Tag

, , ,

Potrebbe la tenerezza salvare il mondo? Qualcuno, se non ricordo male un principe di nome Myškin, era convinto che la bellezza avrebbe potuto salvare il mondo, non so bene con quali motivazioni alla base perché il libro devo ancora leggerlo ma sospetto fossero di natura etica, spirituale… Senz’altro la bellezza, che sia quella di un’imponente cattedrale o di un firmamento puntellato di stelle, di un’automobile fiammeggiante o di un perfetto fondoschiena, difficilmente lascia indifferenti, ma se poi non è in grado di generare un sentimento più profondo si fa anche dimenticare in fretta. La bellezza capace invece di emozionare, di suscitare cuore e palpito – cosa che a me capita facilmente al cospetto di una notte stellata, mentre di fronte a un sedere mi viene giusto da ridere – può avere un impatto notevole sul nostro carattere, sulla nostra visione del mondo e della vita, e più spesso di quanto si creda anche un effetto antidepressivo.
Sono convinta anch’io, come molti del resto, che la vera bellezza non dipenda affatto dalle forme esteriori, checché se ne dica in questa società odierna così legata all’esaltazione dell’immagine, ma che scaturisca dall’irradiazione dell’essere, ossia dalla capacità intrinseca di suscitare emozione, interesse e coinvolgimento negli altri. Personalmente credo che in molti casi sia proprio la tenerezza a fare la differenza. Spesso il bello esige solo ammirazione e ha bisogno di un piedistallo; il tenero suscita invece sentimento e fa nascere il desiderio di un contatto fisico, di un abbraccio, una carezza. In qualche modo riesce a scioglierci dentro e ci invita ad abbandonare ogni resistenza. E quando ciò che è bello si combina con ciò che è tenero l’effetto può essere addirittura prorompente, a meno che non si abbiano valvole d’acciaio al posto del cuore.

Penso sia importante, soprattutto in quest’epoca così arida e tecnologica, cercare di scorgere un po’ di tenerezza, di delicata bellezza in ogni dettaglio e circostanza, in modo da confutare l’ansia che deriva dall’incremento delle difficoltà esistenziali e dalle tante brutture che insozzano il mondo. Purtroppo, presi come siamo dalla fretta e da pensieri in prevalenza materialistici, spesso volti a monetizzare anche il tempo residuo, non sempre siamo in grado di recepire la soave finezza che si cela nei risvolti del quotidiano. Che sia quello di uno scorcio romantico tra due case, di una tenda leggera smossa dal vento, di una tazza decorata posata sul caminetto, di una goccia di rugiada che scivola con dolcezza sopra una foglia… Bellezza che si può anche cogliere – perché no? – nello sguardo d’intesa di una collega, nel gesto gentile di uno sconosciuto, nella ruga vissuta di una persona anziana, nella risata cristallina di un bambino… E’ vero, di tempo per fermarci a contemplare questi particolari ne abbiamo poco, eppure basterebbe avere la volontà di fermarsi un attimo, di tirare ogni tanto il fiato in mezzo al turbine di impegni e pensieri che ci ingloba ogni giorno l’esistenza per riuscire finalmente a catturarla tutta questa bellezza, apprezzandola in ogni traccia delicata e spesso discreta che lascia attorno a sé. Una bellezza in realtà talmente presente, quella nel nostro pianeta, da piantare inaspettatamente radici anche nei contesti più inusuali o disperati, quasi a volerne contrastare le schifezze, le disarmonie. Avete presente, per fare solo un semplice esempio, la piantina che riesce a trovarsi un varco nel sottosuolo per poi spuntare, con tutto il suo verde luminoso e brillante, nel bel mezzo di una distesa asfaltata e puzzolente? Ditemi voi se non possiamo considerarlo un prodigio della natura oltre che una combinazione di bello e tenero insieme, esaltata ancor di più dal contrasto con lo squallore di fondo… Certo, poi nel mondo c’è anche la bellezza brutta, soltanto brutta e volgare, che attraverso il conflitto delle polarità mette in risalto tutto l’egoismo dell’animo umano, come in quei luoghi dove ai margini di città modernissime, svettanti di grattacieli e palazzi lussuosi, sorgono chilometri e chilometri di baraccopoli (ma qui il discorso si fa talmente ampio che esigerebbe una trattazione a parte). In questo caso, come purtroppo in tanti altri, la bellezza rimane ferma ad uno strato superficiale e non arreca nessuna consolazione, appare distaccata e irraggiungibile e quindi fonte di ulteriore sofferenza.

b7

Si parlava dunque della tenerezza, e di quanto fosse importante riscoprirla ogni giorno dentro di sé. Nei bambini bellezza e tenerezza viaggiano spesso a braccetto, oltretutto non ancora corrotte dai modelli di riferimento comuni e quindi più libere di essere così come sono, emblematiche di quella naturale freschezza che poi crescendo si perde in gran parte per strada. Giacché diventando adulti è poi difficile sottrarsi ai condizionamenti, c’è tutto un lavoro teso a trattenere, inquadrare, incanalare ogni spinta interiore per adattare se stessi a dei cliché che siano universalmente riconosciuti, altrimenti lo scotto da pagare è la solitudine, l’incomprensione. Si impara così a controllare ogni tipo di impulso, di emozione, compresi sogni e desideri, in un modo che spesso va oltre il necessario.
Eppure la voglia di commuoverci per qualcosa di bello, di accarezzare o di essere coccolati, di proteggere o essere sostenuti, ce l’abbiamo tutti dentro, chi più e chi meno. Anche le persone più controllate non ne sono immuni. Sarebbe utile avvertirlo più spesso questo sentimento, assecondarlo quando capita, coltivarlo dentro di sé come un fiore prezioso per permettergli così di crescere, di espandersi, di propagarsi attraverso parole, sorrisi e gesti nei vari contesti con i quali si viene in contatto… Allora forse sì che il mondo riuscirebbe, nel giro di qualche decennio, a cambiare il suo volto.

Credo che a tutti farebbe bene ritornare di tanto in tanto agli anni dell’infanzia, se solo ciò fosse possibile. I bambini, infatti, non solo suscitano tenerezza ma sono essi stessi ricolmi di questa preziosa qualità per ogni più piccola cosa che li circonda, a parte qualche rara eccezione. E spesso sanno guardare il mondo con una meraviglia, con un’attenzione piena di incanto che noi adulti abbiamo troppo in fretta dimenticato. Ma la tenerezza è possibile recuperarla in ogni momento, in ogni occasione, tutte le volte che lo vogliamo e desideriamo. Se ci pensiamo, anche davanti al petalo di un fiore, per il mix di bello e delicato che racchiude in sé, è possibile provare della tenerezza. Così come nell’ammirare un fiocco di neve che cade lentamente dal cielo, oppure nell’osservare una formichina che trascina con fatica sul dorso la sua briciola di pane. Al limite perfino un filo d’erba, sì, anche un semplice filo d’erba potrebbe in qualche modo commuoverci, intenerirci, se ci lasciassimo andare all’impulso di accarezzarlo, di contemplarlo da vicino come parte minuscola e integrante del creato in cui ci troviamo immersi… Forse la tenerezza scatta quando è possibile cogliere ciò che di delicato si cela dietro l’apparenza di una forma. E’ proprio la delicatezza, ossia la percezione della fragilità che può nascondersi in una persona, un animale o qualsiasi forma esistente, che suscita in noi una reazione di tenerezza, spesso accompagnata dall’impulso di offrire sostegno, cura e protezione. Senza la tenerezza si sarebbe insensibili a qualsiasi cosa, e credo svanirebbero dalla faccia della terra anche la generosità, l’altruismo, la solidarietà per ogni creatura più debole e indifesa. Scomparirebbe anche l’istinto materno, e a questo punto sarebbe la fine di tutto.

Senza dubbio esistono individui che non provano nulla, totalmente incapaci di commuoversi di fronte agli aspetti più fragili e delicati della vita. Diversamente non esisterebbero più egoismi, cattiverie, tentativi di sopraffazione, guerre e miserie simili, con tutti i danni che ne conseguono. Però se almeno noi, nel nostro piccolo, cercassimo di assecondare la tenerezza non solo per i nostri figli, i nostri vecchi, le nostre piante e i nostri animali domestici, ma anche per quelli degli altri, per le persone che conosciamo o con cui ci capita di entrare ogni giorno in contatto, per le piante e gli alberi che sorgono ovunque e non solo per quelli che crescono nel nostro giardino, non credete anche voi che molte cose potrebbero, col tempo, seppure gradualmente, assumere una piega diversa, procedere in una direzione migliore? Dalla tenerezza sgorga infatti in modo direi quasi automatico la necessità di rispettare/proteggere la cosa o la persona che l’hanno ispirata. Si innesca una sorta di reazione a catena che è a dir poco meravigliosa, un vero e proprio patrimonio per l’umanità che, se incoraggiato e valorizzato da tutti, potrebbe fare la differenza tra il nostro tempo presente e quello futuro.

Per restare in tema ho pensato di concludere il post con una poesia ricolma di tenerezza, che a mio parere esprime molto bene l’aspettativa femminile di fronte al germogliare della vita. Sono versi piacevoli da leggere anche per coloro che non attendono un figlio o che non hanno avuto l’esperienza di averlo. In fondo un po’ di sentimento protettivo-materno ce l’abbiamo tutti dentro, chi più chi meno, indipendentemente dal carattere, dal sesso e dall’età. L’autrice dei versi è mia madre, lo ammetto. Fa parte di un’associazione culturale e poetica trentina, dove collabora attivamente al fianco di mio padre. Di solito non amo parlare di fatti e persone inerenti la vita privata, ma questa volta sento di voler fare un’eccezione. Anche perché lei è una persona dal carattere meraviglioso, talmente predisposta ad aprirsi e donarsi agli altri che neppure una grave ischemia oculare, capitata purtroppo di recente, le ha fatto perdere questa attenzione sempre sensibile e premurosa per la gente, per gli amici e i suoi cari, né la capacità di offrire tenerezza, così come di apprezzarla e ricambiarla ogni volta che la riceve. Io, nonostante gli anni che mi porto sulle spalle, ho ancora da imparare molto, davvero molto, dal suo comportamento.

Bambino mio

Dacché ti sei annunciato,
– avvisaglie,
vaghe da attribuire ai languori
della primavera, coi suoi venti folli
e le isole di fiori e i mutevoli
cieli della sera, –
ho dentro me,
come una corda tesa di violino,
una dolce struggente tenerezza.
Tu, poco più di un grumo e già un cuore
e un destino eterno.
Sei con me, bambino.
Passeggio.
L’estate ormai piena nei crepuscoli
lenti che stendono azzurre e lievi
le ombre davanti
i miei passi,
mi accorgo di cullarti con il ritmo
del mio respiro, il diaframma
appena fremente.
E tu, sereno,
bevi il verde dei prati, rabbrividisci
allo squittio dell’uccello nella macchia,
e l’odore dolce e stordente
del tiglio
ti percorre lento i polmoni.
Quando riposo, un disco classico di sottofondo,
e mi accorgo che tu, all’impennarsi
delle note, allo scrosciare
dei suoni, sobbalzi a ballare
una strana sarabanda che si placa
via via che liquida fluisce
l’armonia per spegnersi
nel largo respiro del silenzio,
ancora colmo d’echi.
Prego così, senza parole, le mani
giunte su di te come un altare
– e tocco in tal modo le radici
profonde del tuo essere, e sto al centro
del cosmo, là dove
la vita ha origine ed è sacra,
e i tuoi occhi roteano
luminosi e vivi, adoranti
senza saperlo, bambino. –
Mi domando il colore della tua anima
e la sua capacità di nobiltà
e di dono per diventare
un segno per subito, per sempre.
Bambino mio, nelle mie mani la vita.

Non fate caso ad eventuali ripetizioni sparse nel post, che nascono dal fatto di aver scritto in fretta e di getto, in preda all’ansia del periodo e del poco tempo che avanza. Tutta questa riflessione sulla necessità di scorgere qualcosa di bello e di tenero in ogni cosa esistente, in ogni fatto che accade, serviva anzitutto a me stessa, per farmi forza e coraggio. Se poi tornasse utile anche ad altre persone, la cosa non potrebbe che farmi piacere.
Le foto le ho prese da un sito in cui mi sono imbattuta per caso, ieri sera, mentre navigavo alla ricerca di qualcosa che potesse risollevarmi il morale. Kelly Brown è una fotografa australiana specializzata in foto di bambini, in particolare neonati. C’è da premettere che di fronte a qualsiasi cucciolo, umano o animale che sia, è difficile non potersi sciogliere, però mi pare che quest’artista abbia saputo davvero cogliere le espressioni più belle e sorprendenti di chi si affaccia per la prima volta alla vita.

Annunci