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Ti son caduto accanto.
Tu stavi muta colle ciglia chiuse.
Ti baciavo la nuca
e quasi non sapevo.
Sono triste, angosciato,
più nulla ti so dire.
Oh mi pare che tu non voglia più!
E’ tanto triste adesso quell’istante.
Ho paura che tutto sia finito.
Non mi dici più nulla.
Sono solo terribilmente solo
e avvilito.
Prima almeno speravo
e trepidavo ignaro.
Ora non so,
ma sto male
tanto male.
Oh come mi ha lasciato solo
il tuo bacio!
Tu ricordi, bambina:
<< Senza una donna da serrarmi al cuore
mai l’ebbi e mai l’avrò. Solo; stremato,
da desideri immensi…>>
Mi par di ritornare in quell’inferno
quando scrivevo quei versi.
Ma allora ero già tanto rassegnato.
Ora ho nel sangue un veleno terribile
e il disgusto del fumo
che ho respirato per sognare di te
mi rivolta la gola.
Tu non senti più nulla?
Oh una tua tenerezza
in questa sera maledetta
mi ridarebbe la vita.
Ma tu non mi hai detto più nulla
e mi pare vorrai così per sempre.
Oh non potevo crederlo
di essere amato!
Di avere una donna,
un corpo vivo, un’anima,
un povero e divino cuore umano
che sognasse di me.
Eppure l’ho sperato,
accanto a te l’ho sperato,
nei baci dolci,
nelle parole sommesse
moribonde di tenerezza.
L’ho ripensato nel cuore ardente
trepidante di un tuo sorriso.
Oh se fosse uno spasimo,
se potessi urlare
tutto sconvolto
come ho fatto tante volte
prima dei tuoi baci,
ma no, è una sofferenza
atroce ma stanca,
che mi avvelena il sangue
con la nausea del fumo
e il ribrezzo
e l’incertezza.
Tornare adesso a far la vita buia
sterile, stanca,
dopo tutto quel paradiso
non posso più non posso.
Ho bisogno di averti d’accanto
e di stringerti a me
e vederti sorridere
e piangere e sognare
e socchiudere gli occhi
a tanti baci
e ridirmi parole
per me solo per me solo.
Oh che nausea che angoscia orribile!
Solo più stretto a te
posso reggere in vita.
Sarà egoismo senz’amore,
me ne vergognerò anche,
ma ti supplico fammi ancora sentire
il tuo amore bello,
fammi credere ancora
coi tuoi capelli devastati,
colle tue palpebre scure abbassate
come viole appassite,
che io nella vita non sono un mendicante
rifiutato da tutti.
Fammi dimenticare questo
nei tuoi baci divini.
Oh bambina se tu sapessi quanto ho sofferto
quando stasera non mi hai detto nulla.

(notte 30 agosto 1927)


Ti amo, bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.
O quando lontano da te
dinanzi al tuo ritratto
mi struggo a contemplare
dove di tra lo scialle
il tuo corpo è nascosto,
ma s’indovina nitido
e in basso tra le frange,
appaiono accavallate
le belle gambe nervose,
ma molli come i seni,
e le lunghe fila nere s’indugiano
in perfide ambagi
sulle ginocchia
sulle cosce strette
che mai mai amerò.
E questo è pure quell’amore triste
– ma oh come lontano
in questa sera trepidante di speranza –
che si perdeva in sogno a contemplare
i tuoi capelli lievi,
il tuo viso distrutto
dal segreto soffrire,
i tuoi grandi occhi spalancati
vigili sul dolore
– ma come tutto questo è stanco e pallido! –
Mi tenta questa sera
una gioia più forte,
una speranza più ardente,
che mi freme nel cuore
al pensiero sensuale di te.
Eppure tu eri bella
in quel sogno lontano,
in quell’ardore triste,
e ancora mi riafferri,
tentatrice, così.
Oh potere divino
di confondere in te
le due gioie diverse
e lambirti d’amore
in un’oscurità piena di luce,
che mi lasci negli occhi
il tuo sogno e il tuo pianto,
ma mi bruci e mi scuota le membra
sussultanti,
strette contro le tue membra
frementi,
in un delirio d’anima e di sangue.
Questo, bambina.
Non ti fa paura?

[6 settembre 1927]

Dalla raccolta “Rinascita” (1925-1927), inclusa nel volume Le poesie (Einaudi, 2014)


Nota aggiuntiva:

In seguito a questo mio post, la blogger di Questioni di libri ha pubblicato sulle sue pagine un articolo molto interessante sul rapporto “poesia-donna” in Cesare Pavese, che si può leggere a questo link. Ringrazio Elisabetta per avermelo segnalato, perché trovo sia utile e piacevole non solo scambiarsi commenti e impressioni, ma anche condividere studi, ricerche e ulteriori notizie sugli autori  che più ci appassionano.

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