Antonia Pozzi, una poesia

Anima, sii come il pino:
che tutto l’inverno distende
nella bianca aria vuota
le sue braccia fiorenti
e non cede, non cede,
nemmeno se il vento,
recandogli da tutti i boschi
il suono di tutte le foglie cadute,
gli sussurra parole d’abbandono;
nemmeno se la neve,
gravandolo con tutto il peso
del suo freddo candore,
immolla le fronde e le trae
violentemente
verso il nero suolo.
Anima, sii come il pino:
e poi arriverà la primavera
e tu la sentirai venire da lontano,
col gemito di tutti i rami nudi
che soffriranno, per rinverdire.
Ma nei tuoi rami vivi
la divina primavera avrà la voce
di tutti i più canori uccelli
ed ai tuoi piedi fiorirà di primule
e di giacinti azzurri
la zolla a cui t’aggrappi
nei giorni della pace
come nei giorni del pianto.

© photo Roberto Ghedina

Anima, sii come la montagna:
che quando tutta la valle
è un grande lago di viola
e i tocchi delle campane vi affiorano
come bianche ninfee di suono,
lei sola, in alto, si tende
ad un muto colloquio col sole.
La fascia l’ombra
sempre più da presso
e pare, attorno alla nivea fronte,
una capigliatura greve
che la rovesci,
che la trattenga
dal balzare aerea
verso il suo amore.
Ma l’amore del sole
appassionatamente la cinge
d’uno splendore supremo,
appassionatamente bacia
con i suoi raggi le nubi
che salgono da lei.
Salgono libere, lente
svincolate dall’ombra,
sovrane
al di là d’ogni tenebra,
come pensieri dell’anima eterna
verso l’eterna luce.


La poesia (che risale al 1931) si intitola Esempi e fa parte della raccolta Parole, pubblicata dalla casa editrice Ancora, che presenta per la prima volta in un unico volume tutte le poesie di Antonia Pozzi.

La foto, che ritrae uno splendido panorama a 360° scattato dalla cima del Paterno (2.746 m.s.l.m.), è stata fatta dal fotografo bellunese Roberto Ghedina (© tutti i diritti riservati), che mi ha concesso gentilmente il permesso di pubblicarla. Sulla destra si possono ammirare le Tre Cime di Lavaredo.

10 pensieri su “Antonia Pozzi, una poesia

    1. Penso infatti di dedicarle un articolo, perché merita di essere approfondita. Era una donna veramente speciale: sensibilissima, colta e intelligente, capace di raggiungere delle profondità abissali. Spesso tormentata, ma anche colma di autentica bellezza.

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  1. Io con la Poesia mi trovo di solito a disagio. Diffido di certi voli di parole di cui spesso non riesco a cogliere la traiettoria, che mi sfuggono. Sarà che una poesia è di solito molto, molto personale. Riesco a entrare bene in Spoon River e anche, inutile dire, in Bukowski, esempi che cito per farmi capire.
    Però questa poesia che hai riportato mi è piaciuta.
    Oddio, vuoi vedere che sto invecchiando?

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    1. Credo che la sua poesia possa piacere a molti, perché ha qualcosa di puro e cristallino. Non si perde in strani giri di parole, non gioca con termini troppo astrusi o incomprensibili. Anche le metafore adottate, a dir poco stupende, sono facilmente comprensibili. La definirei una poesia di carattere spontaneo, a tratti quasi viscerale (intensa, sofferta), seppure raffinata nella forma. Ti consiglio, se hai voglia di fare qualche ricerca, di leggerti “Bellezza”, che supera per incanto ciò che promette il titolo. Inizia così:

      Ti do me stessa,
      le mie notti insonni,
      i lunghi sorsi
      di cielo e stelle – bevuti
      sulle montagne,
      la brezza dei mari percorsi
      verso albe remote.
      (….)

      Molte liriche si rifanno ai temi della natura, della montagna (che lei amava molto), ma la maggior parte rivelano le sue sofferenze affettive. Che sono state intense, forse troppe dilanianti. E infatti la Pozzi ha scritto anche delle poesie tremende, colme di dolore e disperazione. Comunque un giorno ne riparlerò a fondo di questa grande (e ancora poco conosciuta) poetessa.

      Piace a 1 persona

    1. Sei di quelle parti? Ho letto che dal 2012 è stato inaugurato a Pasturo (luogo dei suoi periodi estivi, di immersioni profonde nella natura) un percorso culturale a lei dedicato, con un’esposizione permanente di frammenti delle sue poesie, delle lettere e dei diari, nonché delle sue fotografie… Mi piacerebbe veramente tanto percorrere un giorno questo itinerario naturalistico-poetico, che già immagino fortemente suggestivo.

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    1. Già. Come se alla fine anche la “poesia” non bastasse, in se stessa, come balsamo consolatorio. Forse a volte accarezza e conforta l’animo; forse permette sfoghi liberatori, voli pindarici o dolci evasioni, ma purtroppo non salva la vita. Mi vengono in mente altri poeti che hanno fatto la stessa fine: Majakovskij, Cvetaeva, Cesare Pavese, Silvia Plath… Tutti erano in grado di sfiorare le vette più alte, ma anche di calarsi in baratri che non concedevano vie d’uscita.

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  2. Pingback: Dedicate alla montagna | LIBRI NELLA MENTE

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