La storia di Don Giovanni

Don Giovanni copertina
La storia di Don Giovanni, Alessandro Baricco, La Biblioteca di Repubblica, 2010, 104 p

Un altro bel volume curato dalla scuola Holden per proporre ai giovani lettori (dagli 8 ai 12 anni d’età) i grandi classici della letteratura rivisitati da autori contemporanei. Non è un’operazione di riscrittura, ma un appassionato omaggio ai libri più amati di tutti i tempi. E la mia non è pubblicità all’iniziativa editoriale, ma semplice ammirazione per un’idea interessante, piacevole e ben curata.
Della collana Save the Story avevo già parlato nel post dedicato al racconto Il naso, dello strepitoso Gogol, ripercorso e commentato da un simpaticissimo Andrea Camilleri. Questa volta è Alessandro Baricco che ci presenta una storia, nientemeno che quella del più grande seduttore di tutti i tempi, ormai talmente radicato nell’immaginario maschile comune da essere ancora oggi goffamente imitato.

Libertino per antonomasia, se così lo possiamo definire, Don Giovanni è un personaggio trasgressivo, impenitente, privo di ogni morale, amante solo della propria libertà. Spesso anche cinico e dissacrante, pronto a burlarsi di tutti e di tutto. Emblema di una sfrenata e sensuale gioia di vivere, di un’intelligenza messa al servizio degli inganni, di un vivace disprezzo per tutto ciò che odora di santità. Sempre pronto a circuire e disonorare ogni tipo di donna con il suo fascino, per poi abbandonarla senza scrupolo a una crudele disillusione. Temerario e vanaglorioso, propenso a vantarsi a destra e manca delle innumerevoli conquiste amorose (un esemplare che, seppure con modi molto meno raffinati e galanti, non è mai scomparso dalla faccia del nostro pianeta). Insomma, un personaggio amato e odiato al tempo stesso, complesso e discutibile, che è riuscito ad attraversare “indenne” i secoli continuando ad esercitare un fascino inalterato su scrittori, filosofi, musicisti e registi di tutti i tempi (e sui soliti sprovveduti in vena di imitazioni).
Sembra che le origini della sua leggenda si perdano in antiche storie orali che circolavano tra Spagna e Italia, fino a quando nel 1600 il monaco Tirso da Molina ne fece una prima commedia in versi intitolata “L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra”. Poi con il passare degli anni l’opera è stata più volte sviscerata, rimaneggiata, riproposta in diverse varianti a seconda dei gusti e della mentalità dell’epoca, passando anche nelle mani di Molière, di Goldoni e di Lorenzo Da Ponte, che scrisse per l’amico Wolfgang Amadeus Mozart un libretto d’opera in due atti intitolato “Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni” (1787), un capolavoro assoluto che fin dal debutto a Praga suscitò un grande entusiasmo presso il pubblico.

La storia credo la conosciate tutti a grandi linee, quindi non mi dilungherò più di tanto. Inizia con Don Giovanni che tenta di sedurre Donna Anna ma, scoperto dal padre di lei, che è pure Commendatore, si trova costretto ad affrontarlo in un duello che finisce con la morte dell’anziano signore. Da quel momento il rubacuori dovrà cercare di stare in guardia per non farsi arrestare o linciare, anche perché nel frattempo la lista delle donne sedotte e abbandonate (e dei relativi mariti gelosi o fratelli vendicativi) si è allungata sempre di più. Fino a quando un giorno, dopo essere scampato per l’ennesima volta alla morte, Don Giovanni si sofferma nei pressi di un cimitero, dove viene attratto da una statua imponente che si innalza sopra una tomba. Si tratta della statua del Commendatore ucciso tempo prima nel famoso duello, che con voce minacciosa lo invita a rispettare la pace dei morti. Don Giovanni, per nulla turbato dal fatto che una scultura in marmo possa parlare (a differenza di Leporello, che batte invece i denti dalla paura), la invita addirittura nel suo palazzo per un banchetto. Poi in tale occasione, in risposta alle ripetute esortazioni della statua per un sincero pentimento, continuerà a ostentare un atteggiamento di assoluta fierezza e ribellione, sprofondando così in un abisso di fiamme infernali.

Guardate che bella la scena finale dell’opera lirica in questo video, dove l’affascinante Mariusz Kwiecien, bravissimo baritono polacco, interpreta con grande fervore tutto l’impeto eversivo di questo indomito personaggio. Questa rappresentazione è andata in scena al Metropolitan Opera di New York nell’ottobre del 2011, per la regia di Fabio Lusi.

Questo è quindi un bel libro, indicato in particolare per i maschietti. Così se cresceranno con una certa smania per le donne, cercheranno perlomeno di non essere ostinati e avventati come Don Giovanni. Galanti e corteggiatori magari sì, ma con una buona dose di circospezione. A parte l’ironia, penso che questa storia possa anche insegnare qualcosa di buono ai bambini, come ad esempio l’importanza della sincerità e del rispetto per gli altri, visto che il protagonista, a forza di agire in modo prettamente egoistico, si attira non solo il disprezzo degli altri ma anche molte complicazioni dalle spiacevoli conseguenze.

Per quanto mi riguarda, devo ammettere che sono rimasta colpita dallo stile divertente di Baricco e anche dalla domanda con cui conclude la storia. Sul finale pone infatti ai lettori grandi e piccini un interrogativo a cui è difficile rispondere. Forse più difficile per noi adulti, che non per i nostri figli. Perché i bambini, con la loro istintiva e incorrotta genuinità, spesso la risposta giusta ce l’hanno già in tasca e la tirano fuori senza tanti problemi. E infatti sono loro che il più delle volte hanno qualcosa di valido da insegnarci.
Provate un po’ voi, dopo aver letto le righe sottostanti, a sviluppare sulla questione esposta un ragionamento che sia il più possibile onesto e convincente, possibilmente sfrondato da eccedenze ideologiche o moralistiche. Fate però bene attenzione, perché se la domanda non è affatto facile, la riposta lo è ancora di meno…

 Quanto a noi, non abbiamo mai smesso di raccontarci quella storia. Probabilmente lo facciamo perché nelle avventure di Don Giovanni è custodita una domanda che ci sta a cuore, e che non vogliamo dimenticare. La domanda è: siamo colpevoli quando desideriamo qualcosa che fa male agli altri? O i nostri desideri sono sempre innocenti, ed è un nostro diritto cercare di realizzarli? Non è una domanda facile. Puoi passare anche una vita intera a cercare invano la risposta. Io posso solo dirvi questo: se un giorno vi dovesse accadere di trovarla, fatevi vivi.

Termino il post con un estratto che si riaggancia per certi versi al tema della libertà sopracitata, e che mio figlio (dodicenne) ha trovato molto esilarante, contagiandomi di brutto con le sue risate. Riporta la famosa scena in cui Leporello, servo fedele di don Giovanni, elenca a una sbigottita donna Elvira, ingannata anch’essa dal lestofante, la lista delle donne amate dal suo padrone. “Madamina, il catalogo è questo”: chi ha visto l’opera in teatro sa bene di quali cifre si parli…

**************

Don Giovanni le si avvicinò e le prese con dolcezza le mani. Le disse che lui davvero se ne doveva andare, purtroppo aveva un impegno molto urgente, ma lei non doveva preoccuparsi. Leporello le avrebbe spiegato tutto, e sicuramente lei avrebbe capito, e tutto si sarebbe sistemato.
“Voi credete?”, chiese incerta Donna Elvira.
“Come, non vi fidate di me?”, le disse Don Giovanni.
“No. Cioè sì. Cioè, non lo so. Forse.”
“Fidatevi”, le disse Don Giovanni in un sussurro. Fece un inchino, e se ne andò. Era una cosa che gli veniva benissimo, andarsene. In quello, era il migliore.
“Non è un uomo affascinante?”, chiese Donna Elvira a Leporello.
“Non so, non me ne intendo troppo.”
“Be’, lo è”, disse lei con grande sicurezza. “E questa storia del catalogo?”, aggiunse.
Leporello borbottò qualcosa. Disse che era una bellissima notte d’estate, potevano andare un po’ a passeggiare, magari un gelato, d’altronde si era già fatto tardi, forse era ora di tornare a casa, potevano eventualmente trovarsi domani, con più calma…
“IL CATALOGO!”, tagliò corto Donna Elvira.
Leporello emise un lungo sospiro.
“Il catalogo è questo”, disse, e da sotto il mantello tirò fuori un libro, una specie di libro, un grosso quaderno, ecco, un grosso quaderno. Rilegato in cuoio.
“Bello”, disse Donna Elvira.
“Aspettate di leggerlo”, disse Leporello, e lo aprì.
Centinaia di pagine, tutte scritte fitte, con una calligrafia piccola e ordinata.
“Cos’è? un diario?”, chiese Donna Elvira.
“Non proprio”, rispose Leporello. “E’ un catalogo. Un catalogo di nomi. Ci sono solo nomi, centinaia, migliaia di nomi.”
“Nomi di chi?”, chiese Donna Elvira.
“Nomi di donne. Tutte le donne che ha amato il padron mio.”
Donna Elvira rimase di sasso. “Ma sono centinaia”, disse con un filo di voce.
“Duemila e sessantacinque, per l’esattezza”, disse Leporello, e iniziò a sfogliare le pagine. “Guardate, controllate pure voi stessa… in Italia sono seicentoquaranta, in Germania duecentotrentuno… cento in Francia, in Turchia novantuno… e in Spagna, be’ in Spagna, guardate qua, sono già mille e tre, anzi, se devo essere preciso direi mille e quattro, perché stanotte il ragazzo si è dato da fare, sì, mille e quattro, lasciatemi correggere, ecco, ecco fatto… vedete, voi siete la novecentottantottesima, lo vedete il vostro nome?, Donna Elvira, numero 988, è fatto tutto con grande ordine, sapete?”
Donna Elvira guardava, stupefatta. Leporello capì che era il caso di spiegare un po’ meglio la faccenda. Aveva il tono di uno che stava spiegando il funzionamento di una lampadina. O di un computer. Cose così.
“Vedete”, disse, “al mio padrone piacciono tutte, ma proprio tutte. Contadine, cameriere, cittadine, contesse, baronesse, marchesine, principesse, non gli importa se sono ricche o povere, giovani o vecchie, in ognuna di loro lui trova qualcosa, qualcosa di straordinario. Gli piacciono le bionde, dice che sono gentili, ma anche brune vanno benissimo, le brune hanno un gran carattere, dice sempre. D’inverno vuole quelle un po’ grassottelle, per stare al caldo, d’estate preferisce le magrotte, così non suda… E’ capace di corteggiare perfino donne anziane, delle nonne, solo per il gusto di aumentare la sua collezione, capite?, anche se, indubbiamente, quelle che preferisce sono le giovani, anche le giovanissime, quelle lo fanno impazzire, le principianti… E’ così, e non c’è niente da fare: che siano belle, brutte, grandi, piccole, intelligenti, cretine, non fa differenza, se sono donne lui le ama. E se sono donne, credetemi, loro lo amano. Vi sembra di capire, adesso?”.
Donna Elvira teneva lo sguardo fisso su quel libro. Forse le tremavano un po’ le gambe, ma era difficile dirlo, non si potevano vedere, nascoste com’erano sotto quel lungo ed elegantissimo mantello.
Quando disse qualcosa, lo disse con voce ferma e priva di tristezza.
“Mi sono innamorata di un imbecille.”
“Tutt’altro”, protestò Leporello, “non pensate di risolverla così, Don Giovanni non è un imbecille, è solo un uomo che ama le donne, e le ama così tanto che gli è impossibile amarne una sola. E’ così gentile che non sarebbe capace di deluderne nemmeno una, e se loro lo vogliono, perché lui dovrebbe tirarsi indietro? Pensateci bene, lui vi ha fatto soffrire, è vero, ma è stato per farne felice un’altra, molte altre. Se fosse rimasto con voi, sposato, in pantofole, con una sfilza di marmocchi tra i piedi, quante altre donne non avrebbero conosciuto la felicità, e quel sapore di vita e di libertà che solo lui riesce a regalare? voi stessa, l’avreste mai conosciuto se lui si fosse sposato con quella prima di voi? In fondo, ditemi, cosa preferite? Una sola giornata di felicità con lui, in tutta la vita, o tutta una vita senza incontrarlo mai?”
Donna Elvira sapeva esattamente cosa rispondere:
“Preferisco tutta una vita di felicità con lui.”
“Ma questo è impossibile!”, disse Leporello. “Lui ama troppo la libertà e la vita per metterle in mano a una sola donna, questo non lo farà mai. E vi dirò di più: questo non lo farebbe nessuno di noi uomini, se solo avessimo il suo coraggio, la sua sfrontatezza, e la sua fierezza. Credetemi.” (pp.25-30)


1° Volume: “La storia di Don Giovanni”, raccontata da Alessandro Baricco. Illustrazioni di Alessandro Maria Nacar. Gruppo Editoriale l’Espresso.

Il sito dell’iniziativa editoriale: http://scuolaholden.it/save-the-story/

Pubblicità

22 pensieri su “La storia di Don Giovanni

  1. Bella recensione. Secondo me, Baricco è molto bravo in queste operazioni di riscrittura e semplificazione: avevo letto “Omero, Iliade” e l’ho trovato molto adatto da far leggere ai ragazzi delle elementari-medie, per completare il percorso di studi sul poema omerico. Io lo avevo dato per le vacanze estive alla prima. Poi, oltre ad alcuni suoi romanzi (“Oceano mare” su tutti, secondo me), di Baricco trovo strepitoso “Una certa idea del mondo”, con tutti gli articoli sui libri che aveva pubblicato su Repubblica. Un libro splendido, davvero.

    Piace a 1 persona

  2. Il libro di Baricco sarà pure divertente e ben scritto, non ho motivo di dubitarne, io non l’ho letto.

    Ma se davvero Baricco interpreta la figura di Don Giovanni come “emblema di una sfrenata e sensuale gioia di vivere” io mi dichiaro in completo disaccordo. Don Giovanni è una figura mortifera, solitaria e soprattutto misogina. Don Giovanni odia le donne, non le ama. A differenza di Giacomo Casanova, altra grande figura di seduttore, che però le donne le amava davvero e, a modo suo, le rispettava. Casanova sì, che la voglia di vivere (e di far vivere) l’aveva davvero. In Casanova è Eros a dominare, in Don Giovanni è Tanathos, la morte. Ci sono tonnellate di letteratura critica in proposito (e comunque basta leggere le Memorie di Casanova per endersi conto dell’abissale differenza tra i due), e restando su Don Giovanni, basta ascoltare la musica di Mozart — meravigliosa, cupa e sempre anche nei momenti che dovrebbero essere allegri con elementi sulfurei per rendersi conto che Mozart ha colto l’essenza di Don Giovanni molto più di quanto mi pare faccia Baricco.

    Il quale Baricco ha il vezzo di stravolgere capolavori a piacer suo, come togliere dall’Iliade tutti gli dei (che sono elemento fondamentale per comprendere non solo la poetica di Omero ma il contesto dell’epoca in cui i poemi vennero creati) e di stravolgere il “Flauto Magico” di Mozart tagliando e aggiungendo parti e insomma riscrivendo il libretto di Lorenzo da Ponte in una nefanda edizione andata in scena al Teatro Regio di Torino nel 2006 se non ricordo male.
    Perché aveva sentito il bisogno di tagliare il libretto di Da Ponte e di riscriverlo? Perché le parti eliminate erano, secondo il Nostro, “di scarso rilievo”. Non solo: ha anche cambiato l’intreccio dell’opera.
    No, no, no. Baricco è, per me, un grande e piacevolissimo affabulatore, ha una voce suadente ma quando si mette a fare questo tipo di operazioni io fuggo a gambe levate.

    E concludo dicendo che io ai ragazzini i libri li farei leggere in integrale. Le edizioni dei classici ridotte “ad usum” sono secondo me nefaste. I ragazzini non hanno bisogno di “semplificazioni”, che nel 99% dei casi si traducono in “banalizzazioni”.

    Basta pensare ai danni che hanno fatto le edizioni “per bambini” dei grandi capolavori di Dickens. Generazioni intere sono cresciute con l’illusione di avere letto “La piccola Dorritt” o “Davide Copperfield” e dunque di conoscere Dickens solo perché a dodici-tredici anni era stato rifilato loro un libretto illustrato di un’opera di Dickens completamente massacrata.

    Rileggendomi mi rendo conto di essere stata irruenta, ma sono temi cui sono fin troppo reattiva :-).

    Piace a 1 persona

    1. A dire il vero quella era una mia considerazione, non di Baricco… che probabilmente è nata da un’immagine particolare che mi sono fatta del noto seduttore, che potrebbe anche non corrispondere alla figura reale delle origini. Ho notato ad esempio che è stato dipinto con sfumature anche diverse, a seconda dell’epoca in cui il suo mito veniva ripreso in mano e riproposto al pubblico. Baricco, che non mi permetto di giudicare avendo letto poco e nulla di ciò che ha pubblicato, in questa occasione mi è sembrato simpatico e avvincente, quindi adattissimo per un pubblico di minori. Ma poi, come avrebbe potuto presentare a un bambino di soli otto/dieci anni un Don Giovanni in veste esclusivamente mortifera e misogina? Su queste interpretazioni ci possiamo eventualmente sbizzarrire da adulti, dopo aver accumulato altre letture e conoscenze, non di certo nell’età infantile. Rispetto la tua opinione, ma personalmente non mi dispiace questa iniziativa, non ci vedo nulla di male a dare un’infarinatura classica ai bambini in un modo che risulti leggero, scorrevole e soprattutto divertente. E’ da prendere come un “assaggio”, nulla di più. Poi arriverà l’età in cui i ragazzi divoreranno anche gli originali, e certamente sarà per loro una scoperta ancora più bella, profonda e consapevole.

      "Mi piace"

  3. Carissima Alessandra, qui gli argomenti sono talmente tanti… c’è l’operazione classici-bambini, c’è Baricco come scrittore, c’è la figura del Don Giovanni, c’è il quesito posto di cui si chiede risposta (vedi su il riquadro).
    Ora, il giudizio eventuale per ognuno di questi punti esigerebbe pure una spiegazione, a supporto, ovviamente, e la materia diventerebbe troppa e tanta. Nel contempo temo le sintesi perchè per quanto efficaci danno comunque adito a malintesi.
    Mi limito perciò alla domanda incorniciata (colpevoli o innocenti) osservando che andrebbe approfondita, e che è superficialmente posta, perchè dipende dal vaglio del caso, della persona, della situazione, del grado di male procurato, dal grado di innocenza, e via e via. Baricco d’altra parte non è Pirandello, e d’altra parte non è colpa sua se ha il mestiere della scrittura e la tecnica, ma gli è capitato di vivere in un momento storico di vuoti e frivolezze, dove è il fumo a contare e non l’arrosto.

    Piace a 2 people

    1. E’ proprio perché la risposta deve tener conto di troppe varianti e circostanze che è difficile rispondere. L’intento è chiaramente “provocatorio” (visto che anche lo scrittore ammette di non saperla la risposta), però fa capire ai bambini che le domande bisogna comunque porsele nella vita, possibilmente prima di emettere eventuali giudizi, in modo da non prendere ogni cosa per assodata o scontata solo perché qualcun altro l’ha stabilito prima di noi. Sì, le tematiche messe in gioco sono tante e meriterebbero ben altri approfondimenti, ma non dimentichiamoci che questo libro nasce come proposta di lettura per l’infanzia, e quindi deve per forza presentarsi con uno stile e dei contenuti fruibili per quell’età.

      Piace a 1 persona

      1. Le tematiche sono tante per noi lettori del post e alla luce dei commenti, ma al bambino arriva soltanto la storia di questo Don Giovanni e le sue donne. Con infine una domanda anzi due, alle quali si contrappone una risposta solo apparentemente aperta (il che sarebbe giusto per provocare – come tu dici – nel bambino un’analisi.) Ma dico “apparentemente” perchè paradossalmente la risposta è nel contempo una chiusura.
        Perchè non si va più concreti nelle domande? Più terra a terra. Proprio perchè si parla a dei bambini?
        Di Baricco ricordo molto favorevolmente Barnum, ottima scrittura, uscito parecchi anni fa e poi Novecento, simpatica invenzione. Seta, per metà accettabile. Gli altri titoli… considerarli “prove sperimentali”?

        Piace a 1 persona

      2. Non so cosa dirti di Baricco. Avevo letto Seta, molti anni fa, e purtroppo non ricordo quasi nulla. Evidentemente non mi aveva colpita. Ma il “suo” Don Giovanni è riuscito a regalarci qualche sorriso. Tutto qui 😉

        "Mi piace"

  4. Alessandra, intanto grazie per avermi chiarito la questione Baricco-Don Giovanni.
    Per il resto, capisco quello che intendi dire, ma sono di opinione diversa. Cerco di spiegarmi e poi la chiudo qui.

    Piuttosto che prendere un grande classico o un importante personaggio, figura storica complessa e discussa etc. comunemente considerato “per adulti” (banalizzo, ma giusto per capirci ) il cui approccio non ritengo essere ancora alla portata di un bambino o di un adolescente, piuttosto che stravolgerlo e massacrarlo (e dunque edulcorarlo e banalizzarlo) con la scusa di renderlo più semplice… semplicemente non glielo dò da leggere.

    Aspetto, per darglielo, che il bambino/ragazzino abbia l’età che a mio giudizio considero appropriata (età non soltanto anagrafica, ma età intellettuale, valutazione delle conoscenze già acquisite etc.). Ovviamente la mia valutazione può rivelarsi errata, ma selezionare, graduare le letture, valutare quale sia il momento giusto per leggere questo o quell’altro libro sono alcune delle tante responsabilità che un genitore, un educatore in genere deve assumersi.

    Non è obbligatorio che a dieci anni si legga il Don Giovanni di Tirso da Molina o di Moliere o Le affinità elettive di Goethe o Madame Bovary. Si può aspettare.

    Non glieli do’, quei libri ma se se ne interessa e comincia a leggerli autonomamente non glielo vieto di certo.

    L’idea invece di dare questi libri tagliati, riassunti o peggio con la scusa di rendere la comprensione più semplice a me, che ci vuoi fare, continua a sembrare aberrante.

    Anche perché ci sono un sacco di libri scritti apposta per i bambini. Per il resto, basta aspettare il momento giusto.

    Chiaro che qui sono andata oltre l’operazione Camilleri-Gogol o Baricco-Don Giovanni, il discorso si è allargato ed ho parlato in generale.

    A me sembra che negli ultimi anni si tenda ad abbassare il livello delle conoscenze, piuttosto che cercare di innalzarlo. Non solo. Mi sembra anche ci sia fin troppa ansia di semplificare quello che non può e non deve essere semplificato, troppa ansia di volere esorcizzare/negare l’idea che anche l’acquisizione della cultura richiede fatica, troppa smania di diffondere l’idea che per non annoiarsi con l’Iliade basta togliere di mezzo gli dei (chi erano costoro? a che caspita servono?) o le liste delle navi, che per evitare la fatica di comprendere un’ottava ariostesca basti riscrivere l’Orlando in prosa possibilmente infiorettandolo di emoticon (sto esasperando, ovviamente, ma giusto per rendere l’idea).

    …Vabbè, ora mi zittisco, prometto 🙂
    Ancora una volta, grazie per la pazienza.

    Piace a 2 people

    1. Nessuno si deve zittire nel mio blog, qui tutti possono esprimere tranquillamente la loro opinione, anche più volte se è il caso. Peraltro ho capito benissimo il tuo punto di vista, ma avendo letto insieme al mio bambino alcuni di questi libri fin da quando aveva nove-dieci anni, ed essendomi divertita insieme a lui, ho probabilmente maturato un’impressione diversa… Poi è naturalmente compito dei genitori spiegare ai ragazzi che l’originale, quando avranno la maturità giusta per leggerlo, è molto meglio della proposta semplificata. C’è una tappa giusta per ogni età, e non a caso mio figlio, adesso che è più grandicello, ha manifestato l’intenzione di leggere il racconto originale di Gogol… Quindi Camilleri non è stato forse così inutile 😉

      Piace a 1 persona

  5. È stato uno scambio molto interessante. L’entusiasmo di Alessandra (il trasporto a tutto cuore) e la puntualizzazione ineccepibile di Gabrilu.
    Per me costituiscono esperienze utili quelle dal vivo di Alessandra e motivo di riflessione le osservazioni di Gabrilu.
    E che gli Dei… giusto per parlare di corda in casa dell’impiccato… tutelino il nostro imminente sonno 🙂

    "Mi piace"

      1. Grazie Italo. Sia il Don Giovanni che il Naso di Gogol ci erano stati regalati qualche anno fa da una simpatica zia, e visto che nel tempo ce li siamo goduti, rileggendoli anche più volte, mi era sembrato carino parlarne nel blog… Oltretutto sono dei volumi che contengono delle bellissime illustrazioni. Naturalmente mio figlio legge anche molte altre cose, non ultima la famosa trilogia di Tolkien (Il Signore degli Anelli), un volumone di mille e passa pagine che solo a guardarlo mi viene il panico 😉

        "Mi piace"

  6. Renza

    Caspita, è così interessante la discussione che mi ci metto anch’io. Non la faccio molto lunga perchè l’ essenziale è già stato detto. Tralascio, per non conoscenza, il giudizio sul testo di Baricco, ma sulla ” semplificazione” concordo con gabrilu, anche se capisco come, in situazioni curate come quella che ci ha descritto Alessandra, le cose possano prendere un altro verso. In ogni caso, di fronte alla complessità, l’ adulto, docente o genitore ( ma anche il politico, con i cittadini…) ha due possibilità : o semplificare o fornire al ragazzo più strumenti per capire. Ecco, in questi nostri tempi, sta prevalendo la prima scelta e tutto, in ogni dove, è semplicistico e ridotto a soluzioni banali, quando non rozze. Ricordo che già molti anni fa, in alcuni licei, docenti molto stimati facevano leggere Machiavelli tradotto ( sic!) . Si agisce come se le idee, il pensiero, i sentimenti fossero autonomi dalle parole che li veicolano.
    Il mondo in qualche slides…

    Piace a 1 persona

    1. Capisco il tuo pensiero, e hai perfettamente ragione se allarghiamo il discorso ad altri contesti (tipo le scuole superiori) e altre fasce d’età. Un ragazzo che frequenta il liceo deve certamente leggersi il testo integrale del Don Giovanni, su questo non si discute. Così come deve leggersi per intero quella meraviglia d’opera che sono I promessi sposi, evitando la scorciatoia dei compendiati. Ma nel caso di letture che sono rivolte a piccoli lettori di otto-dieci anni, una rielaborazione che ne semplifichi il contenuto si rende non solo auspicabile ma anche necessaria. Ogni cosa va somministrata nel modo giusto a seconda dell’età, e in questi piccoli assaggi dei classici, anche se edulcorati, personalmente non ci vedo nulla di male. Sono carini, ben fatti, divertenti, non banali nell’esposizione del racconto. Poi tutto il resto dipende ovviamente dai genitori, che se sono sensibili e attenti alla formazione culturale del figlio saranno anche pronti a soddisfargli ulteriori curiosità che possono insorgere durante la lettura, oltre che riproporgli il testo in versione originale quando sarà abbastanza maturo per affrontarlo.

      "Mi piace"

  7. £h sì, una discussione molto interessante, per un’operazione che, periodicamente, l’editoria compie e per la verità, se devo guardare al passato, ad esempio ai ‘romanzi condensati’ che pubblicava Selezione dal Reader’s Digest, per chi ricorda la celebre rivista, che periodicamente fallisce.
    Al tempo, mi è capitato di leggere qualcuno di questi romanzi condensati e, se devo dire, trovandoli piacevoli per una lettura da diporto, mai mi è capitto di passare dal condensato all’originale: la condenzazione, credo, banalizzava, riduceva tutto ad una trama nella quale la specificità del testo era perduta, con l’interese che venva stroncato anche dall’illusione di aver il libro. Va detto che, dalla maggior parte dei lettori che sceglievano queste pubblicazioni, gli originali non sarebbero probabilmente mai stati letti in ogni modo. E tuttavia, a mio parere anche la curiosità, una possibilità, verrà stroncata se si illude il lettore debole di aver conosciuto una certa opera.Veniva citato, ad esempio, appunto, il povero Dickens di Oliver Twist (non amo l’originale, devo dire) o della Piccola Dorritt (che ho aborrito, sempre per la verità).
    Mi sento, tuttavia, un po’ in difficoltà nel respingere la validità di questa operazione senza ver fatto la verifica di una lettura.
    Eppure no. Mentre resto della mia opinione, più volte espressa, per cui non ci sono libri per ragazzi e libri per adulti ma solamente libri buoni e libri che non lo sono, ci sono sicuramente tematiche che danno frutto a una certa età e non ad un’altra, o che danno frutti diversi, e il lettore ragazzo, giovane adulto, persona matura, anziano, saprà scegliere, certo anche guidato, senza imposizioni.
    Ah, i desideri sono sempre, tutti, legittimi, anche i più aberranti. Censurare un desiderio è impossibile tanto quanto censurare un sogno. Il problema si pone nel momento in cui si pensi che dal fatto di desiderare discenda il diritto del passaggio all’atto. Altra cosa. Ma questo apre un tema enorme, specialmente nel nostro tempo, in cui viene a mancare facilmente il freno potente dell’irraggiungibilità dell’oggetto del desiderio. La domanda diventa terribile e le risposte beh, infinite incerte sospese colpevoli, razionalizzate….
    Mi è piaciuta la tua recensione. Grazie del pezzo musicale. Mi è servita, devo dire, a confermarmi nel mio parere: no, non mi piace la ‘traduzione’ dei versi di Da ponte, sono troppo innamorata del bel Madamina il catalogo è questo delle donne che amò il signor mio…

    Piace a 1 persona

    1. Attenzione però, non confondiamo le acque: questi libri sono cosa ben diversa dai recenti “distillati” che propinano ai lettori frettolosi e pigri dei bestseller ridotti all’osso, e che sono la prima a giudicare vergognosi! Le storie di cui ho parlato non pretendono di essere un riassunto dell’opera che propongono (anche perché non lo sono assolutamente!), ma prendono spunto dai classici solo per offrire ai bambini qualcosa di piacevole e divertente. Non riassunti quindi, non distillati, ma semplici assaggi (come ho specificato più volte), presentati in modo simpatico e divertente. Non credo proprio che con questi libri la curiosità dei bambini rischi di venire stroncata. No, non lo credo proprio.

      "Mi piace"

  8. Grazie per la segnalazione Alessandra, noi madri lettrici ad alta voce siamo sempre alla ricerca di letture interessanti per i più piccoli. In questo caso particolare devo dire che questa collana, che ha pubblicato sino ad ora 11 titoli dal 2010 al 2013, non mi ha entusiasmato. Io avevo letto il Cyrano raccontato da Benni e lo avevo trovato veramente deludente. Probabilmente il Don Giovanni raccontato da Baricco è meglio, e poi a me Baricco piace molto. 🙂

    Piace a 1 persona

  9. Complimenti per il bel post. Interessante la discussione che ne è seguita. Difficile aggiungere qualcosa che sia anche lontanamente intelligente e che aggiunga qualcosa a quanto già detto. Baricco a parte, per quanto concerne il Don Giovanni, credo possa essere divertente proporlo a dei ragazzi. È vero che non sono in grado di comprenderne il senso più profondo, e tuttavia la nostra società, a partire dalla televisione e dalle pubblicità, già da sempre li obbliga a confrontarsi con tali tematiche. Per quanto riguarda poi il problema del desiderio, credo che la domanda non sia ben posta. Bisognerebbe distinguere tra godimento (che è di per sé sfrenato) e desiderio, che sottostando a leggi si fa sempre legittimo, pur comportando, in determinati casi, la sofferenza dell’altro. In ogni caso, è un tema vertiginoso. ..

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...