It’s wonderful

Una voce unica, inimitabile, che scivola roca e nebbiosa tra le note jazz, profonda e fluida nello stesso tempo… Come lo si potrebbe definire Paolo Conte? Un cantastorie colto e raffinato, capace di evocare in modo suggestivo ambienti, paesaggi, persone e sentimenti reali o semplicemente sognati. Un abile polistrumentista, in continuo equilibrio tra jazz, swing, musical e ragtime, ma lontano da ogni rigida classificazione. Un paroliere ironico e disincantato, capace di essere originale e innovativo nella sua veste classica d’altri tempi. Un poeta della musica, sebbene egli preferisca definirsi, in modo più umile e semplice, un artigiano della musica.
Vi propongo un brano riascoltato di recente, un foxtrot da camera che risale al 1982, inserito nell’album “Appunti di Viaggio” e ispirato a uno dei pionieri del ciclismo italiano, Giovanni Gerbi, sopranominato all’epoca Diavolo Rosso (siamo agli albori del ‘900), probabilmente per una maglia di quel colore che indossava spesso o forse, come vuole la leggenda, per un’improvvisa intrusione con la bicicletta nel bel mezzo di una processione religiosa durante una corsa, con conseguente spavento del parroco e dei fedeli. Straordinaria l’esibizione live di Conte (e di tutti i musicisti che l’accompagnano) nel video che segue:

Non potevo rinunciare a chiudere questo breve post con una delle più belle canzoni di sempre, incisa nel 1981 e inserita nell’album “Paris Milonga”; un brano che ormai è un classico, intramontabile come il suo stesso autore. Una di quelle canzoni che, almeno per quanto mi riguarda, non smetterei mai di ascoltare…

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18 pensieri su “It’s wonderful

    1. E’ un cantautore francese? Non lo conosco, nel senso che non ho presente la musica e i contenuti delle sue canzoni, ma se non ricordo male De Andrè aveva interpretato, parecchi anni fa (forse negli anni ’70?), una sua canzone intitolata Il gorilla? Correggimi se sbaglio 😉

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      1. Ricordi benissimo. Urca! Complimenti. Hai una memoria da rischiatutto 🙂
        Ti dirò, ho citato Brassens, ma avrei potuto anche citare Ferrè, in quegli anni nelle caves parigine (Sartre, Juliette Greco, la “Musa degli esistenzialisti”… oriunda… come bene il cognome denuncia delle nostre ondate di emigranti…) era un fiorire di chansonnier, i quali precedono i nostri cosiddetti cantautori. E di molto.
        Lo chansonnier – non vorrei osare troppo – non faceva che riallacciarsi a una tradizione che va al Medio evo, ai troubadours, all’antica Provenza, ma, torno a dire, non vorrei fossero congetture mie. Di certo, i “genovesi” tra cui DeAndrè e vedi Conte, sebbene abbiano sviluppato una linea indubbiamente propria, li vedo collocati sul confine a prosecuzione della nutrita tradizione transalpina.
        Geroges Brassens, senz’altro lo recuperi nel web, testi e musica, e se vuoi sentirlo tradotto magnificamente in milanese (il dialetto milanese si sposa) ci sono delle versioni di Nanni Svampa, personaggio noto del cabaret, Nanni Svampa, tra parentesi, bocconiano. (Come Monti, per capirci)
        Tutto quanto sopra ho detto… salvo errori ed omissioni S&O.
        Sempre curiosa, sei meravigliosaaaa! 🙂

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  1. Che emozione! Lo ascolto spesso, è sempre nuovo. Via con me, in particolare, è un brano che, non esagero, ha cambiato la mia vita. Proprio così, in un momento in cui una situazione di lavoro, che amavo molto, lunga quasi trent’anni, stava divenendo altro, stava venendo snaturata, e io mi avviavo a vivere quello che oggi verrebbe chiamato un rischio di burn out, quella canzone, improvvisamente risuonata nella mia testa, mi ha portato a presentare immediate, apparentemente immotivate, dimissioni e a cambiare, d’un colpo (solo in apparenza, credo, in modo irriflessivo), la mia vita. E’ stata una felice decisione. Un nuovo lavoro e una rinascita.
    La riascolto, se incappo in un momento buio. Con altre canzoni di Conte. Perché nulla eguaglia il potere di una poesia buona,vitale, e della sua forma cantata.
    Mi arriva dunque, da te, un inatteso grande piacere. Ed è sempre il momento giusto perché ciò avvenga.
    Grazie!

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  2. Aspettando il Nobel … Paolo Conte è tanto apprezzato in Francia che, nel 2001 è nominato Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. E, nel 2011, il Comune di Parigi gli consegna la Grande Médaille de Vermeil, massima onorificenza della capitale.
    … splendida interpretazione e splendidi musicisti …

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  3. Degli italiani, Paolo Conte è decisamente il mio preferito. Forse perchè è anche molto “francese” 😉 ma nel senso non dell’imitazione ma di essere riuscito a inseririsi nella tradizione francese senza rinunciare alla sua specifictà italiana e questo lo apprezzo molto. L’ho ascoltato più volte anche in concerto con grandissimo piacere.

    Per il resto, sottoscrivo in pieno tutto quello che ha detto più sopra Guido Sperandio. Gli chansonniers francesi hanno non solo anticipato e di molto i cantautori italiani, ma Brassens in particolare è imprescidibile, un gigante nel genere, ed ha costituito un vero e proprio modello in particolare per De Andrè. I testi delle canzoni di Brassens sono allo stesso tempo popolari e raffinatissimi, alcune delle sue ballate si rifanno (come ha già ricordato Guido Sperandio) ad antiche ballate e leggende della storia di Francia. Il problema è che è, il suo, un francese molto colto (in questo tipo di canzoni) e molto “argot” in altre, e dunque di non sempre facile ed immediata comprensione. Io per esempio ho bisogno di leggerli, i suoi testi, per poter coglierne tutte le sfumature.

    Un altro che a-do-ro e che qui non è stato (ancora) citato è Jacques Brel, non francese ma belga, i cui testi sono, come quelli di Brassens, splendidi. Molte sue canzoni sono da tempo veri e propri classici. Penso a “Ne me quitte pas”, “Amsterdam”, “La chanson des vieux amants”, “Les bourgeois”… e potrei continuare (ho tutta la sua discografia ed anche i video dei suoi concerti all’Olympia :-).
    Se non lo conosci, su YouTube si trova un sacco di roba.

    Poi certo, Juliette Greco, Yves Montand, Patachou, Edith Piaf, Charles Trenet… ma cantavano canzoni scritte da altri, non erano chansonniers “stricto sensu”.

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    1. Vedo che siete tutti più informati di me in fatto di musica!! Grazie ai vostri commenti ho la possibilità di scoprire un mondo di chansonniers che neppure sospettavo esistesse… Vado subito a youtubare 😉 🙂

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