Ernest Hemingway – un estratto

A meno di trenta metri, in mezzo all’erba, il grosso leone si teneva appiattito contro il suolo. Aveva le orecchie abbassate e il suo unico movimento era un leggero fremito, su e giù, della lunga coda col ciuffo nero. Si era messo sul chi vive appena aveva raggiunto questo nascondiglio e soffriva per la ferita nella pancia, che era piena, e continuava a indebolirsi per quella ai polmoni, che gli faceva salire alla bocca una rada schiuma rossa ogni volta che respirava. I suoi fianchi erano umidi e caldi e le mosche si posavano sulle piccole aperture che i proiettili avevano praticato nella sua pelle fulva, e i suoi occhioni gialli, trasformati in due fessure dall’odio, guardavano diritto davanti a loro, chiudendosi solo quando, col respiro, veniva anche il dolore, e i suoi artigli erano piantati nella terra soffice cotta dal sole. Tutto in lui, dolore, nausea, odio e ogni forza residua, confluiva nell’assoluta concentrazione indispensabile per un attacco. Il leone sentiva gli uomini parlare e aspettava, raccogliendosi tutto in questa preparazione dell’attacco che avrebbe scatenato appena gli uomini fossero entrati nella radura. Quando sentì le voci la sua coda s’irrigidì, muovendosi su e giù, e quando gli uomini misero piede tra l’erba il leone mandò un grugnito cavernoso e attaccò.

(La breve vita felice di Francis Macomber, pag.23-24 – Tutti i racconti, I Meridiani, Mondadori, 1990)

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15 pensieri su “Ernest Hemingway – un estratto

  1. Questo è solo il frammento di un racconto, uno dei tanti splendidi famosi e immortali racconti del grande Papa. A distanza, praticamente, di un secolo – Hemingway resta moderno, modernissimo – maestro di scrittura in ogni genere e manifestazione in cui la scrittura può esprimersi, dal racconto breve o lungo al romanzo breve o lungo.
    A me personalmente ha dato e continua a dare tanto, e siccome non temo d’essere fazioso, arrivo a dire che uno scrittore che ambisca ad essere tale, non può ignorare Hemingway e non assimilarne l’impareggiabile semplicità eppure mai banale.
    (Si capisce che amo Heminway? -:) )

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    1. Ecco, vedi, a forza di parlarmene bene di questi racconti non ho resistito e sono corsa in biblioteca a procurarmeli, mettendo da parte le altre letture che avevo in corso 😛 Ma sono contenta, anzi contentissima, perché sono avvincenti e meravigliosamente scritti bene, sia per le descrizioni, che ti proiettano davanti agli occhi proprio la scena mentre la leggi, sia per la caratterizzazione degli stati d’animo dei personaggi, come ad esempio la loro paura, la rabbia, la vergogna… Adesso sono nei guai, perché appena arrivo a casa mi butto sul libro e trascuro tutti 😀 😉

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  2. Che meraviglioso splendido genere di guaio!
    A proposito di Hemingway, mi fai venire in mente che un giorno sulla metro di fronte a me c’era un tipo dall’aria di poveraccio, scalcinata, e la metro stava arrivando da un quartiere noto per essere abitato da gente precaria, di “borgata”, e non certo “intellettuale”.
    Trovavo molto strano, abnorme, vedere un tipo di quell’aspetto, lì con un libro in mano. E ancora più strano che stesse leggendolo appassionatamente. Non ho resistito, dovevo assolutamente scoprire che diavolo mai stesse assorbendolo tanto, mi aspettavo di scoprire senz’altro una lettura da retro-edicola, ho allungato il collo-infilati gli occhiali.
    Stava leggendo “Il Vecchio e il Mare”.
    In quel momento, Hemingway vinceva qualcosa di molto-tanto di più di un Premio Nobel!!!!!!!!!!!!!!!

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    1. E’ consolatorio pensare che una lettura di qualità possa avere tra i tanti effetti positivi anche quello di far staccare, almeno per un po’ di tempo, l’attenzione dai problemi della vita quotidiana. Del resto succede un po’ a tutti, anche se in contingenze meno gravi, di trovare ogni tanto rifugio e conforto in un buon libro, anche se poi bisogna fare di nuovo i conti con la realtà. Il vecchio e il mare è già in lista, e credo che sarà il prossimo… 😉

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  3. I Racconti sono la cosa più bella di Hemingway (stupenda — tra parentesi — l’analisi che ne fa Kundera ne “I testamenti traditi”). Secondo me Hem dava il meglio nelle cose brevi (anche i poco conosciuti reportage giornalistici, anche quelli scritti molto di fretta e non rivisti, sono molto buoni). Lo apprezzo molto meno nei romanzi; spiacente, ma non era secondo me scrittore adatto al passo lungo del romanzo. In quanto all’ uomo Hemingway mi astengo, ne parlerei solo in presenza del mio avvocato 😉

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  4. Stupore e meraviglia, Ernest ha scritto alcune delle cose che più mi hanno sbriciolato. Farewell to arms, Per chi suona la campana, e i suoi racconti che per me, che da sempre faccio fatica a confrontarmi con questo genere, sono tanti piccoli miracoli. Goditeli 😉

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  5. Mi hai dato un’opportunità di rileggere Hemingway. Con Steinbeck, nella loro totale diverità, è stato un amore della mia adolescenza e, confesso, ho sempre timore di riprendere quei libri e non trovarvi più ciò che avevo lasciato. Tempo fa, avevo riaperto Addio alle armi, lasciando dopo tre pagine ed escludendo di riaprire l’adorato, al tempo, Per chi suona la campana. Ora ci ripenserò.

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    1. Piacevolissimo questo scambio d’opinioni su un autore, sembra proprio di essere in un salottino letterario! 🙂 E’ vero, ci sono dei libri talmente belli e intensi che al pensiero di rileggerli si teme quasi di rompere l’incanto della prima volta. Però a me è anche capitato qualche volta, rileggendo un romanzo dopo molti anni, di cogliervi qualcosa di più significativo e profondo che probabilmente negli anni giovanili mi era sfuggito. Quindi talvolta le riletture possono anche riservare, a distanza di tempo, delle belle sorprese 😉

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    1. Dai Elena, allora siamo in due 😉 Anch’io lo sto scoprendo solo ora e non c’è nulla di cui vergognarsi, il mondo letterario è ricco e vasto e offre tanti bocconi interessanti, ma spesso di alcuni bisogna rimandarne l’assaggio per non fare indigestione. Ogni lettura, per grande o piccola che sia, ha il suo particolare momento. E poi, se devo dirla tutta, alle vanterie di quelli che fanno intendere di aver letto ogni grande nome del passato, mica ci credo più di tanto… 😉

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