Cesare Pavese, due poesie

Ti son caduto accanto.
Tu stavi muta colle ciglia chiuse.
Ti baciavo la nuca
e quasi non sapevo.
Sono triste, angosciato,
più nulla ti so dire.
Oh mi pare che tu non voglia più!
E’ tanto triste adesso quell’istante.
Ho paura che tutto sia finito.
Non mi dici più nulla.
Sono solo terribilmente solo
e avvilito.
Prima almeno speravo
e trepidavo ignaro.
Ora non so,
ma sto male
tanto male.
Oh come mi ha lasciato solo
il tuo bacio!
Tu ricordi, bambina:
<< Senza una donna da serrarmi al cuore mai l’ebbi e mai l’avrò. Solo; stremato, da desideri immensi…>>
Mi par di ritornare in quell’inferno
quando scrivevo quei versi.
Ma allora ero già tanto rassegnato.
Ora ho nel sangue un veleno terribile
e il disgusto del fumo
che ho respirato per sognare di te
mi rivolta la gola.
Tu non senti più nulla?
Oh una tua tenerezza
in questa sera maledetta
mi ridarebbe la vita.
Ma tu non mi hai detto più nulla
e mi pare vorrai così per sempre.
Oh non potevo crederlo
di essere amato!
Di avere una donna,
un corpo vivo, un’anima,
un povero e divino cuore umano
che sognasse di me.
Eppure l’ho sperato,
accanto a te l’ho sperato,
nei baci dolci,
nelle parole sommesse
moribonde di tenerezza.
L’ho ripensato nel cuore ardente
trepidante di un tuo sorriso.
Oh se fosse uno spasimo,
se potessi urlare
tutto sconvolto
come ho fatto tante volte
prima dei tuoi baci,
ma no, è una sofferenza
atroce ma stanca,
che mi avvelena il sangue
con la nausea del fumo
e il ribrezzo
e l’incertezza.
Tornare adesso a far la vita buia
sterile, stanca,
dopo tutto quel paradiso
non posso più non posso.
Ho bisogno di averti d’accanto
e di stringerti a me
e vederti sorridere
e piangere e sognare
e socchiudere gli occhi
a tanti baci
e ridirmi parole
per me solo per me solo.
Oh che nausea che angoscia orribile!
Solo più stretto a te
posso reggere in vita.
Sarà egoismo senz’amore,
me ne vergognerò anche,
ma ti supplico fammi ancora sentire
il tuo amore bello,
fammi credere ancora
coi tuoi capelli devastati,
colle tue palpebre scure abbassate
come viole appassite,
che io nella vita non sono un mendicante
rifiutato da tutti.
Fammi dimenticare questo
nei tuoi baci divini.
Oh bambina se tu sapessi quanto ho sofferto
quando stasera non mi hai detto nulla.

(notte 30 agosto 1927)


Ti amo, bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.
O quando lontano da te
dinanzi al tuo ritratto
mi struggo a contemplare
dove di tra lo scialle
il tuo corpo è nascosto,
ma s’indovina nitido
e in basso tra le frange,
appaiono accavallate
le belle gambe nervose,
ma molli come i seni,
e le lunghe fila nere s’indugiano
in perfide ambagi
sulle ginocchia
sulle cosce strette
che mai mai amerò.
E questo è pure quell’amore triste
– ma oh come lontano
in questa sera trepidante di speranza –
che si perdeva in sogno a contemplare
i tuoi capelli lievi,
il tuo viso distrutto
dal segreto soffrire,
i tuoi grandi occhi spalancati
vigili sul dolore
– ma come tutto questo è stanco e pallido! –
Mi tenta questa sera
una gioia più forte,
una speranza più ardente,
che mi freme nel cuore
al pensiero sensuale di te.
Eppure tu eri bella
in quel sogno lontano,
in quell’ardore triste,
e ancora mi riafferri,
tentatrice, così.
Oh potere divino
di confondere in te
le due gioie diverse
e lambirti d’amore
in un’oscurità piena di luce,
che mi lasci negli occhi
il tuo sogno e il tuo pianto,
ma mi bruci e mi scuota le membra
sussultanti,
strette contro le tue membra
frementi,
in un delirio d’anima e di sangue.
Questo, bambina.
Non ti fa paura?

[6 settembre 1927]

Dalla raccolta “Rinascita” (1925-1927), inclusa nel volume Le poesie (Einaudi, 2014)


Nota aggiuntiva:

In seguito a questo mio post, la blogger di Questioni di libri ha pubblicato sulle sue pagine un articolo molto interessante sul rapporto “poesia-donna” in Cesare Pavese, che si può leggere a questo link. Ringrazio Elisabetta per avermelo segnalato, perché trovo sia utile e piacevole non solo scambiarsi commenti e impressioni, ma anche condividere studi, ricerche e ulteriori notizie sugli autori  che più ci appassionano.

17 pensieri su “Cesare Pavese, due poesie

    1. Non conoscevo bene la sua produzione poetica, a parte le liriche più note e famose. Queste Pavese le aveva scritte a soli diciannove anni, ispirato dall’amore struggente per una ragazza che era già fidanzata, ma le notizie reperibili in rete sono scarse e poco approfondite. Mi piacerebbe saperne qualcosa di più. Nel frattempo mi godo un po’ alla volta le altre raccolte pubblicate nel libro 😉

      Piace a 1 persona

      1. elisabetta mori romanazzi

        Se vuoi e ti fa piacere ti trasferisco un mio articolo (ma come) che scrissi proprio su Pavese e le donne, partendo dalla lettura del suo libro Le poesie del disamore (e altri versi). Facciamo così, lo posto su Questioni di libri la prossima settimana (ieri ho appena postato IL POEMA DEI LUNATICI di Cavazzoni. Ciao

        Piace a 1 persona

      2. Grazie Elisabetta! Ho appena aggiunto nella pagina di presentazione la possibilità di contattarmi direttamente via email, ma in ogni caso attendo con piacere (e con grande interesse) di leggere l’articolo pubblicato sulle tue pagine. A presto! 🙂

        "Mi piace"

  1. Su Cesare Pavese una risorsa forse utile qui:
    http://www.fondazionecesarepavese.it/cesarepavese/progetti.php
    comunque la risorsa più preziosa per conoscere l’anima dell’uomo e la riflessione dello scrittore è Il mestiere di vivere , con l’ottima cura di Marziano Guglielminetti.

    Lascio qui una delle poesie che ho più amato di lui (da Lavorare stanca ), e che ricordo indelebilmente dal corso monografico all’università:

    DUE SIGARETTE
    Ogni notte è la liberazione. Si guarda i riflessi
    dell’asfalto sui corsi che si aprono lucidi al vento.
    Ogni rado passante ha una faccia e una storia.
    Ma a quest’ora non c’è più stanchezza: i lampioni a migliaia
    sono tutti per chi si sofferma a sfregare un cerino.

    La fiammella si spegne sul volto alla donna
    che mi ha chiesto un cerino. Si spegne nel vento
    e la donna delusa ne chiede un secondo
    che si spegne: la donna ora ride sommessa.
    Qui possiamo parlare a voce alta e gridare,
    che nessuno ci sente. Leviamo gli sguardi
    alle tante finestre – occhi spenti che dormono –
    e attendiamo. La donna si stringe le spalle
    e si lagna che ha perso la sciarpa a colori
    che la notte faceva da stufa. Ma basta appoggiarci
    contro l’angolo e il vento non è più che un soffio.
    Sull’asfalto consunto c’è già un mozzicone.
    Questa sciarpa veniva da Rio, ma dice la donna
    che è contenta d’averla perduta, perché mi ha incontrato.
    Se la sciarpa veniva da Rio, è passata di notte
    sull’oceano inondato di luce dal gran transatlantico.
    Certo, notti di vento. E’ il regalo di un suo marinaio.
    Non c’è più il marinaio. La donna bisbiglia
    che, se salgo con lei, me ne mostra il ritratto
    ricciolino e abbronzato. Viaggiava su sporchi vapori
    e puliva le macchine: io sono più bello.

    Sull’asfalto c’è due mozziconi. Guardiamo nel cielo:
    la finestra là in alto – mi addita la donna – la nostra.
    Ma lassù non c’è stufa. La notte, i vapori sperduti
    hanno pochi fanali o soltanto le stelle.
    Traversiamo l’asfalto a braccetto, giocando a scaldarci.

    ps Pavese è stato vittima dell’umana miseria di un poeta come Montale, ne decretò la stroncatura (forse intuendone e temendone il talento).

    Piace a 2 people

    1. Grazie per il contributo, come sempre graditissimo 🙂 Come trapela da molte poesie, sia dell’età matura che giovanili, la sua ricerca di una donna fu sempre tormentata e complessa, e probabilmente nasceva da una difficoltà innata a rapportarsi con il femminile. Nell’anno in cui aveva scritto le poesie dell’articolo si era ad esempio infatuato di una certa Milly, soubrette e ballerina, alla quale aveva mandato delle lettere senza successo. Ma non è detto che queste liriche fossero dedicate a lei, visto che nell’estate del 1927 aveva avuto dei contatti anche con la fidanzata di un amico, che potrebbe corrispondere alla presenza “bionda” di alcuni versi. Mentre la famosa “donna dalla voce rauca”, citata nella biografia del sito che mi hai gentilmente segnalato, viene collegata a Tina Pizzardo, che trovò posto nel suo immaginario poetico solo più avanti nel tempo, nel corso degli anni ’30. Credo però che l’intenzione di rintracciare nei versi di Pavese l’identità delle donne di volta in volta amate (in modo oggettivo o solo con la fantasia) sia un’impresa a dir poco titanica, se non impossibile, quindi meglio abbandonarla da subito 😉

      Piace a 1 persona

      1. Ah! 🙂
        Allora è molto probabilmente in riferimento a Milly l’omaggio di De Gregori a PAvese nella famosissima e splendida Alice :
        E Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina…

        Vedi che come detective sei piuttosto brillante, hai contribuito a risolvere un difficile caso 😉

        Piace a 2 people

  2. elisabetta mori romanazzi

    Grazie Alessandra, Come vedi l’argomento “Pavese” è di un vastità che induce a deporre le armi!
    Ho cercato di inserire nel post alcuni link che portano ad un approfondimento dei vari aspetti della personalità del Nostro. Ma nel mio articolo mi sono attenuta esclusivamente al rapporto personale e intimista uomo-donna, tralasciando cioè i simbolismi attribuiti dalla critica ai tanti personaggi femminile che affollano le narrazioni di Pavese.
    Ciao, a presto leggerti.

    Piace a 1 persona

    1. Che sincronismo, ho postato un commento nel tuo blog nell’esatto momento in cui mi arrivava il tuo! 😉 Sì, Pavese offre svariati argomenti su cui riflettere ed è giusto che ognuno ne parli sulla base di ciò che l’ha maggiormente colpito e coinvolto, senza attenersi solo a schemi critici e opinioni comuni. Bello questo scambio sulle sue poesie, mi ha fatto veramente piacere! A rileggerci.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...