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La storia de Il naso, Andrea Camilleri, La Biblioteca di Repubblica, 2010, 95 p

La storia de Il naso, Andrea Camilleri, La Biblioteca di Repubblica, 2010, 96 p.

Devo mettere le mani avanti, come si usa dire. Miei cari lettori, l’impresa di riraccontare con parole mie una novella come “Il naso” di Nikolaj Gogol’ può apparire un atto d’incosciente immodestia. È come se chiedessero a uno zoppo di competere con il campione del mondo dei 100 metri piani.
Quando frequentavo la prima elementare, nel 1931 (!!!) la maestra per insegnarmi a scrivere mi faceva fare le aste, cioè a dire dei segnetti verticali che dovevano essere assolutamente dritti. Bene, io credo di star facendo ancora le aste mentre Gogol’ ha lasciato in eredità al mondo tre o quattro capolavori. Quando ho scelto questo racconto l’ho fatto anche, lo confesso, per pigrizia. Una cosa è raccontare una novella breve, un’altra, ingenuamente pensavo, è salvare in poche pagine la storia, che so, dei Promessi Sposi o dell’Iliade. Ma avevo sbagliato i calcoli, perché il racconto è talmente concentrato che sembra il gioco dello shanghai, avete presente? Basta muovere male un’asticella per inguaiarsi. E allora, come ho fatto? Ecco, mi sono mosso dentro il racconto con la stessa tremebonda cautela con la quale gli impiegatucci narrati da Gogol’ si muovevano nelle stanze ministeriali, in punta di piedi, trattenendo addirittura il respiro per non disturbare il capufficio…
Va bene, non posso tergiversare oltre. Coraggio.
Questa è la storia di un naso che, sparito inspiegabilmente dalla faccia del legittimo proprietario, acquistò una vita propria, assolutamente autonoma. Che stramberia!, direte. Eh, no! Badate che la letteratura è piena di questi fatti. C’è chi ha immaginato la mano mozza di un assassino che continua a uccidere, c’è chi si è sbizzarrito con la testa di un ghigliottinato che seguita a parlare… In genere sono racconti dell’orrore, fanno rabbrividire. La novella di Gogol’ ha invece il pregio di essere assai divertente. Vi pare poco?
Tutto ebbe inizio all’alba del 25 marzo 1832, a Pietroburgo, che allora era la capitale della Russia, quando Ivàn Jakovlèvič, di mestiere barbiere, si svegliò insolitamente presto e la prima cosa che avvertì fu un allettante aroma di pane caldo caldo. Non era una novità, a quell’ora tutte le strade della città profumavano di panini croccanti. Si sollevò un pochino sul letto e vide che la sua rispettabile e severa consorte, Praskòvija Osìpovna, ne stava in quel momento sfornando un bel po’. Ivàn prese una rapida decisione. “Stamattina non mi va il caffè,” disse alla moglie. “Gradirei invece dei panini con la cipolla.”
A dire la verità, avrebbe voluto prima bersi un buon caffè e poi godersi anche i panini con la cipolla, ma sapeva che sarebbe stato impossibile chiedere le due cose a Praskòvija, perché sua moglie non sopportava simili, smodate pretese. “Ottimo!”, pensò Praskòvija alla quale piaceva molto il caffè. “Questo scemo si mangi pure il suo pane con le cipolle, così mi berrò io la sua porzione di caffè.” E posò sul tavolo un panino.
Tutto si poteva dire di Ivàn, meno che fosse un uomo che non tenesse alla decenza. Infatti si alzò e, prima di mettersi a fare colazione, indossò la marsina che, all’epoca, era per i barbieri come una sorta di abito da lavoro. Poi sedette al tavolo, avvicinò la saliera, pulì due teste di cipolla, impugnò il coltello e, assumendo un’espressione beata e ispirata, tagliò il panino a metà.
E subito, con un certo stupore, notò che in mezzo al panino c’era un corpo estraneo, una cosa biancastra. Ivàn vi avvicinò la punta del coltello e la smosse. Poi la tastò con l’indice. Era una massa solida. Ma per quanto si sforzasse, non riusciva a capire cosa potesse essere. Allungò due dita, prese la cosa, la tirò fuori dal panino e la osservò.
Era un naso. (….)


In questo bellissimo libro, adatto per bambini (e adulti) dagli 8 anni in poi (ma va benissimo anche per quelli più piccoli, se mamma e papà amano leggere a voce alta), un Andrea Camilleri in smagliante forma ripercorre uno dei racconti più belli e famosi del grande Gogol’. Come molti sapranno, la storia è incentrata sulle incredibili vicende di un naso scomparso dal viso del suo padrone, che vaga in alta uniforme per le strade di San Pietroburgo tra lo stupore generale della gente. E Camilleri, con la sua sottile e consueta ironia, ci accompagna su e giù per la Prospettiva Nevskij a inseguire il Naso e il suo disperato padrone, divertendosi nel contempo ad osservare i difetti di una piccola borghesia vanitosa, ben pasciuta e formalista.

Il volume fa parte della collana “Save the Story”, concepita nel 2010 dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco in collaborazione con il Gruppo Editoriale L’Espresso. L’idea è quella di far riscoprire ai più giovani i grandi classici della letteratura facendoli raccontare da noti autori contemporanei, i quali li ripercorrono e reinterpretano alla luce della propria personalità, del proprio stile narrativo, con un linguaggio sempre chiaro, invitante e scorrevole. I testi di questa collana sono estremamente godibili anche per le bellissime illustrazioni che li corredano, create ad hoc da bravissimi disegnatori. Ogni libro, inoltre, si conclude con una nota finale dal titolo “Da dove viene questa storia”, che è un vero e proprio excursus per raccontare le radici della storia appena letta.

Il naso interpretato da Camilleri sarebbe indicato, a mio parere, anche per un regalo di Natale o di compleanno, ma lo trovo comunque utile per invogliare i bambini all’approccio dei classici attraverso una presentazione simpatica e nello stesso tempo facile e accessibile, che potrebbe fare poi da stimolo ad una lettura più matura e consapevole del testo originale quando arriveranno all’età giusta. Vi assicuro però che queste intramontabili storie rivisitate da scrittori contemporanei sono piacevolissime anche per i ragazzi più grandicelli e ancora di più per noi adulti.
Tra i volumi della collana, di cui ogni tanto vi presenterò un titolo (visto che ho avuto più volte l’occasione di apprezzarli con mio figlio), troviamo anche I promessi sposi raccontati da Umberto Eco, Gulliver raccontato da Jonathan Coe, Cyrano de Bergerac raccontato da Stefano Benni, e tanti altri classici famosi, uno più bello e interessante dell’altro. Qui il link della Scuola Holden dove è possibile visionare tutti gli altri titoli.

Vi lascio ora in compagnia della seconda parte dell’epilogo, dove Camilleri ci illustra, con il suo solito stile amabile e confidenziale, la mitica figura del grande scrittore russo…

Da dove viene questa storia (pp.93-96)

Be’, forse è meglio vedere prima da dove viene il suo autore. Nikolàj Gogol’ nacque in Russia, a Soročintsy, nel governatorato ucraino, il 20 marzo (secondo il vecchio calendario) o il 1º aprile (secondo il nuovo calendario) del 1809. Bellissima occasione, comunque, per festeggiare due compleanni!
La sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà e possedeva grandi estensioni di terreno e un villaggio con 400 anime. Non vi impressionate, “anime” erano chiamati i contadini poveri che erano proprietà assoluta, anima e corpo, dei loro padroni.
La madre di Nikolàj era una donna di severi costumi, il padre un estroso buontempone. Nikolàj amava moltissimo la madre, ma il padre lo divertiva assai di più.
Già da piccolo, Nikolàj dimostrò d’avere un carattere difficile che lo portava a isolarsi dai compagni di scuola, ma nello stesso tempo a conquistarseli mettendo in scena brevi monologhi assai divertenti che lui stesso scriveva e interpretava. Recitava bene, tanto che, più grandicello, per un certo periodo pensò seriamente di mettersi a fare l’attore.
Dotato di una fantasia vulcanica, aveva cominciato a scrivere prestissimo. Un giorno, il noto poeta e commediografo Kapnist, amico di famiglia, chiese a Nikolàj di leggergli alcune sue poesie. Il ragazzo accettò a patto che fossero solo loro due chiusi in una stanza. All’uscita, Kapnist disse: “Da questo bambino può nascere un grande talento.” Nikolàj aveva solo 5 anni. Kapnist aveva visto giusto.
Gogol’ visse appena 43 anni, lasciandoci almeno tre capolavori immortali: “I Racconti di Pietroburgo”, “Le Anime morte” e la commedia “Il Revisore”.
Adoperava la sua lingua con un’eleganza e una raffinatezza ineguagliabili, gli storici della letteratura lo considerano ancora il miglior “stilista”, e i suoi racconti sono di una perfezione assoluta.
Pensate che non c’è stato un grande scrittore russo che non abbia elevato a oggetto di culto un suo racconto. Il sommo poeta Puskin stravedeva proprio per “Il Naso”, Anton Cechov per “La Carrozza”. Dostoevskij aveva scelto per sé quello intitolato “Il Cappotto”, dichiarando che tutti gli autori russi, lui compreso, erano nati tra le falde di quel cappotto.
Ma di certo Gogol’ non stimò mai se stesso quanto lo stimarono gli altri. Non era mai in pace né con sé né col mondo.
Per qualche anno fece l’impiegato in un ministero, per un po’ di tempo insegnò all’università… Troppo irrequieto e scontento per restare fermo in un posto. Viaggiava molto, questo sì.
Non amava la società del suo tempo e non smise mai di metterne in luce con impietosa ironia il cieco servilismo, la sordità burocratica, le ingiustizie, l’arrivismo, i vanitosi rituali di una piccola borghesia grassa, ignorante e presuntuosa.
Verso i trent’anni, fece il primo viaggio in Italia, venne a Roma e ritrovò un po’ di serenità. “Io sono nato qui,” scrisse a un amico, aggiungendo: “Io mi sono ridestato nella mia patria.”
Poi, al ritorno in Russia, la sua salute mentale peggiorò di molto, ebbe delle sconvolgenti crisi mistico-religiose tanto da bruciare alcuni dei suoi manoscritti… Finché sopraggiunse la fine.
Prima di lui, la letteratura russa, soprattutto nella poesia, aveva celebrato grandi figure eroiche, personaggi quasi mitici che vivevano sulla terra ma sembravano volare alti nel cielo, irraggiungibili come semidei.
Gogol’ fu il primo in assoluto a scrivere della piccola gente, del barbiere, dell’impiegatuccio, della fruttivendola, di quell’umanità che si poteva ogni giorno incontrare al mercato o in un ufficio aperto al pubblico, tratteggiandola con pietosa ironia. Con lui, il popolo minuto irrompe trionfalmente nella letteratura. Il sarcasmo, invece, Gogol’ lo riserverà alla piccola borghesia, alla nobiltà di basso livello, alle quali non perdonerà nulla.
Il modo con cui lo scrittore affronta questi personaggi non è mai ottusamente realistico, anzi talvolta la sua ribollente fantasia fa sì che la realtà diventi un trampolino di lancio verso un’altra realtà, quella fantastica. Così è nato “Il Naso”. Personalmente, come scrittore, io considero Gogol’ uno dei miei due nonni (l’altro si chiama Lawrence Sterne).
Ma non sono per niente sicuro che essi mi considerino un loro nipote.


7° Volume: “La storia de Il Naso”. Andrea Camilleri racconta “Il naso” di Nikolaj Gogol’. Illustrazioni di Maja Celija.

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