lo avresti dato tu.
E accanto a te, vacante,
non nato ancora, in affanno,
con gli occhi chiusi,
il corpo già preparato
per il dolore o il bacio,
con il sangue al suo posto,
io, in attesa
– ah, se non mi avessi guardato –
che tu mi amassi
e mi dicessi: «Ora».


(La voce a te dovuta, Pedro Salinas, Einaudi, 1979, p.45)

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27 pensieri su “La riscossa della poesia (?)

  1. Colgo l’occasione per un saluto, mi sarei sentito in colpa a non lanciartelo.
    Per il resto, mi astengo da qualsiasi commento, essendoti ben nota la mia idiosincrasia per la poesia (vedi che c’è pure la rima?) e, a compensare, la mia venerazione per Hemingway.

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    1. Eh bè, vedere oggi Hemingway al secondo posto, nelle mie statistiche, non poteva che indurti a intervenire, dal momento che già da mezz’ora stai camminando avanti e indietro per la stanza sfregandoti le mani con soddisfazione… Confessalo: è per lui che hai postato il commento, mica per fare un piacere a me! 😉 😀

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    1. Vedi, capita anche a te… sarebbe interessante conoscere i risultati di altri blogger che dedicano il loro spazio sia agli scrittori che ai poeti. Magari sbaglierò, ma la poesia non mi sembrava così ricercata dalla gente fino a qualche tempo fa. Forse oggi ce n’è bisogno più che mai.

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  2. Per quel che può valere – da noi le poesie sono autoprodotte – sulle statistiche dell’ultimo mese de “L’Irriverente” l’articolo più visitato, esclusa la voce “homepage/archivi”, è proprio una poesia, ma è l’ultima apparsa. Direi che come dato non dice molto, purtroppo, se si considerano tutti i distinguo che ho posto.

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    1. Se getti un’occhiata alle statistiche annuali (da gennaio fino ad oggi), ti puoi fare un’idea più generale della situazione. Il vostro blog è però molto variegato, scoppiettante di rubriche e proposte differenti, quindi forse è più difficile riscontrare prevalenze nette nel grafico.

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  3. Grande poesia. Ti fa sentire come se fossi tu innamorata e in attesa del turbine di senso che dà nome, contenuto e direzione alle cose.
    Credo che uno dei vantaggi della poesia sulla prosa sia l’estrema concentrazione che permette di dire molto in poco (tempo, spazio). (Ma anch’io sono più una da prosa). Ciao e grazie del nuovo Salinas!

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    1. Ѐ vero ciò che dici all’inizio, la bellezza di un certo tipo di poesia è anche la sua duttilità, che permette di identificarsi di volta in volta con la parte che si sente più affine alla condizione che si sta vivendo. E con Salinas questo è davvero possibile, capita spesso.

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  4. Ho letto spesso i tuoi post e devo dire che quelli riferiti alla poesia sono veramente “confezionati” con acume e intelligenza. Confermo quello su Salinas è effettivamente
    uno dei miei preferiti.
    Io che gestisco un blog diciamo di poesia fatta in casa devo dire che le visite non mancano, evidentemente la poesia affascina! Forse perchè c’è ne così poca nel “mondo reale”?
    Ciao

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    1. Infatti, ci stavo riflettendo anch’io su questa cosa. Più il mondo esterno ci appare superficiale, distratto e frettoloso, più sentiamo la necessità di recuperare un contatto con la parte interiore di noi stessi. Ti ringrazio per il complimento, la stima è ampiamente ricambiata.

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      1. Scrivi Alessandra «Più il mondo esterno ci appare superficiale, distratto e frettoloso, più sentiamo la necessità di recuperare un contatto con la parte interiore di noi stessi» consentimi di aggiungere: «in modo altrettanto frettoloso».

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      2. Per quanto riguarda la carenza di tempo, le giornate oberate di impegni, se uno davvero vuole se lo trova un ritaglio di spazio per leggere una poesia con la necessaria profondità, o per meditare, pregare, fare un po’ d’introspezione. Dipende dal carattere, dall’attitudine personale, come per tutte le altre cose della vita. Che poi non tutti riescano nell’impresa, per svogliatezza o incapacità propria, è cosa più che possibile oltre che fin troppo evidente.

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      3. Non era sotto questo aspetto la mia aggiunta. Volevo soltanto dire che, a torto o ragione, viviamo la vita a pillole, che sia grande città o paese. Cibo, letture, fare l’amore, quando l’orologio non c’è lì sotto gli occhi, è come se ci battesse nella testa (o nel cuore)
        PS1: quel “nel cuore”, tocco di poesia per stare in tema… ahahahahah!

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      4. Che inguaribile dissacratore!! Che primitivo insensibile! 😉 Ѐ meglio che rinunci fin da subito a cimentarti con le rime, vai a rileggere Mr. Papa che è molto meglio! (PS1 sei adorabile così, non cambiare per nulla al mondo! PS2 hai notato la presenza dei punti esclamativi? Cechov insegna, io imparo e metto in pratica 🙂 )

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    1. Concordo con tutto quello che hai detto, soprattutto con l’ultima frase. Ѐ proprio quando capita di riconoscersi nelle parole del poeta che la poesia assolve a una funzione anche catartica, lenitiva. Certo, bisogna essere disposti a lasciarsi andare, a lasciarsi attraversare dalla forza significativa dei versi senza porre limiti di sorta, senza accettare compromessi con la propria rigidità. Non tutti ci riescono.

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  5. Speriamo sia vero, Alessandra. Temo, tuttavia, che avendo quale riferimento i tuoi lettori, o se vuoi i lettori di blog letterari, la speranza sia fondata su di un universo-lettori molto particolare. Voglio dire, è il tuo blog che seleziona i suoi lettori, non viceversa, temo. Il risultato, dunque, fa onore a te, alle tue scelte, sempre molto interessanti e, sì, emozionanti.

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  6. Ebbene, presa dalla curiosità sono andata anche io a perlustrare fra i dati del mio blog ed ecco che al primo posto trovo l’articolo dedicato alla poesia Tabaccheria! Non ci avrei fatto caso se non fosse stato per il tuo articolo. Chissà non si tratti davvero di una nuova tendenza, i versi probabilmente sono più rapidi da leggere nell’era del postmoderno. Un saluto a te, Alessandra.:)

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    1. Chissà… 😉 i dati in mano sono troppo pochi per avvalorare un interesse diffuso e generalizzato, ma ci rimane comunque la certezza che nei nostri blog l’argomento attira. Continueremo quindi a curarlo, a coltivarlo con passione. Ciao Marian, ti abbraccio forte!

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