Fuoco pallido – in lettura

Omaggio floreale di Nabokov per i prodi lettori di Fuoco pallido. Solo per chi l’ha letto fino all’ultima riga, senza imbrogliare le carte (Indice analitico e Note del curatore inclusi)
Omaggio floreale di Nabokov per i prodi lettori di Fuoco pallido. Solo per chi l’ha letto fino all’ultima riga, senza sgarrare (Indice analitico e Note del curatore inclusi)

Come si sarà capito dalla foto, in questo periodo sto leggendo, tra le altre cose, anche un romanzo di Nabokov che forse sarebbe meglio definire non-romanzo, o meglio ancora iper-romanzo: Fuoco pallido. Il mio primo Nabokov, lo confesso. Meglio tardi che mai. Probabilmente avrei fatto meglio a cominciare con Lolita, che da quanto si legge in giro sembra essere più indicato come approccio, ma come al solito ho l’abitudine di complicarmi l’esistenza. Questo infatti è un testo abbastanza complesso, con più livelli di lettura e di difficile impatto, che però – bisogna riconoscerlo – non pecca di inventiva e originalità. Lo stile descrittivo è ricercato, raffinato, dettagliatissimo (forse a volte anche troppo), a tratti così sublime da far girare la testa, mentre la trama è davvero singolare e audace, fuori da ogni schema.
Riassumendo al massimo, si tratta di un poema di novecentonovantanove versi, suddivisi in quattro canti, seguito da un lungo e articolato commento ai versi stessi. L’autore del poema è un tale John Shade, che l’ha scritto pochi mesi prima del suo decesso, mentre il commento è redatto da un certo professor Charles Kinbote, che si picca di essere stato amico del poeta e di essere l’unico in grado di interpretarne i versi. Il problema, però, è che li interpreta a sua scelta e piacere, cercando in ogni parola dei possibili riferimenti al mondo di Zembla (reale o immaginario?) e alle vicissitudini del suo sovrano esiliato, Charles il Beneamato (Kinbote stesso?), braccato da un sicario che ha l’incarico di liquidarlo.
La difficoltà sta nel fatto che il romanzo, così com’è stato strutturato, costringe chi lo legge a saltare continuamente avanti e indietro – dal poema al commento, dal commento al poema – nel tentativo di scovare dei nessi chiarificatori tra le due parti, che in realtà però non esistono. Così capita che ad un certo punto, snervati da tanta fatica improduttiva, si decida all’improvviso di esplorare solo la seconda parte del romanzo, quella del commento, prendendolo così com’è, come un fiume che scorre in piena, senza sentirsi troppo in colpa per il balzo trasgressivo. E allora a questo punto tutto cambia, e in men che non si dica ci si ritrova comodamente seduti in poltrona, con un bicchiere di scotch in mano, mentre dalla finestra si comincia a scorgere un panorama di rara bellezza, traboccante di ingegnosi sviluppi letterari, davanti al quale svaniscono, come neve al sole, anche le ultime resistenze.

Non aggiungo altro, per ora; rifletto solo sul fatto che la complessità dell’opera, in particolare la sovrapposizione di più storie e i mille rivoli secondari con cui Nabokov modella eleganti e gustose miniature narrative, impedisce forse al lettore di appassionarsi veramente alla vicenda, sebbene abbia però l’effetto di incantare per la forma stilistica adottata e per un’inventiva che non conosce limiti. É un romanzo ipertestuale forse più da ammirare che non da amare, ma questo lo potrò dire con certezza solo quando l’avrò finito, e magari anche riletto. Mi piacerebbe sentire il parere di chi l’ha gustato e apprezzato questo sorprendente parto nabokoviano, ma anche di chi l’ha trovato pesante, difficile, di suo non gradimento. Evitando di rivelarmi la parte finale, se possibile, visto che devo ancora smaltire un centinaio di pagine. Naturalmente sono graditi anche i pareri su altre opere dello scrittore, comprese segnalazioni di articoli e suggerimenti vari.

Una bella foto di Hemingway. Attenzione però, che quello sguardo indagatore, a metà strada tra il severo e il bonario, è proprio rivolto a noi recensori, affinché ne parlassimo solo bene della sua opera. E da dove si trova ora, state pur certi che non gli sfugge nulla.
Una bella foto di Hemingway. Attenzione però, che quello sguardo indagatore, a metà strada tra il severo e il bonario, è proprio rivolto a noi recensori, affinché ne parlassimo solo bene della sua opera. E da dove si trova ora, state pur certi che non gli sfugge nulla.

Post Scriptum: ho finito da pochi giorni Per chi suona la campana, dell’adorato Hemingway, che mi ha coinvolta veramente di brutto, tant’è che l’ho divorato. E già sento che mi manca. Tutto un altro tipo di lettura, in questo caso: immediata, scorrevolissima, di forte impatto emotivo. Personaggi che si fanno odiare o amare, senza concedere sconti. Ma tutti resi così bene che ti sembra quasi di vederteli accanto, di sentire i loro dialoghi dal vivo. Adesso sono in piena fase di elaborazione dati, impegnata nel mettere a fuoco e riassettare tutta la gamma di impressioni assorbite dai vari capitoli, nel tentativo di farne una recensione che sia degna di questo nome. Mi auguro di riuscirci, anche per non contrariare la ben nota puntigliosità dello scrittore; non sia mai che per causa mia debba rivoltarsi nella tomba, non riuscirei a perdonarmelo. Qualcuno si starà forse chiedendo come sia possibile passare in così breve tempo e con tanta disinvoltura da un Hemingway ad un Nabokov, considerando le penne totalmente differenti. Si può fare, si può fare. L’ingordigia letteraria, ahimè, non solo pecca a volte di criterio, ma spesso non conosce freni. E voi, cari colleghi e visitatori del blog, cosa state leggendo di interessante in questo periodo? Un’altra curiosità: qual è stato il romanzo più insolito, difficile o faticoso in cui vi siete imbattuti negli ultimi anni, e se in tale frangente avete tenuto duro o desistito… Con soddisfazione, alla fine, o con un senso di irritazione per la perdita di tempo? Con rammarico, nel secondo caso, o con un impeto liberatorio che non conosce eguali?

A seguire, l’Incipit del poema e del commento al poema. Non so se un giorno riprenderò o meno il filo del discorso, perché non sempre sento la necessità di tradurre in recensioni le mie letture. Nel frattempo segnalo agli interessati l’analisi ben curata che si può leggere in questo blog, che è una vera e propria miniera di preziose recensioni, da setacciare a più riprese nel corso del tempo.


CANTO PRIMO

Ero l’ombra del beccofrusone ucciso
dall’azzurro ingannevole del vetro;
ero la macchia di cinerea lanugine – e
vivevo volavo nel cielo riflesso.
E anche da dentro, sì, mi sdoppiavo,
e con me il lume e una mela sul piatto:
scostando le tende della notte, lasciai che il buio
specchio sospendesse il mobilio sopra l’erba,
e qual fu l’incanto quando una nevicata
coprì la fugace visione del mio prato
tanto che sedia e letto stavano esattamente
sulla neve là fuori, in quella contrada di cristallo.

COMMENTO

Versi 1-4: Ero l’ombra del beccofrusone ucciso.

L’immagine di questi versi iniziali è chiaramente quella di un uccello tramortito in pieno volo dall’urto violento contro la superficie esterna del vetro di una finestra in cui il cielo si specchia creando, pur con una sfumatura di colore più intensa e il trascorrere più lento di una nuvola, l’illusione di spazio ininterrotto. E vediamo con gli occhi della mente John Shade nella primissima adolescenza, un giovinetto privo di attrattive fisiche, ma per il resto stupendamente sviluppato, che subisce il primo shock escatologico della sua vita quando, con dita incredule, solleva dal terreno erboso quel corpicino compatto, ovoidale, e fissa le strisce color ceralacca che ornano le ali grigio-brune e le penne caudali aggraziate, dalle punte di un giallo brillante, come di vernice fresca. (……)

(Fuoco pallido, Vladimir Nabokov, Adelphi, 2002 – traduzioni di Franca Pece e Anna Raffetto)

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41 pensieri su “Fuoco pallido – in lettura

  1. Cara Alessandra, per un attimo ho pensato di procurarmi questo Fuoco Pallido, ma poi – e non hai idea di quanto te ne sia grato – ho letto l’assaggio (il beccofrusone ecc.).
    Mi basta.
    A maggior ragione, al confronto con il mio Dio, Hemingway, che solo a scriverne il nome, mi esalto. È il mio riferimento da una vita, scuola di scrittura.
    Hai ancora cuore e testa su Per chi suona la campana? Eh, ci credo. L’Inglès, la zingara-saggezza-intelligenza-intuito-temperamento, l’odioso uomo che l’accompagna, … e il finale drammatico. Torna il motivo di fondo, vedi Il Vecchio e il Mare, la lotta-la sfida cui non ci si può sottrarre, qualunque ne sia l’esito, non importa se non sempre si prospetti neecessariamente vincente, ma che dev’essere comunque onorevolmente dignitoso.
    Per chi suona la campana – già il magnifico titolo preso da John Donne – esprime l’intento di Hemingway, che raccontando la guerra di Spagna, sensibilizzava sulla minaccia delle forze nere.
    Grande e “vero” romanzo, che amo sebbene mai quanto i racconti (Un posto pulito, illuminato bene!!!). Ogni tanto, ne leggo a caso uno, per ricordarmi che si può essere intensi pur nella più quotidiana semplicità.

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    1. Bellissimo commento, che condivido in toto per quanto riguarda Hemingway. Eh Pilar, la zingara, come si fa a non adorarla quella donna? Una vera forza della natura, uno dei personaggi femminili più belli, più intensi, più veri che mi sia capitato di incontrare tra le pagine di un romanzo. Uscito, stranamente, dalla penna di uno scrittore che era famoso per il suo machismo. Il vecchio e il mare lo devo ancora leggere, lo riservo per la prossima volta.

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  2. Se tutti i recensori avessero uno stille arguto, brioso e coinvolgente come il tuo, sarebbe più piacevole leggere le recensioni che non le opere recensite.
    Comunque, l’anticipo che ci offri con la poesia del beccofrusone vittima dell’azzurro inganno del vetro è senz’altro invitante. Mi immaginavo un Nabokov diverso, quello di Lolita. Questo mi piace di più. Attendo un’altra puntata

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    1. Ti ringrazio Italo, sei sempre gentilissimo, ma questo libro di Nabokov è talmente impegnativo che dovrò per forza rileggerlo, prima di parlarne di nuovo nel blog. Credo invece che il prossimo assaggio sarà proprio Lolita, magari seguito a ruota dal film…

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  3. Post molto interessante- e giustapposizione molto interessante, che Nabokov ed Hemingway non potrebbero essere più diversi…..ma il bello delle letture è proprio questo, si riverberano l’una nell’altra nei modi più insospettati e insospettabili.
    Per quel che mi riguarda (sei tu che hai intitolato il post Chiacchiere letterarie , quindi mi sento autorizzata a dire la mia :-)), né Nabokov né Hemingway sono autori esattamente nelle mie corde.Non credo leggerò mai Fuoco pallido , non so se di Nabokov leggerò mai altro oltre Lolita , Disperazione e La difesa di Luzin (ma Lolita, Lolita è un libro indimenticabile). Se mai sarà, leggerò probabilmente Parla, ricordo – di cui abbondantemente troverai su NonSoloProust 🙂

    https://nonsoloproust.wordpress.com/2011/06/27/parla-ricordo-vladimir-nabokov/

    Per chi suona la campana,, anche qui quasi mio malgrado, mi è piaciuto moltissimo. Un capolavoro, e anche questo un libro indimenticabile, reso tanto più indimenticabile dal finale aperto: Il mondo è un bel posto, per cui vale la pena di lottare .

    Ps cinematografico: su Lolita, non “il”, ma “i” film, di Stanley Kubrick e Adrian Lyne ;io ho visto e amato il secondo, ho provato a vedere il primo ma non ho resistito oltre i dieci minuti, e anche qui rimando a quanto ne scrive Gabrilu:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Per_chi_suona_la_campana_(film)

    Che poi, a proposito di film: di certo conosci Per chi suoma la campana con Gary Cooper e Ingrid Bergman……:-)

    https://it.wikipedia.org/wiki/Per_chi_suona_la_campana_(film)

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    1. Mi vieni a dire che Nabokov non è nelle tue corde, però vedo che non ti sei fatta mancare quasi nulla dei suoi parti letterari 😛 Ero proprio indecisa sulla scelta del film, allora mi confermi che quello di Adrian Lyne è più coinvolgente? Mi piacerebbe leggere cosa ne pensa Gabrilu, però il link che hai inserito nel commento mi rimanda alla scheda di wikipedia del film di Hemingway… vedi, è talmente megalomane quest’uomo, che è riuscito ad infilarsi anche dove non doveva comparire, raddoppiando in tal modo le attenzioni su di sé 😉

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  4. Finirà che, per colpa tua, leggerò Nabokov che, confesso, ho lasciato dopo aver letto, e non aver apprezzato, Lolita.
    Per chi suona la campana è un libro per la vita, certo. E forse, oggi, non è più molto letto a pensarci. Per me, è stato il libro dell’entrata nell’età adulta, ad un’età sbagliata, credo, quando mia mamma, donna incapace di porre una censura sui libri e, per certi versi, deliziosamente incongrua, dopo avermi sconsigliato Addio alle armi, ha caldeggiato la mia lettura di Per chi suona la campana. Neanche Saulo sulla via di Damasco! Credo che la donna, mia mamma, non si sia mai resa conto di ciò che aveva fatto!
    Forse oggi non è comprensibile quale fosse la maturità di una ragazzina, per quanto lettrice, di inizio anni ’60! E peraltro, erano anni in cui ancora c’era memoria, se si possedevano genitori, e soprattutto nonni, che raccontavano, della guerra civile spagnola, e si tifava.
    Oggi, fatico a rileggerlo perché, ancora, mi dà un’emozione troppo grande, e una specie di dolore-nostalgia per un’età capace di affrontare tutto.
    Ti invidio l’averlo incontrato.
    Ah, e devi assolutamente leggere Il vecchio e il mare e, dico di più, in questo caso, anche vederne il film.
    E complimenti per la recensione

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    1. Oddio, per mea culpa? Spero di no 😉 Sono solo delle impressioni scaturite da una lettura che devo ancora ultimare, nulla di più. Se leggi l’analisi su NonSoloProust, seguendo il link che ho segnalato nell’articolo, te ne puoi fare un’idea più completa del libro. Credo che Fuoco pallido sia una di quelle classiche letture che si fanno amare o odiare, senza troppi mezzi termini. Molto dipende dai gusti personali, ma forse (dico forse) sono in grado di apprezzarlo maggiormente quei lettori già abituati ad affrontare testi di un certo spessore. Conoscendoti un po’, credo che potrebbe piacerti. Hai letto Per chi suona la campana quand’eri solo una ragazzina? In effetti non sarebbe proprio indicatissimo, visto che ci sono degli episodi veramente tosti.

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      1. Beh, sarebbe una buona colpa, non credi? Come diceva sempre la mia mamma (sempre lei) ci sono peccati che è un peccato non fare! Certo, non pensava alla letteratura, temo. E io, quella ragazzina, 14, 15 anni, cui veniva dato da leggere Per chi suona la campana, ci riflettevo sopra senza capire bene.
        In effetti, credo di dover dare una nuova possibilità a Nabokov. Dimentico spesso che, cambiando le età, cambiano con noi anche i libri che leggiamo. Forse, dovrei rileggere anche Lolita, uno di questi giorni.
        Grazie. Ciao

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      2. Consigliare a qualcuno di leggere Hemingway è sempre, in ogni caso, un’ottima colpa. Quindi tua madre ha fatto bene 😉 Se Lolita hai voglia di rileggerlo non può che farmi piacere. Poi magari con la prossima stagione iniziamo a scriverne qualcosa sulle rispettive pagine e a scambiarci dei pareri da un blog all’altro. Sarebbe molto interessante!

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  5. Interessante; avessi tempo…
    Per rispondere alle due domande conclusive: al momento le mie letture sono ferme a causa degli esami, poi mi dovrò occupare della tesina triennale… l’ultima opera letteraria completa che ho letto ultimamente, comunque, è la Repubblica di Platone.
    Sulla seconda domanda: una lettura che non sono mai riuscito a concludere è Frankenstein, di Mary Shelley; quando lo lessi la prima volta non ero evidentemente pronto – andavo alle medie – né ho più avuto modo di riprovare. Mi bloccò, ma con dispiacere, la traduzione italiana piuttosto antiquata, che non favoriva la mia comprensione.

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    1. Ma sai che non ho mai letto Frankenstein? Lo dovrei fare. Ho solo nella mente qualche spezzone del film Frankenstein Junior, di Mel Brooks, che forse ha ben poca attinenza con il libro della Shelley 😉 Chissà se adesso esiste una traduzione migliore del libro, bisognerà informarsi…

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      1. Frankenstein Junior è un capolavoro, ma si pone come una specie di séguito, che parodizza tutti i film precedenti – soprattutto il capolavoro degli anni ’30 con Boris Karloff.
        Come alluso nel titolo, il protagonista è il nipote di quel Frankenstein che creò il mostro, un professore di medicina che considera l’avo in pazzo e cerca di dissociarsene… finché non torna al castello di famiglia per riscuotere l’eredità del nonno e scopre che “si può fare!”…
        Quindi il film c’entra e non c’entra…

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  6. Di Nabokov ho letto Lolita un bel po’ di anni fa. Non l’ho amato, l’ho ripreso recentemente in mano, senza riamarlo. Fuoco Pallido non lo conosco e non credo che sia pane per i miei denti, in questa fase. Sei molto chiara nelle tue considerazioni e questo facilita la possibilità di farsi un’idea del testo.
    Su Hemingway, beh…non bastano poche righe.
    Invece per rispondere alle tue domande io lascio difficilmente da parte un libro e alla fine penso sempre che averlo portato a termine ne sia valsa la pena, per un passaggio o l’altro del testo. A volte basta qualche frase a darmi la soddisfazione di essere arrivata alla fine. D’altra parte i libri non sono tutti capolavori ma tutti o quasi ti offrono qualcosa in più.
    Un libro però recentemente ho lasciato da parte, non ne ho proprio capito il senso e non sono andata oltre la metà.

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    1. Evidentemente è proprio lo stile di Nabokov che non ti piace, che non ti prende. Per il resto, anche a me secca molto lasciare un libro a metà. Come dici, si possono trarre spunti e riflessioni utili anche da storie che non coinvolgono al massimo. Però c’è un’opera che proprio non sono riuscita a leggere: la Trilogia del Nord di Cèline. Ci ho provato, ma ho dovuto mollare dopo una cinquantina di pagine. Una scrittura disordinata, pazzesca, intollerabile. Ho però letto troppo poco per poterlo giudicare, quindi non aggiungo altro.

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  7. I due scrittori sono entrambi grandissimi, anche se diversi fra loro: ogni paragone è impossibile: Nabokov è un europeo che spesso con curiosa ironia e con cultura raffinata osserva i molteplici aspetti della società americana in cui vive; Hemingway invece è uno scrittore profondamente americano, grande creatore di personaggi la cui solitudine individualistica non può che portarli immancabilmente alla sconfitta.

    Lolita, che è un romanzo stupendo, è stato portato sullo schermo nel 1962 da Stanley Kubrick, che si è avvalso della sceneggiatura dello stesso Nabokov: bellissimo grande film, secondo me superiore al remake che ne fece Adrian Lyne nel 1997.

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      1. Guardali entrambi, così da giudicare tu stessa il film di Kubrick, che, fra le altre cose, annovera tra i suoi interpreti un attore straordinario come Peter Sellers nella parte di Quilty! Il film di Lyne è più attento a rendere gli aspetti passionali della storia, perdendo in questo modo la tagliente ironia del film di Kubrick (e del romanzo) e diventando, almeno a mio modo di vedere, un prodotto molto più commerciale!

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      1. Grazie! La sintesi è molto faticosa, in realtà! Ho sempre avuto questa voglia di sfrondare il troppo della mia scrittura, per ridurla all’indispensabile: l’avevano già notato i miei insegnanti all’Università, migliaia di anni fa, purtroppo!

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  8. Athenae Noctua

    Uhu, immagino che già per la forma (un prosimetro, mi pare di capire) sia una lettura molto impegnativa e, se non ne fossi certa, ogni dubbio sarebbe stornato dall’estratto che hai scelto. Io rimango dell’idea di iniziare a dialogare con Nabokov attraverso Lolita, anche se il libro giace da anni sui miei scaffali, senza mai gaudagnarsi la pole position sul comodino.
    Aspetto la recensione di Per chi suona la campana, un libro che devo rileggere, dato che la prima volta non ero pronta né culturalmente (non avevo idea delle dinamiche storiche di cui parlava l’autore e del suo coinvolgimento personale), né, probabilmente, dal punto di vista della maturità. Per rispondere al tuo quesito, è stato proprio uno di quei libri che ho letto a fatica, senza riuscire ad estrapolarne il valore e non poca fatica sto facendo anche adesso con qualche sequenza del Don Chisciotte, che, però, spero mi porti ad un esito diverso (gli elementi ci sono tutti).

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    1. Un prosimetro? Non so se la forma del romanzo possa considerarsi tale, mi hai fatto sorgere un dubbio… C’è in effetti una mescolanza tra parti in prosa e parti in versi (come ad esempio nella Vita nuova di Dante), però in questo caso non in modo alternato, nel senso che l’opera poetica occupa tutta la parte iniziale del libro, mentre l’interpretazione si snoda solo in seguito, riagganciandosi ogni volta al numero del verso che intende commentare. Per quanto riguarda Lolita, che ne diresti se lo iniziassimo a leggere nello stesso periodo, magari da settembre in poi, in modo così da scambiarci delle opinioni anche più articolate nei rispettivi blog? Lettura del libro e magari anche visione del film, a scelta tra Kubrick e Adrian Lyne. Naturalmente l’invito è aperto a tutti, sia a coloro che lo devono ancora leggere il romanzo, sia a quelli che sentono il desiderio di rileggerlo. Se si forma un gruppetto possiamo anche impostare una data di partenza, e poi magari darci il termine di un mese o due per finirlo con calma. Poi non importa chi ne parla per primo nel blog, non dev’essere una competizione ma solo un pretesto per svilupparci sopra delle interessanti riflessioni. E ho l’impressione che questo romanzo ne darà parecchi di motivi su cui discutere e riflettere.

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      1. Athenae Noctua

        Buona idea! Ne dobbiamo riparlare con calma, dato che, per via di studio/lavoro non posso fare piani a lunga scadenza, soprattutto per i mesi di inizio scuola, ma, se c’è questa comune intenzione, mi farebbe molto piacere portarla avanti insieme! 🙂

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  9. Quando sento parlare di Hemingway o vedo scritto il suo nome, i miei occhi diventano delle stelline luccicanti : quanto amo la sua persona e le sue opere. Aspetto la tua recensione visto che ho finito di ultimare da poco “Addio alle Armi” e “Per Chi Suona la Campana” non può mancare. “Lolita” invece risiede da anni nella mia libreria guardandomi arcigna per non aver ancora deciso di leggerla, vedremo…
    Non è esistito un libro di non facile lettura ma una letteratura in generale, quella americana. Da ragazza non riuscivo proprio ad entare nei suoi tempi, motivi, poi tutto è cambiato grazie a Fitzgerald ed ora mi si è aperto un mondo che non riesco a tralasciare per tanto tempo.

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    1. Avevo letto all’inizio di luglio la tua bella recensione su Addio alle armi, mentre ero ancora a tre quarti del mio libro. Senza dubbio sarà una delle mie prossime letture. Anche tu devi ancora leggere Lolita? Ecco, allora potresti essere un’altra possibile candidata per un progetto di lettura da portare avanti insieme (vedi quello che ho proposto più sopra a Cristina 🙂 )

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  10. Mea culpa, avrò incollato due volte lo stesso link. Rimedio subito:

    https://nonsoloproust.wordpress.com/?s=Lolita

    Io ho espresso la mia preferenza, perché di mio non amo Kubrick – anche se ha ragione @laulilla, l’interpretazione di Peter Sellers è geniale-, ma tu guardali entrambi e decidi (può anche darsi che ti piacciano entrambi per ragioni diverse).
    In ogni caso, però, ti consiglierei di leggere prima il libro……
    Un bacione 🙂

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  11. Renza

    Onore al tuo coraggio, cara Alessandra. Iniziare la conoscenza di Nabokov da un tale testo non è da poco.
    Anch’io ho attinto dalla tua stessa fonte di ammirazione per lo scrittore e ho letto Pnin, che mi ha catturata, commossa, emozionata e sono pronta a continuare con lui (Nabokov) che, a suo tempo, non mi entusiasmò con Lolita. Questo sontuoso testo che ci presenti, complesso e arduo, mi sembra ipnotico dai primi versi che riporti, e chissà che fra un po’ di tempo non lo visioni.
    Fai un parallelo con la scrittura immediata, cristallina di Hemingway e…molto lasci in sospeso, in questo paragone. Certo ci sono letture che ti tirano dentro, in senso letterale, e ti portano nelle vicende che stai leggendo. Io ho finito da poco Shirley di Charlotte Brontë ed ho iniziato L’ Arcobaleno di D.H Lawrence . In italiano, ovviamente, letture confortanti, appaganti . Letture difficili, chiedi. Ricordo
    “ Domani nella battaglia pensa a me” di Javier Marias, che ho poi letto con attenzione e che mi è rimasto nella memoria con grande vividezza. Direi che considero “ difficili” i testi che non mi attirano perché mi sembrano costruiti, non autentici o la cui scrittura mi appaia banale e, quelli sì, li abbandono subito, in genere un po’ innervosita… Ciao e buone letture, in compagnia del caffè macchiato, piacere quasi conturbante che condivido con te.

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    1. Ciao Renza, questo testo di Nabokov è in effetti di una bellezza a tratti ipnotica, ma richiede anche molta attenzione. Se solo ti distrai un attimo, ti tocca tornare indietro e rileggerti un intero paragrafo. Cosa che a me sta appunto capitando, causa troppi pensieri di altro tipo che mi girano per la testa, ma posso comunque dire di aver raggiunto quasi il traguardo. Non ho mai letto nulla di Javier Marias, ma a quel suo romanzo è da un po’ di tempo che faccio la corte e quindi sono contenta che tu mi abbia tolto un residuo di dubbio. Visto che condividiamo certi piaceri, auguro anche a te tante buone letture con altrettanti caffè macchiati 🙂

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  12. Prima o poi dovrò leggere Nabokov. Mi frenano diversi pregiudizi che sarebbe difficile spiegare. Lo stesso dicasi per Hemingway, che sospetto di misoginia ma forse è solo un problema storico. Comunque al momento sto leggendo Donna Tartt, che mi piace soprattutto ne “Il cardellino” e in “Dio di illusioni”. Appena posso mettere le mani su una tastiera decente ne scriverò sul mio blog. Buona estate.

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    1. In genere non amo giudicare un autore dal carattere e dallo stile di vita, quindi cerco sempre, se possibile, di avvicinarmi ad un’opera letteraria senza troppi pregiudizi (soprattutto se non l’ho mai letta). Per quanto riguarda Hemingway, al di là del fatto che spesso ostentasse atteggiamenti da macho (la passione per le armi, per la caccia e le corride, ecc.), non mi sembra però avesse delle tendenze misogine. L’impressione è che le amasse le donne (forse anche troppo), in particolar modo quelle intelligenti, dal carattere forte e consapevole. Nel romanzo “Per chi suona la campana”, ad esempio, ha plasmato un modello di donna molto energico e volitivo, Pilar, che fa da contraltare alla più dolce e tenera Maria. Ma entrambi i personaggi sono stati resi in modo meraviglioso, perché l’autore è riuscito ad accostarsi con sensibilità e rispetto a due modi totalmente differenti di incarnare la femminilità. Non ho mai letto Donna Tartt, però sono curiosa di sapere cosa ne pensi. Attendo quindi di leggere qualcosa al riguardo sulle tue belle pagine 😉

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  13. Elizabeth Strout, ho iniziato Oliver Kitteridge e devo dire che è un fior di scrittura. Non occorre inoltrarsi troppo per captare se c’è o no uno stile, e lei è bravissima: riesce ad essere scorrevole ma nel contempo precisa e intensa. Senza ricorrere a noiose descrizioni, con due righe – una sciabolata – ti rende un clima, un ambiente. I personaggi escono mano a mano, chiari. Poi, ovviamente, il resto – l’architettura, per esempio – non posso al momento saperne di più.

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  14. Fuoco pallido è senz’altro meno famoso, rispetto a Lolita. Ma Lolita ha avuto uno strepitoso boom di vendite ancora all’inizio perché provocante, a quei tempi,. negli USA. Agli americani non sembrava vero leggere qualcosa di diverso dallo scrivere secondo i canoni del buon costume. Quando poco dopo però uscì Il dottor Zivago di Pasternak, che superò di gran lunga la vendita di copie negli USA., Nabokov lo stroncò definendolo un libraccio mieloso e scritto male.
    Lo stesso Italo Calvino, responsabile curatore della Feltrinelli, cercò di opporsi alla pubblicazione del Dottori Zivago, per motivi ideologici ( Calvino comunista, Zivago vittima del comunismo ) Invidioso l’uno, Nabokov, troppo ideologo l’altro.
    Anche i grandi scrittori hanno i cadaveri nell’armadio.

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    1. Eccome se ne hanno, del resto sono anche loro esseri umani, con tutti i limiti e difetti del caso. Pasternak non l’ho ancora letto, ma sicuramente non me lo farò scappare. Per quanto riguarda Lolita, sono proprio curiosa di vedere l’effetto che mi farà, che immagino sarà molto diverso da quello che fece all’epoca, visto che con il passare degli anni cambiano per fortuna anche le mentalità.

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      1. Esatto, cambia la mentalità. Una volta i genitori si scandalizzavano se sentivano dire porca Eva. Eva, poveraccia, oggigiorno può rimanere porca. Le femministe potrebbero rimediare e dire porco Adamo, ma non ci hanno ancora pensato.
        Se vuoi leggere Pasternak, inizia però con le sue poesie. Lì è stato un grande. Ti ricorderà un po’ la Cvetaeva. Che si sentiva pasternakiana nello scrivere.

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