L’allergia da televisione

Esiste quella da fieno, da acari, da glutine, da nichel, da coda all’ufficio postale, da cognata so-tutto-io, da sveglia che suona alle 7:00 del mattino, da vicino di casa che tira lo sciacquone a mezzanotte, da venditore porta a porta che non-te-ne-liberi-più. Ed esiste anche quella da televisione, che a quanto pare affliggeva il buon Manganelli. Che sollievo scoprire di non essere l’unica, mi sento un po’ rincuorata. Personalmente la guardo poco la televisione, molto poco. Qualche film, se proprio merita, qualche video musicale o un buon documentario, ma per tutto il resto le riservo un’ostentata indifferenza. Se c’è una cosa che poi non sopporto è la valanga di spot pubblicitari che ogni anno si ingrossa sempre di più, con una sfrontatezza che ormai non conosce limiti. Inoltre molti réclame, per le frasi e i quadretti scemi che ogni volta propongono, appaiono come un insulto ripetuto alla nostra intelligenza. Senza dubbio chi li concepisce tende a considerarci come un gregge di pecore tosate, appaiate, docili e prevedibili, accomunate da desideri simili e pronte a bersi qualsiasi sciocchezza. Eh no, cari strateghi della comunicazione di massa, esiste anche chi è refrattario alle vostre seduzioni. E siamo sempre di più, ve lo assicuro. Piuttosto che sorbirmi la vostra pubblicità, preferisco di gran lunga passare le serate a leggere un libro, a scrivere un articolo, a navigare tra i flutti del mare-web alla ricerca di qualche isolotto da perlustrare, oppure a fare altre cose piacevoli di cui è meglio non rivelare oltre i dettagli.

Fosse per me, a quest’ora l’industria televisiva avrebbe già chiuso i battenti da un pezzo. Non c’è nulla da fare, sono allergica ai giochi scemi, ai quiz che ti fanno cadere in una botola se non rispondi, alle serie televisive lunghe e replicate ogni anno, al buonismo o al cinismo di certi confronti politici, ai flussi di notizie che tentano di spostare l’opinione pubblica un giorno da una parte e uno dall’altra, secondo l’opportunità del momento. Allo stesso modo non sopporto i salottini dei talk show, dove personaggi in cerca di lustro o recuperati dal bidone della spazzatura conversano tra loro in modo falso, banale e sconclusionato, se non oscenamente litigioso. E poi, come già accennato, bisogna difendersi dall’assalto delle proposte pubblicitarie, che se avessero il potere di materializzarsi nel salotto di casa ci costringerebbero con la forza ad acquistare il prodotto tanto decantato… Grazie al cielo il teletrasporto non è ancora fattibile, se non a livello quantico. Ma temo che ce la faranno, prima o poi, a farci comparire all’improvviso sul divano uno di quei tizi a trentadue denti, dal sorriso sfavillante e insopportabile, magari con l’ultimo modello di smartphone in mano, o peggio ancora con un assorbente alato tra le gambe, pronto a cinguettare e prendere il volo; quindi mi raccomando ragazzi, non abbassiamo mai la guardia…

Ma a parte le ciance (le mie), vediamo cosa ne pensava l’amico Manga della televisione, che in fatto di reazioni allergiche (ma non solo, si tratta anzitutto di stile e cultura) ha certamente più voce in capitolo della sottoscritta. Poi alla fine ditemi, se avete voglia di fare due chiacchiere, come passate di solito le vostre serate, ossia se amate spaparanzarvi sul divano a guardare la tv, magari zampettando per ore da un canale all’altro, o se invece preferite scrivere, dipingere, ballare il tip tap, giocare a scacchi, praticare yoga o pilates, litigare con la dolce metà per il gusto di fare la pace, andare a letto presto con una brocca di camomilla e un libro sotto il braccio, o cos’altro ancora…

***************

Qualcuno mi chiede: come fai a vivere senza televisione? Veramente, me lo chiedo anch’io. Con tenerezza, mi fanno domande intese ad accertare se io sia un poco demente. Mi schermisco goffamente, come davanti a un elogio incautamente superlativo. Sono disinformato? Ѐ probabile, sebbene non possa apprezzare fino a che punto. Dai giornali mi giungono raffiche di nomi che indovino chiassosamente popolari, invadenti, esemplari. Gente che canta, che fa ridere, che persuade ad amare la vita, che suggerisce insetticidi e impone preservativi. Non li conosco. Ma no, qualche volta li conosco di persona, come capita, e mi sembrano simpatici, quieti, inquieti, disperati, colti, incolti: normali. Non mi riesce di vedere l’aureola.
Non è impossibile che, sprovvisto di televisione, io stia poco alla volta facendomi cittadino di un paese immaginario, dove nessuno tenta di vendermi paste che resistono alla cottura, dove accadono giganteschi eventi sportivi che di giorno invadono le strade e di sera lasciano sgombri i ristoranti prediletti, dove i potenti della terra non sorridono e non mi rassicurano tra meringhe di dentifrici, nuvole di deodoranti e liquami disinfettanti. Compro giornali, questo mi impedisce di essere in arretrato di una guerra, ma spesso mi perdo un attentato, o mi arriva scotto; un colpo di Stato freddo è indigesto, mi dicono.
La televisione, mi dicono, condiziona gli eventi mondiali, anzi li produce. Gli imperatori del mondo si sposano, si insultano, si abbracciano, tenendo conto dell’occhio attento e vizioso delle telecamere (il nome mi sembra delizioso, mi fa pensare a camere da letto estensibili, tendenzialmente planetarie). Oggi si fanno vere stragi in televisione, anzi stragi che non metteva in conto di fare diventano convenienti perché occupano l’ora che doveva essere destinata a un dibattito sull’eutanasia. In quel paese immaginario in cui mi illudo di vivere non ci sono né grandi decisivi messaggi, né crepitanti minuscoli messaggi, tutto considerato nessuno mi dice niente, e la cosa mi è utile, perché ridimensiona la mia naturale megalomania, mortifica le mie enfasi, e miniaturizza le iperboli interiori.
Ho la sensazione discontinua che intorno a me accadano eventi che sono generalmente ritenuti decisivi, e di cui io non so nulla: guerre policrome, coiti esemplari, sconvolgenti invenzioni, rosei tramonti africani con aironi. Fantasmi escono da innumerevoli apparecchi televisivi e passano sulla città. Sembra una favola medievale: da mille castelli esce una folla di spettri, escono lamenti, escono invocazioni. Il passante un po’ miope e un po’ sordo non se ne accorge; vede baluginii, ode ronzii. Ha l’impressione che qualcuno gli chieda l’ora, e vorrebbe dimostrarsi cortese, ma il fantasma, se mai c’è stato, che gli ha chiesto – non senza angoscia, è la sua sensazione – che ora è, è già polvere che si dissolve.


Improvvisi per macchina da scrivere, Giorgio Manganelli, Biblioteca Adelphi, pp.143-145. Il volume è una raccolta di corsivi pubblicati su diverse testate giornalistiche negli anni ’70-’80 (La Stampa, Corriere della Sera, il Mondo, Epoca, L’espresso, L’Europeo).

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42 pensieri su “L’allergia da televisione

  1. Vittorio Tatti

    Sono anni che non guardo più la televisione, e non mi manca, almeno per la piega che aveva preso: inizio prima serata sempre più tardi, pubblicità nei momenti meno opportuni, fiction da vomito, assenza quasi totale di documentari, anime censurati, film “seri” scomparsi del tutto e via dicendo.

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    1. Ohibò, si salvano solo i cartoni animati per l’infanzia, forse… E pensare che ci sono pure dei genitori che trovano diseducativo Peppa Pig, perché mostra ai bambini un prototipo di famiglia irreale, dove tutti sono felici e dove il papà maialino è un vero santo rispetto a quello della nostra specie umana, visto che prepara da mangiare e passa addirittura l’aspirapolvere in casa…

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      1. Hai perfettamente ragione. Papà Pig fa anche capire ai bambini che oggi il ruolo uomo-donna è interscambiabile in famiglia, così come lo è già da un pezzo fuori casa… Anche un papà può essere dolce, coccolone e lavare i piatti, se capita l’occasione. Sarebbe ora che certi stereotipi del passato lasciassero spazio ad un nuovo tipo di mentalità, come hai scritto sotto più moderno 😉

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  2. Povera televisione, così bistrattata. Eppure quante volte negli ultimi mesi ho benedetto i canali tematici di cartoni per più piccini, attivi 24 ore al giorno. Anche alle tre del mattino. E non c’è ora in cui sono più graditi, mentre mamma cerca di sonnecchiare e il pupo si lascia raccontare una favola da una scatola elettronica. Le sere lasciate libere (qualche mezzora, un’ora se va bene) sono dedicate all’abbruttimento sul divano, a una tisana, un pezzo di cioccolato, un buon libro se la stanchezza lo permette. Alle coccole al gatto, finalmente padrone a casa sua. La tv? Si riposa pure lei, non abbiamo molto da dirci.

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    1. I cartoni animati infatti li salverei, non tutti ma ce ne sono anche di buoni. A proposito, cosa ne pensi di Peppa Pig (vedi commento sopra), a me non sembra così diseducativo… come si lamentano alcuni genitori troppo ansiolitici 😉

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      1. Peppa Pig lo trovo molto educativo, quasi più per i genitori e i nonni che per i bambini… Non lo trovo irreale quanto estremamente moderno. I cartoni di oggi pensati per la prima infanzia sono spesso di ottima qualità, per quello che ho potuto vedere. Poi salendo di target ci sono delle produzioni orribili e stereotipate (penso alle Winx), ma visto che guardo TUTTI i cartoni insieme a mia figlia so cosa può vedere e cosa no e anche se è piccola le spiego quando la vedo perplessa. In casa adoriamo “Curioso come George” 🙂

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  3. Athenae Noctua

    Anch’io sono allergica, anzi, sto sviluppando una vera e propria intolleranza a pubblicità assillanti, programmi idioti, reality demenziali, telegiornali che assomigliano sempre di più ai grotteschi talk lacrimevoli del pomeriggio, gossip di cui si può decisamente fare a meno e calcio a tutte le ore. Se non fosse per lo vago dei Simpson dopo una mattinata a scuola e per i pochi film che ogni tanto ci fanno la grazia di mandare in onda (ma son pochi e durano 4 ore per le continue interruzioni pubblicitarie), la mia tv potrebbe anche stare in mezzo alla strada a marcire. La tv, da preziosa risorsa educativa (penso a quando serviva a insegnare la lingua e non a devastarla), è diventata la cassa di risonanza dei peggiori comportamenti umani.

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    1. E pensare che c’è gente che si diverte a guardare altra gente che piange, che litiga, che si insulta e via di seguito, mentre a me viene una tale nausea (del genere umano) che devo subito girare canale. Per quanto riguarda l’altra questione, temo che andando avanti di questo passo fra qualche anno ci toccherà vedere la pubblicità come programma principale, interrotta ogni trenta minuti da un breve pezzo di film. In ogni caso, sia quel che sia, preferisco passare il tempo sui libri oppure a conversare e scrivere, che non davanti al televisore.

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  4. A casa mia l’apparecchio televisivo, a parte ahimè per le partite di calcio e gli eventi tipo Olimpiadi, funge da mero monitor per guardare i miei film, con l’aggravante che non compro neanche i giornali. Ciò mi porta spesso a essere fuori dal mondo nelle conversazioni con amici e conoscenti, soprattutto quando la discussione cade su questo o quel presentatore/cantante/programma di grido…

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    1. Gli eventi sportivi sono anche belli da seguire, soprattutto per gli appassionati. Capita anche a me di non essere aggiornata sul personaggio clou del momento o sul programma che va più in voga 😉 Pensa che ogni tanto sono così nauseata anche dal telegiornale (sempre irritante o deprimente, non offre mai altre chance), che devo per forza passare qualche giorno senza vederlo, con il rischio di accorgermi per ultima che è successo qualcosa di grave… Non mi vergogno a dirlo, qualche volta mi è capitato.

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  5. Sulla televisione non mi sento di fare un giudizio netto e generale. Non sono l’intellettuale in po’ snob dal quale ci si aspetta che dica: “O non guardo la televisione, lungi da me!”. Qualcosa, ogni tanto, guardo; per esempio non so resistere al richiamo di Crozza… peccato che, come disse lui stesso, interrompa quattro volte la pubblicità a Cairo: servirebbero meno stacchi e meno lunghi, ma solo la RAI, se avesse un minimo di dignità, potrebbe attuare l’inversione di tendenza, beneficiando del canone annuo. Le altre reti vivono di pubblicità o di abbonamenti mensili, non se ne scappa…

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    1. Non si tratta di snobismo né di fare di tutta l’erba un fascio, ma di vedere se in mezzo a tante offerte scadenti si possa trovare qualcosa di valido. Altrimenti esistono delle alternative alla televisione, anche più di quante ne possiamo immaginare. Crozza non mi dispiace, a dire il vero, e ogni tanto lo guardo se capita (ma di rado), mentre sul comportamento poco dignitoso della RAI non posso che darti ragione.

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      1. La parte sullo snobismo, naturalmente, non era rivolta a nessuno dei presenti. È più la constatazione del fatto che, talvolta, vada un po’ di moda fare l’alternativo – finché non si è più alternativi :).
        Poi, è assolutamente vero che la TV sia ormai piena di programmi scadenti, nonché – aggiungo io – di programmi anche buoni ma rigorosamente importati, soprattutto dalla Spagna. Com’è che da questo lato delle Baleari non ci sono più idee? Rimpiango “I promessi sposi” di Bolchi, uno sceneggiato del ’69 che fece 18 milioni di spettatori, fatto benissimo da attori di teatro (l’innominato era Randone)…

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      2. Lo sceneggiato che citi mi piacerebbe vederlo, ma dubito che alla RAI venga la bella idea di riproporlo. Eppure, da come lo descrivi, potrebbe risultare molto utile agli studenti… Lo cercherò in dvd, sperando sia reperibile.

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  6. Manganelli, che è il vero soggetto del post (mi sembra).
    «Agli dei ulteriori» arzigogolato, Manganello gode troppo a scrivere per se stesso.
    Iniziato, scorso, lasciato.
    «Pinocchio, un libro parallelo»: idem.
    «Mammifero italiano»: brillante, con brani perfino più brillanti di quello da te citato. Tanto brillante da non subire patine di tempo.
    Cara Alessandra, avrai come si suol dire, notizie mie ulteriori.
    (I titoli del Sullodato li ho presso che tutti)

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  7. Il mio giudizio sulla televisione non può essere a tutti gli effetti puramente negativo. Sono onesta : ci sono dei programmi che guardo sempre molto volentieri come i documentari storici o geografici, i quiz, alcune serie tv o soap-opera, si anche quelli che risulterebbero svenevoli, vero anche il manifestarsi di programmi sempre più inetti e volgari e che bisognerebbe fare una bella revisione… Ma io posso scegliere come nella televisione anche nella vita.

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    1. Grazie a dio la possibilità di scelta non ce l’ha ancora tolta nessuno 😉 Le soap-opera sono per me così noiose che dopo cinque minuti mi addormento sul telecomando, ma posso ben capire gli affezionati del genere, visto che in famiglia ho qualcuno che le segue con una certa passione. Molti documentari sono davvero utili e interessanti, e allo stesso modo gradisco alcuni programmi comici o musicali. In fondo non sono così intollerante come Manganelli, anche se comunque capita raramente che io passi le serate davanti al televisore.

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  8. Dire “televisione”, “guardare la televisione” scusami, ma mi sembra un po’ troppo generico.
    Possiamo distinguere tra il mezzo, lo strumento, e la programmazione, l’offerta televisiva? Sono due cose ben diverse, mi pare.

    *** C’è la televisione come strumento, medium. Ci sono persone più portate al linguaggio delle immagini (e dunque al cinema, alla TV) e persone più portate alla parola scritta. Niente di male, son linguaggi diversi.

    Ed è una cosa. Che già di suo darebbe vita a dieci post.
    Ma i se parliamo di “televisione” come strumento è come “penna stilografica o computer e tastiera”. O (voglio proprio esser provocatoria) … “eBook”. E’ lo strumento che fa buone trasmissioni o buoni libri?

    **** Poi c’è, invece, il discorso sui palinsesti ed i programmi.

    E qui bisogna stare attenti ai tempi e distinguere, a me pare.

    La televisione (in senso lato) cui forse ti riferisci tu *****non***** è la televisione di cui parla Manganelli.

    Manganelli ha scritto il suo pamphlet nell’epoca d’oro della televisione italiana. L’ha scritto in un momento in cui in TV lavorava gente come Gadda (do you know Gadda? Camilleri, Enzo Biagi e gente così.)

    Manganelli scriveva di una televisione che a quel tempo svolgeva effettivamente una funzione pubblica e che ha svolto un grandissimo ruolo culturale. Manganelli si poteva permettere di scherzare. Perchè sapeva di scherzare.

    Manganelli scriveva insomma di una televisione che non è quella di oggi.
    Non è quella cui credo tu ti riferisca.

    Personalmente, e per rispondere alle tue domande: io ho abbandonato da tempo i tre canali RAI generalisti. Seguo invece molto RAI5 e soprattutto RAI Storia, di cui registro anche molte puntate. In questo periodo, seguo in particolare la serie di trasmissioni sulla Seconda Guerra Mondiale (venti puntate) introdotte e chiosate da Paolo Mieli e raccontate da Carlo Lucarelli.

    Guardo il TG di Mentana.

    Mi devo vergognare? 🙂

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    1. Perché dovresti vergognarti? 😉 Non ho mai affermato che guardare la tv fosse cosa vergognosa, ho semplicemente detto che esistono altre cose interessanti da fare che non passarci davanti delle ore. Tutto il mio discorso è stato impostato in modo leggero, scherzoso, senza l’intenzione di offendere qualcuno o sollevare polemiche. Mi sono divertita a contestare la pubblicità, questo sì, ma spero che il tono ironico sia stato colto da tutti. Se poi scrivo che preferisco leggere piuttosto che guardare la tv, è solo la semplice espressione di una scelta personale nel pieno rispetto di quella degli altri. Per quanto riguarda Manganelli, credo sia chiaro a tutti che parlasse di una televisione che non è quella odierna, ma il suo estratto (che trovo comunque molto attuale) mi è semplicemente servito per allargare il discorso al giorno d’oggi, in modo da conoscere i gusti degli altri e coinvolgere un po’ tutti nella discussione. Tutto qui 🙂

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  9. Io senza la TV non potrei stare, dove guarderei i miei adorati film e serie TV? Solo che ormai faccio tutto con l’hard disk esterno, mi dispiace ma detesto la pubblicità! Per il resto, Maritino guarda tutto il guardabile a tema calcio, mentre io e il Nano subiamo il fascino delle trasmissioni sulle malattie misteriose (sono orfana di Dr House!). Il brano di Manganelli mi è sembrato davvero delizioso!

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  10. L’uso della TV oggi è diverso dal periodo in cui Manganelli ha scritto il suo articolo. La TV che descrivi tu è irritante e invasiva, quella di molti programmi rai e Mediaset (esiste ancora?), che neppure io guardo. Ma non posso dire di non guardare la TV, nel senso che scelgo, salto tra i programmi, guardo i film che mi interessano o i tg che mi sembra diano le notizie in maniera più corretta.
    Ci sono sere in cui mi sento talmente esaurita mentalmente che trovo rilassante mettermi davanti a programmi che non mi fanno pensare. Altre sere invece la TV non rientra proprio nelle mie intenzioni o non ne ho il tempo. Certo che se trasmettono qualcosa che mi interessa cerco di non perdermelo. Però oggi possiamo registrare, posporre e quindi, ripeto, è un altro uso che facciamo del mezzo.

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    1. Infatti, oggi abbiamo una vasta possibilità di scelta, anche quella di registrare un film che ci interessa per vederlo in un secondo momento. Tra l’altro mi hai fatto notare un dettaglio che mi era sfuggito, ossia che anche le trasmissioni più frivole e leggere hanno una loro utilità, visto che aiutano a staccare la mente da pensieri più pesanti, da preoccupazioni giornaliere. Certo, anche un romanzo avvincente, una seduta di yoga o una musica rilassante assolvono la stessa funzione, ma qui si rientra come al solito nel campo dei gusti e delle necessità personali. Alla fine penso che solo una dipendenza eccessiva possa eventualmente causare dei danni, ma questo vale per qualsiasi cosa.

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      1. Mi permetto si dissentire sulla “possibilità di scelta”. Oggi abbiamo, è vero, millanta canali, ma trasmettono tutti le stesse cose e quelle poche cose buone che ci sono (e ci sono, eh per carità) richiedono, per trovarle, pazienza da certosina.
        Una volta c’erano solo tre canali RAi (anzi, prima uno e poi due), e fino ad un certo anno la TV trasmetteva solo dal pomeriggio in poi. Epperò, e guarda un po’, a quel tempo c’era di tutto e di più. Non mi dilungo, chè lo so che queste cose vengono recepite come “nostalgiche” e basta. Dico solo per dire che Manganelli (uno dei pochi scrittori italiani contemporanei davanti ai quali mi genufletto), mentre scriveva non sapeva che stava sputando in un piatto ricchissimo che non sapeva che di lì a poco sarebbe stato svuotato e di brutto. Non poteva sapere che quel piatto sarebbe diventato, da lì a qualche anno, certo molto più ricchissimo ancora, ma insipido e ripetitivo, oltre che oltremodo indigesto.

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  11. tutto questo solo per dire che storicizzare e contestualizzare serve…Insomma, non è che (esempio) io possa venirmene fuori a dire bel bello “uh, guarda, Chateaubriand su questa cosa qui o lì la pensava proprio come me…”. Trascurando il piccolo particolare che tra me e Chateau ci sono secoli e geografie di mezzo…Per dire, eh. Ho solo esagerato un po’, forzando 🙂 l’esempio scelto, ma solo per cercar di rendere il concetto.

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  12. Arrivo tardi ma arrivo! Odio Peppa Pig!!! E adoro Masha e Orso e la pecora Shaun, oltre al delizioso, per piccolissimi, Poco Yo.
    Fatta la dovuta dichiarazione di voto, credo si capisca che, a parte Rai Yo Yo quando sono in casa i nipotini (due episodi, se fuori piove – poi tuttavia ci scappano i film e continua ad imperare Mary Poppins)
    Devo confessare che, possedendo solo la TV generalista, incapace di comprendere cosa sono e come funzionano le altre, e a parte il passaggio, a colazione, del TG (i sottotitoli e l’estero, anche perché chiudo audio alle notizie economiche, al papa, alle dichiarazioni di esponenti di governo e di opposizione e allo sport; ovviamente alla pubblicità), non la guardo. E per la verità non è neppure una scelta. E’ avvenuto, da non so da quanto tempo, molto. E me ne dispiace, anche. Un tempo c’erano cose interessanti, persino qualche buona serie. Le rimpingo. E persino cose davvero serie.
    Non so come, non c’è tempo, e hanno orari di vita diversi dai miei.
    Ogni tanto penso che dovrei dare un occhio; mi guardo la pagina dei programmi sul giornale, e lascio perdere.
    Ma il pezzo di Manganelli è davvero bello! Mi ricorda quando la TV c’era e, essendoci, se ne poteva fare una critica. Oggi, non so proprio. Al di là del bene e del male, credo. Con una punta di senso di colpa per il rischio di apparire un po’ snob. Ma non credo, provvedo rapidamente ad autoassolvermi.

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    1. Che bello quello che racconti; ho l’impressione che oggigiorno le nonne siano le più informate sui cartoni animati, proprio per il fatto che passano molto tempo con i nipotini. E poi anche i cartoni aiutano a svagarsi, a staccare da pensieri più seri e ingombranti. Pe ora di Manganelli sto leggendo solo questi Corsivi, che trattano dei temi più disparati (sempre riferiti alla sua epoca, naturalmente, ma che spesso – mi ripeto – trovo alquanto attuali). Poi avrò bisogno di tempo per approfondire con calma il suo pensiero, la sua visione della vita e della letteratura, prima di dedicagli un post mirato e approfondito. Nel frattempo ringrazio te e tutti per avere scambiato tante belle chiacchiere con la sottoscritta, anche perché mi hanno dato la possibilità di conoscervi un pochettino di più 🙂

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  13. Renza

    Arrivo, ultimissima, Alessandra, per darti il riconoscimento sia di una simpatica ricerca di dibattito e di coinvolgimento sia di pubblicare i brevi testi di Manganelli che sono un vero piacere per quell’ intelligenza poco stimolata dalla TV.
    Dunque, anch’ io non la guardo ( quasi), in primis perché mi addormento e se mi capita di vedere un bel film devo più o meno alzarmi su è giù dal divano. Non reggo né i dibattiti né tutto ciò – falso- che fa comunicazione. Sarà come si è detto che c’è chi ama le parole e chi le immagini, ma io apprezzo molto anche i film, visti nel loro luogo deputato. Devo dire però che il mezzo mi è servito molto, in questi due anni di selva oscura familiare ( ora meno oscura), per godermi dei gran bei film in dvd. Penso che il problema sia quello dell’ eccesso e della dipendenza. Qualcuno- mi sembra gabrilu- ha toccato il tasto dell’ eccesso, di proposte ( !), direi quasi nauseante, paragonabile a quella di cibo, nel nostro mondo. Tu hai parlato di dipendenza, giusto, e oggi il problema pià che la TV è il web.
    Ho toccato con estrema superficialità i massimi sistemi e qui mi fermo anche perché sta per iniziare Law & Order, il mio ( quasi) non guardo la TV… Ciao e grazie, come sempre!

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    1. Graditissima questa toccata e fuga, che alla fine dimostra una volta di più quanto sia sensato cercare di trovare, in mezzo a tante offerte eccessive o di cattivo gusto, anche qualcosa che procuri del piacere. Grazie per il commento Renza, a presto rileggerti!

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  14. Anch’io la guardo poco, ma non per snobismo. Ho sempre altre cose da fare! Qualche film, talvolta, soprattutto se non è disponibile in Dvd, può servire a colmare lacune o a rispondere a qualche curiosità, ma vuoi mettere il silenzio e il buio della sala che ti permettono di immergerti nel racconto senza distrazioni? Grazie per aver evocato con questo post il grande Giorgio Manganelli, bellissima penna e brillante moralista, dote che nella nostra cultura è quasi una rarità.
    P.S. Non capisco perché non sempre sul mio “reader” compaiono i tuoi articoli: di questo, sono venuta a conoscenza solo ora!

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    1. Qualche malfunzionamento di wordpress, forse? Personalmente ho avuto problemi (per fortuna ora risolti) dopo aver inserito in un post troppi link che rimandavano ad altri blog, quindi non escludo eventuali capricci anche da parte del reader… Speriamo bene! Grazie per aver condiviso 🙂

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  15. Ho vissuto anni senza TV e non mi mancava. Ora ce l’ho e la uso per rilassarmi. Ho solo la cosiddetta TV generalista, non pago abbonamenti oltre il canone RAI. Ma forse farò il grande salto, forse chiederò a Sky di far vedere anche a me i film, le serie e gli spettacoli che la Rai ha regalato. Quelli come me si sono sentiti traditi dall’abbandono di mamma Rai, svenduti agli spot che ci rubano il tempo, visto che paghiamo poco; rintronati dall’ennesima replica del solito film già visto e rivisto; imbarbariti da talk show che ci mostrano solo l’arroganza del potere. La TV fa compagnia e informa e certi vecchietti forse non riuscirebbero ad affrontare i loro ultimi sol8tari anni senza di lei. Insomma non la vedo come il diavolo. Ma certo sono offesa e arrabbiata per come mi tratta e per la bassa considerazione che mi dimostra.

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    1. Hai ragione su tutto. Ormai la pubblicità (insieme alle offerte scadenti) sta prendendo sempre più piede anche sulle reti pubbliche (non oso immaginare come sarà da qui a qualche anno, procedendo di questo passo), e se quelli che ci governano fossero onesti – ma ovviamente non lo sono – dovrebbero allora decidersi ad abolire il canone. Nel rispetto delle persone, delle famiglie, dei contribuenti. Ma “rispetto” è una parola che si è persa da tempo, nel nostro paese.

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  16. Sono 12 anni che non guardo più la TV e ultimamente vivo in casa di un’amica dove la televisione è spesso spenta. Non che sia bandita, beninteso, semplicemente non abbiamo voglia di tenerla accesa. Un giorno mi è capitato, per sbaglio, di assistere a un quiz televisivo dove si fingeva di disinnescare una bomba rispondendo a domande da quinta elementare; chi sbagliava, veniva inondato da fumo colorato proveniente dalla finta bomba scoppiata.
    Io sto ancora cercando di raccapezzarmi sul significato di quel gioco.

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