Wislawa Szymborska, tre poesie

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Una vita all’istante

Una vita all’istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbottonato in corsa –
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

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Progetto un mondo

Progetto un mondo, nuova edizione,
nuova edizione, riveduta,
per gli idioti, ché ridano,
per i malinconici, ché piangano,
per i calvi, ché si pettinino,
per i sordi, ché gli parlino.

Ecco un capitolo:
La lingua di Animali e Piante,
dove per ogni specie
c’è il vocabolario adatto.
Anche un semplice buongiorno
scambiato con un pesce,
àncora alla vita
te, il pesce, chiunque.

Quell’improvvisazione di foresta,
da tanto presentita, d’un tratto
nelle parole manifesta!
Quell’epica di gufi!
Quegli aforismi di riccio,
composti quando
siamo convinti
che stia solo dormendo!

Il Tempo (capitolo secondo)
ha il diritto di intromettersi
in tutto, bene o male che sia.
Tuttavia – lui che sgretola montagne,
sposta oceani
ed è presente al moto delle stelle,
non avrà il minimo potere
sugli amanti, perché troppo nudi,
troppo avvinti, col cuore in gola
arruffato come un passero.

La vecchiaia è solo la morale
a fronte d’una vita criminosa.
Ah, dunque sono giovani tutti!
La Sofferenza (capitolo terzo)
non insulta il corpo.
La morte
ti coglie nel tuo letto.

E sognerai
che non occorre affatto respirare,
che il silenzio senza respiro
è una musica passabile,
sei piccolo come una scintilla
e ti spegni al ritmo di quella.

Una morte solo così. Hai sentito
più dolore tenendo in mano una rosa
e provato maggiore sgomento
per un petalo sul pavimento.
Un mondo solo così. Solo così
vivere. E morire solo quel tanto.
E tutto il resto eccolo qui –
è come Bach suonato sul bicchiere
per un istante.

Scrivere il curriculum

Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

É d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
É la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


Poesie tratte dal libro La gioia di scrivere, Tutte le poesie (1945-2009), Gli Adelphi. Traduzione di Pietro Marchesani.

13 pensieri su “Wislawa Szymborska, tre poesie

    1. Sto leggendo questa sua vasta raccolta (molto bella, ben curata anche come edizione), e ti assicuro che non ho ancora trovato una lirica che non mi abbia in qualche modo colpita, affascinata e stordita. La Szymborska aveva un modo di osservare le cose del mondo, di sentirle dentro di sé, di rielaborarle a modo suo e di esprimerle poi in versi che ha qualcosa di “stupefacente” (oltre che di profondamente significativo).

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  1. Athenae Noctua

    Fino a pochi mesi fa non avevo mai sentito nominare la Szymborska, e non ho nemmeno ora una conoscenza della sua poesia tale da poterne parlare con competenza. A pelle, i suoi versi mi affascinano molto, mi danno una sensazione di autenticità. Il mio “incontro” con questa poetessa è legato (chi l’avrebbe mai detto?) al mito classico: sono rimasta incantata dal suo Monologo per Cassandra

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    1. Ma quanto è meraviglioso (anche) il finale della poesia che hai appena citato? (È andata come dicevo io. / Solo che non ne viene nulla. / E questa è la mia veste bruciacchiata. / E questo è il mio ciarpame di profeta. / E questo è il mio viso stravolto. / Un viso che non sapeva di poter essere bello.) Ho notato che diverse liriche attingono ispirazione dalla mitologia greca. Ti consiglio, appena ne hai l’occasione, di leggere anche “Intervista con Atropo”, che è impostata su un tono colloquiale e molto ironico. L’opera di questa poetessa ha qualcosa di filosofico che mi affascina. Quando l’avrò compresa e inquadrata meglio, cercherò di dedicarle un post dettagliato.

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  2. La Wislawa ( più semplice scriverne il nome ) è la maggiore poetessa polacca, piuttosto poco conosciuta in Italia; prima, durante la guerra, aveva subito le sopraffazioni del nazisti, e poi era stata perseguitata e messa al bando dal regime comunista di Varsavia come dissidente. Caduto il muro di Berlino, è diventata per i polacchi, e non solo per loro, il simbolo del coraggio e della libertà. Ho avuto l’occasione di presentarla un paio di volte al pubblico. Nessuno l’aveva mai neppure sentita nominare!
    Sono assai contento che l’hai scoperta, aiutandomi così a farla conoscere al popolo web. Aspetto un tuo articolo su di lei per i Quaderni che dirigo.

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  3. Amo la Szymborska e la sua leggerezza insostenibile e terribile, così lontana dai poeti laureati .
    La mia preferita resta questa:

    Ti togli, ci togliamo, vi togliete
    cappotti, giacche, gilè, camicette
    di lana, di cotone, di terital,
    gonne, calzoni, calze, biamcheria,
    posando, appendendo, gettando su
    schienali di sedie, ante di paraventi;
    per adesso, dice il medico, nulla di serio
    si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
    prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
    torni fra tre mesi, sei, un anno,
    vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
    e voi supponevate, e lui sospettava;
    è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
    stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
    cinture, bottoni, cravatte, colletti
    e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
    -sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
    riutilizzabile per protratta scadenza.

    Vestiario, da Gente sul ponte

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    1. Hai ragione, bella e tremenda insieme… Ecco cosa mi piace della sua poesia: c’è un’apparente leggerezza, talvolta velata d’ironia, che avvolge situazioni e stati d’animo di una certa gravità. Nessun patetismo, nessun visceralismo. Eppure il messaggio arriva in modo forte e intenso, non lascia indifferenti.
      Come nella seguente poesia, dove la potenza del significato travalica la semplicità dei versi:

      Una bufera
      di notte ha strappato tutte le foglie dell’albero
      tranne una fogliolina,
      lasciata
      a dondolarsi in un a solo sul ramo nudo.

      Con questo esempio
      la Violenza dimostra
      che certo –
      a volte le piace scherzare un po’.

      (Esempio, da Qui)

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    1. Ho l’impressione che la sua notorietà sia aumentata, qui in Italia, soprattutto dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2012. Il suo traduttore italiano, Pietro Marchesani, spiega quanto fosse poco conosciuta in Italia anche prima del conferimento del Nobel per la Letteratura, avvenuto nel 1996, e dello stupore che si sollevò nel nostro paese per tale assegnazione. Eppure la Szymborska era già amata e apprezzata in tutto il mondo fin dagli anni ‘70, tradotta e pubblicata in numerose lingue. Insomma, spesso noi italiani arriviamo per ultimi a scoprire ciò che c’è di buono al mondo 😉

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