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Ange au sourire ou Ange de Saint Nicaise. Cathédrale de Reims.

No, forse sono solo distratti. Oppure fanno apposta, come quando un maestro smette di intervenire affinché l’allievo impari da solo la lezione. A costo di cadere, a costo di sbagliare più volte. Fatto sta che se la devono passare proprio bene lassù, sopra le nuvole, per non degnarsi di gettare un po’ più spesso un’occhiata di sotto. Me li immagino mentre giocano a briscola sorseggiando un caffè, forse suggestionata da un certo tipo di pubblicità… Ho comunque il sospetto che qualcuno trinchi alla grande, perché pazienza non accorgersi di quisquilie come incidenti, furti, assassinii e via dicendo, ma quando si tratta di scordare le chiavi di casa, di spezzarsi un’unghia o di lasciare il pentolino col latte sul fuoco, potrebbero anche non battere troppo la fiacca, vi pare? A questo punto viene giusto da chiedersi, come ha fatto tra il serio e il faceto Szymborska, se addirittura se la spassino alle nostre spalle. Del resto, che ne sappiamo noi? Il dubbio è più che legittimo. Magari ci hanno preso gusto ad assistere alle nostre carambolate, più spesso ridicole che pietose, ed è per questo, forse proprio per questo, che se ne stanno comodamente seduti lassù, sopra nuvole di panna montata, senza muovere un dito, o meglio senza sbattere una piuma d’ala.

Ecco, è con un po’ di ironia a buon mercato (la mia), ma soprattutto con lo sguardo acuto e disincantato della grande poetessa polacca che desidero augurarvi BUONE FESTE. Anche perché l’ironia – quella nostra, quella umana terra-terra, espressa in versi poetici o in altre modalità poco importa – di certo non avrà il potere di salvare il mondo, ma almeno permette di sopravvivergli, di tirare avanti. E questa non è una cosa da poco.
Sperando di potervi leggere (e di farmi leggere a mia volta) anche nel corso dei prossimi mesi, vi abbraccio tutti con aperta simpatia. E mi raccomando, comportatevi bene, che Babbo Natale è di braccino corto negli ultimi tempi: ne basta uno che sia uno di capriccio e vi cancella dalla lista! [il diavolo, al contrario, sembra garantisca per ogni pestata di piedi, meglio ancora se accompagnata da schiamazzi e pianti, un aumento di stipendio, una cena con colui/colei che più attizza e l’esplosione ipso facto, senza addebito di colpa, di Palazzo Montecitorio, ma di lui purtroppo non ci si può fidare]

Se esistono gli angeli,
probabilmente non leggono
i nostri romanzi
sulle speranze deluse.

E neppure – temo –
le nostre poesie
risentite con il mondo.

Gli strilli e gli strazi
delle nostre pièces teatrali
devono – sospetto –
spazientirli.

Liberi da occupazioni
angeliche, cioè non umane,
guardano piuttosto
le nostre commediole
dell’epoca del cinema muto.

Ai lamentatori funebri,
a chi si strappa le vesti
e a chi digrigna i denti
preferiscono – suppongo –
quel poveraccio
che afferra per la parrucca uno che annega
o affamato divora
i propri lacci.

Dalla cintola in su le ambizioni e lo sparato,
e sotto, nella gamba dei pantaloni,
un topo impaurito.
Oh, questo sì
deve divertirli parecchio.

L’inseguimento in circolo
si trasforma in una fuga davanti al fuggitivo.
La luce nel tunnel
si rivela l’occhio d’una tigre.
Cento catastrofi
sono cento divertenti capriole
su cento abissi.

Se esistono gli angeli,
dovrebbe convincerli
– spero –
questa allegria sull’altalena dell’orrore,
che non grida neppure aiuto, aiuto,
perché tutto avviene in silenzio.

Oso supporre
che applaudano con le ali
e che dai loro occhi colino lacrime
almeno di riso.


(Commediole, Wisława Szymborska, 1993; poesia tratta dalla raccolta La fine e l’inizio, inclusa nel volume La gioia di scrivere, pubblicato da Adelphi)

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