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Don Giovanni copertina

La storia di Don Giovanni, Alessandro Baricco, La Biblioteca di Repubblica, 2010, 104 p

Un altro bel volume curato dalla scuola Holden per proporre ai giovani lettori (dagli 8 ai 12 anni d’età) i grandi classici della letteratura rivisitati da autori contemporanei. Non è un’operazione di riscrittura, ma un appassionato omaggio ai libri più amati di tutti i tempi. E la mia non è pubblicità all’iniziativa editoriale, ma semplice ammirazione per un’idea interessante, piacevole e ben curata.
Della collana Save the Story avevo già parlato nel post dedicato al racconto Il naso, dello strepitoso Gogol, ripercorso e commentato da un simpaticissimo Andrea Camilleri. Questa volta è Alessandro Baricco che ci presenta una storia, nientemeno che quella del più grande seduttore di tutti i tempi, ormai talmente radicato nell’immaginario maschile comune da essere ancora oggi goffamente imitato.

Libertino per antonomasia, se così lo possiamo definire, Don Giovanni è un personaggio trasgressivo, impenitente, privo di ogni morale, amante solo della propria libertà. Spesso anche cinico e dissacrante, pronto a burlarsi di tutti e di tutto. Emblema di una sfrenata e sensuale gioia di vivere, di un’intelligenza messa al servizio degli inganni, di un vivace disprezzo per tutto ciò che odora di santità. Sempre pronto a circuire e disonorare ogni tipo di donna con il suo fascino, per poi abbandonarla senza scrupolo a una crudele disillusione. Temerario e vanaglorioso, propenso a vantarsi a destra e manca delle innumerevoli conquiste amorose (un esemplare che, seppure con modi molto meno raffinati e galanti, non è mai scomparso dalla faccia del nostro pianeta). Insomma, un personaggio amato e odiato al tempo stesso, complesso e discutibile, che è riuscito ad attraversare “indenne” i secoli continuando ad esercitare un fascino inalterato su scrittori, filosofi, musicisti e registi di tutti i tempi (e sui soliti sprovveduti in vena di imitazioni).
Sembra che le origini della sua leggenda si perdano in antiche storie orali che circolavano tra Spagna e Italia, fino a quando nel 1600 il monaco Tirso da Molina ne fece una prima commedia in versi intitolata “L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra”. Poi con il passare degli anni l’opera è stata più volte sviscerata, rimaneggiata, riproposta in diverse varianti a seconda dei gusti e della mentalità dell’epoca, passando anche nelle mani di Molière, di Goldoni e di Lorenzo Da Ponte, che scrisse per l’amico Wolfgang Amadeus Mozart un libretto d’opera in due atti intitolato “Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni” (1787), un capolavoro assoluto che fin dal debutto a Praga suscitò un grande entusiasmo presso il pubblico.

La storia credo la conosciate tutti a grandi linee, quindi non mi dilungherò più di tanto. Inizia con Don Giovanni che tenta di sedurre Donna Anna ma, scoperto dal padre di lei, che è pure Commendatore, si trova costretto ad affrontarlo in un duello che finisce con la morte dell’anziano signore. Da quel momento il rubacuori dovrà cercare di stare in guardia per non farsi arrestare o linciare, anche perché nel frattempo la lista delle donne sedotte e abbandonate (e dei relativi mariti gelosi o fratelli vendicativi) si è allungata sempre di più. Fino a quando un giorno, dopo essere scampato per l’ennesima volta alla morte, Don Giovanni si sofferma nei pressi di un cimitero, dove viene attratto da una statua imponente che si innalza sopra una tomba. Si tratta della statua del Commendatore ucciso tempo prima nel famoso duello, che con voce minacciosa lo invita a rispettare la pace dei morti. Don Giovanni, per nulla turbato dal fatto che una scultura in marmo possa parlare (a differenza di Leporello, che batte invece i denti dalla paura), la invita addirittura nel suo palazzo per un banchetto. Poi in tale occasione, in risposta alle ripetute esortazioni della statua per un sincero pentimento, continuerà a ostentare un atteggiamento di assoluta fierezza e ribellione, sprofondando così in un abisso di fiamme infernali.

Guardate che bella la scena finale dell’opera lirica in questo video, dove l’affascinante Mariusz Kwiecien, bravissimo baritono polacco, interpreta con grande fervore tutto l’impeto eversivo di questo indomito personaggio. Questa rappresentazione è andata in scena al Metropolitan Opera di New York nell’ottobre del 2011, per la regia di Fabio Lusi.

Questo è quindi un bel libro, indicato in particolare per i maschietti. Così se cresceranno con una certa smania per le donne, cercheranno perlomeno di non essere ostinati e avventati come Don Giovanni. Galanti e corteggiatori magari sì, ma con una buona dose di circospezione. A parte l’ironia, penso che questa storia possa anche insegnare qualcosa di buono ai bambini, come ad esempio l’importanza della sincerità e del rispetto per gli altri, visto che il protagonista, a forza di agire in modo prettamente egoistico, si attira non solo il disprezzo degli altri ma anche molte complicazioni dalle spiacevoli conseguenze.

Per quanto mi riguarda, devo ammettere che sono rimasta colpita dallo stile divertente di Baricco e anche dalla domanda con cui conclude la storia. Sul finale pone infatti ai lettori grandi e piccini un interrogativo a cui è difficile rispondere. Forse più difficile per noi adulti, che non per i nostri figli. Perché i bambini, con la loro istintiva e incorrotta genuinità, spesso la risposta giusta ce l’hanno già in tasca e la tirano fuori senza tanti problemi. E infatti sono loro che il più delle volte hanno qualcosa di valido da insegnarci.
Provate un po’ voi, dopo aver letto le righe sottostanti, a sviluppare sulla questione esposta un ragionamento che sia il più possibile onesto e convincente, possibilmente sfrondato da eccedenze ideologiche o moralistiche. Fate però bene attenzione, perché se la domanda non è affatto facile, la riposta lo è ancora di meno…

 Quanto a noi, non abbiamo mai smesso di raccontarci quella storia. Probabilmente lo facciamo perché nelle avventure di Don Giovanni è custodita una domanda che ci sta a cuore, e che non vogliamo dimenticare. La domanda è: siamo colpevoli quando desideriamo qualcosa che fa male agli altri? O i nostri desideri sono sempre innocenti, ed è un nostro diritto cercare di realizzarli? Non è una domanda facile. Puoi passare anche una vita intera a cercare invano la risposta. Io posso solo dirvi questo: se un giorno vi dovesse accadere di trovarla, fatevi vivi.

Termino il post con un estratto che si riaggancia per certi versi al tema della libertà sopracitata, e che mio figlio (dodicenne) ha trovato molto esilarante, contagiandomi di brutto con le sue risate. Riporta la famosa scena in cui Leporello, servo fedele di don Giovanni, elenca a una sbigottita donna Elvira, ingannata anch’essa dal lestofante, la lista delle donne amate dal suo padrone. “Madamina, il catalogo è questo”: chi ha visto l’opera in teatro sa bene di quali cifre si parli…

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Don Giovanni le si avvicinò e le prese con dolcezza le mani. Le disse che lui davvero se ne doveva andare, purtroppo aveva un impegno molto urgente, ma lei non doveva preoccuparsi. Leporello le avrebbe spiegato tutto, e sicuramente lei avrebbe capito, e tutto si sarebbe sistemato.
“Voi credete?”, chiese incerta Donna Elvira.
“Come, non vi fidate di me?”, le disse Don Giovanni.
“No. Cioè sì. Cioè, non lo so. Forse.”
“Fidatevi”, le disse Don Giovanni in un sussurro. Fece un inchino, e se ne andò. Era una cosa che gli veniva benissimo, andarsene. In quello, era il migliore.
“Non è un uomo affascinante?”, chiese Donna Elvira a Leporello.
“Non so, non me ne intendo troppo.”
“Be’, lo è”, disse lei con grande sicurezza. “E questa storia del catalogo?”, aggiunse.
Leporello borbottò qualcosa. Disse che era una bellissima notte d’estate, potevano andare un po’ a passeggiare, magari un gelato, d’altronde si era già fatto tardi, forse era ora di tornare a casa, potevano eventualmente trovarsi domani, con più calma…
“IL CATALOGO!”, tagliò corto Donna Elvira.
Leporello emise un lungo sospiro.
“Il catalogo è questo”, disse, e da sotto il mantello tirò fuori un libro, una specie di libro, un grosso quaderno, ecco, un grosso quaderno. Rilegato in cuoio.
“Bello”, disse Donna Elvira.
“Aspettate di leggerlo”, disse Leporello, e lo aprì.
Centinaia di pagine, tutte scritte fitte, con una calligrafia piccola e ordinata.
“Cos’è? un diario?”, chiese Donna Elvira.
“Non proprio”, rispose Leporello. “E’ un catalogo. Un catalogo di nomi. Ci sono solo nomi, centinaia, migliaia di nomi.”
“Nomi di chi?”, chiese Donna Elvira.
“Nomi di donne. Tutte le donne che ha amato il padron mio.”
Donna Elvira rimase di sasso. “Ma sono centinaia”, disse con un filo di voce.
“Duemila e sessantacinque, per l’esattezza”, disse Leporello, e iniziò a sfogliare le pagine. “Guardate, controllate pure voi stessa… in Italia sono seicentoquaranta, in Germania duecentotrentuno… cento in Francia, in Turchia novantuno… e in Spagna, be’ in Spagna, guardate qua, sono già mille e tre, anzi, se devo essere preciso direi mille e quattro, perché stanotte il ragazzo si è dato da fare, sì, mille e quattro, lasciatemi correggere, ecco, ecco fatto… vedete, voi siete la novecentottantottesima, lo vedete il vostro nome?, Donna Elvira, numero 988, è fatto tutto con grande ordine, sapete?”
Donna Elvira guardava, stupefatta. Leporello capì che era il caso di spiegare un po’ meglio la faccenda. Aveva il tono di uno che stava spiegando il funzionamento di una lampadina. O di un computer. Cose così.
“Vedete”, disse, “al mio padrone piacciono tutte, ma proprio tutte. Contadine, cameriere, cittadine, contesse, baronesse, marchesine, principesse, non gli importa se sono ricche o povere, giovani o vecchie, in ognuna di loro lui trova qualcosa, qualcosa di straordinario. Gli piacciono le bionde, dice che sono gentili, ma anche brune vanno benissimo, le brune hanno un gran carattere, dice sempre. D’inverno vuole quelle un po’ grassottelle, per stare al caldo, d’estate preferisce le magrotte, così non suda… E’ capace di corteggiare perfino donne anziane, delle nonne, solo per il gusto di aumentare la sua collezione, capite?, anche se, indubbiamente, quelle che preferisce sono le giovani, anche le giovanissime, quelle lo fanno impazzire, le principianti… E’ così, e non c’è niente da fare: che siano belle, brutte, grandi, piccole, intelligenti, cretine, non fa differenza, se sono donne lui le ama. E se sono donne, credetemi, loro lo amano. Vi sembra di capire, adesso?”.
Donna Elvira teneva lo sguardo fisso su quel libro. Forse le tremavano un po’ le gambe, ma era difficile dirlo, non si potevano vedere, nascoste com’erano sotto quel lungo ed elegantissimo mantello.
Quando disse qualcosa, lo disse con voce ferma e priva di tristezza.
“Mi sono innamorata di un imbecille.”
“Tutt’altro”, protestò Leporello, “non pensate di risolverla così, Don Giovanni non è un imbecille, è solo un uomo che ama le donne, e le ama così tanto che gli è impossibile amarne una sola. E’ così gentile che non sarebbe capace di deluderne nemmeno una, e se loro lo vogliono, perché lui dovrebbe tirarsi indietro? Pensateci bene, lui vi ha fatto soffrire, è vero, ma è stato per farne felice un’altra, molte altre. Se fosse rimasto con voi, sposato, in pantofole, con una sfilza di marmocchi tra i piedi, quante altre donne non avrebbero conosciuto la felicità, e quel sapore di vita e di libertà che solo lui riesce a regalare? voi stessa, l’avreste mai conosciuto se lui si fosse sposato con quella prima di voi? In fondo, ditemi, cosa preferite? Una sola giornata di felicità con lui, in tutta la vita, o tutta una vita senza incontrarlo mai?”
Donna Elvira sapeva esattamente cosa rispondere:
“Preferisco tutta una vita di felicità con lui.”
“Ma questo è impossibile!”, disse Leporello. “Lui ama troppo la libertà e la vita per metterle in mano a una sola donna, questo non lo farà mai. E vi dirò di più: questo non lo farebbe nessuno di noi uomini, se solo avessimo il suo coraggio, la sua sfrontatezza, e la sua fierezza. Credetemi.” (pp.25-30)


1° Volume: “La storia di Don Giovanni”, raccontata da Alessandro Baricco. Illustrazioni di Alessandro Maria Nacar. Gruppo Editoriale l’Espresso.

Il sito dell’iniziativa editoriale: http://scuolaholden.it/save-the-story/

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