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Soffocare, Chuck Palahniuk, Mondadori, 2013, 265 p.

Soffocare, Chuck Palahniuk, Mondadori, 2013, 265 p.

Di solito preferisco parlare dei libri che mi sono particolarmente piaciuti e che mi hanno trasmesso quel certo non so che di cui avevo bisogno, ma stavolta farò un’eccezione. In realtà sarebbe giusto dissertare più spesso anche di ciò che non ha convinto fino in fondo, ma poi la mancanza di tempo costringe a selezionare, scartare, ad operare un certo tipo di scelta, e alla fine le energie vengono quasi sempre convogliate sul tipo di lettura che maggiormente interessa. Come è naturale che sia. Prima di continuare mi preme però chiarire che le seguenti opinioni sono del tutto personali, passabili di critiche e osservazioni. Il mio è un semplice punto di vista, che può benissimo non essere condiviso da altre persone.
Per arrivare subito al sodo, dirò che questo libro l’ho abbandonato più volte per poi riprenderlo in mano altrettante, e se sono arrivata all’ultima pagina, nonostante la repulsione suscitata da certe descrizioni, è stato grazie alla testardaggine di volerne capire fino in fondo il senso. Non so se poi ci sono riuscita, a capirne bene il senso, ma qualcosa mi sembra di aver afferrato.

Innanzitutto devo dire che molte scene mi sono apparse eccessivamente grottesche, anche se hanno lo scopo di rappresentare l’alienazione e il degrado dell’uomo contemporaneo. Ci sono dei passaggi che mi hanno veramente urtata e infastidita, e non starò di certo qui ad elencarli nel dettaglio con il rischio di suscitare, a mia volta, dei possibili fastidi in altre persone. Aggiungo solo che questa è una storia che non ti risparmia nulla sugli stati fisici dei protagonisti, per cui se il personaggio di turno sta sbavando, vomitando o pisciando (per non parlare di altro), Palahniuk la suddetta scena te la descrive ben bene in tutti i particolari, senza pietà e pudori di sorta, infischiandosene allegramente dell’eventuale sguardo attonito che può apparirti in quel momento sulla faccia. Questi sono problemi tuoi, non certamente dello scrittore.

Intendiamoci, non è la prima volta che leggo delle cose spinte, toste o che vanno fuori dagli schemi abituali, e neppure mi considero una lettrice troppo delicata e schifiltosa, ma queste pagine ho fatto veramente fatica a digerirle. Da parte mia sono più che convinta che molte cose si sarebbero potute comunicare ai lettori anche senza eccedere in espressioni esageratamente volgari o raccapriccianti, ma questa è e rimane un’opinione soggettiva. Al di là di questo non posso dire che lo scrittore manchi di talento, perché c’è una vena di genialità che si avverte in ogni pagina e che risiede proprio in quel modo anticonformistico e insolitamente audace con cui tratta e sviluppa un particolare argomento, fino a portarlo ai limiti estremi. Questa è una capacità che di solito ammiro molto negli scrittori, ma credo che se Palahniuk avesse giocato sull’intera vicenda in modo meno stomachevole e sconcertante, magari togliendo un po’ di spazio alle situazioni strampalate per concederlo alle riflessioni, forse mi avrebbe convinta di più. Anche perché i disagi esistenziali trattati nel libro non sono assolutamente di poca importanza, per quanto sgradevoli da affrontare.

Credo che sia necessario tener conto anche del fatto che lo scrittore aderisce al genere pulp della narrativa americana contemporanea, che ha proprio questa tendenza a rappresentare la realtà in modo esageratamente crudo, con eccessi che sfociano spesso nel sesso o nella violenza. L’interesse di questo tipo di narrativa è infatti quello di puntare al massimo i riflettori su tutte quelle cose che di solito urtano la gente e da cui si preferisce distogliere lo sguardo. Non per niente fin dalle prime righe Palahniuk ci avverte che quello che leggeremo potrebbe non piacerci affatto:

Se stai per metterti a leggere, evita.
Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finché sei ancora intero.
Salvati.
Ci sarà pure qualcosa di meglio alla TV. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli.
Tanto, ringiovanire non ringiovanisci.
Quello che succede qui all’inizio ti farà incazzare. E poi sarà sempre peggio.

È evidente che un’introduzione di questo tipo è anche un po’ furbetta, perché non può far altro che stimolare il lettore ad inoltrarsi ancora di più nelle pagine del romanzo, fosse anche solo per soddisfare la curiosità, anche se poi quello che rischia di trovare potrebbe deludere le aspettative. Quella che contesto non è però la tendenza a mettere in scena le stramberie o le devianze dell’essere umano, né mi dispiace la scelta del pretesto su cui è stata imbastita la vicenda, che trovo alquanto originale. Se si pensa infatti che il romanzo ruota attorno ad un personaggio, tale Victor Mancini, che ha architettato l’insolito stratagemma di fingere di soffocare per un boccone andato di traverso ogni volta che si trova al ristorante, in modo da poter essere salvato in extremis da qualcuno che poi diventerà immancabilmente una sorta di madre o padre adottivo, premuroso nei suoi confronti a vita oltre che fonte assicurata di un sostegno economico a distanza, si può ben comprendere la genialità di questo scrittore, che sicuramente non pecca di fantasia e inventiva. Allo stesso modo non intendo affermare che la storia sia impregnata solo di grossolanità senza avere alla base alcun significato, perché è chiaro che sotto la finzione di Victor Mancini, oltretutto spinta talmente all’estremo da metterne più volte a repentaglio la vita, si nasconde, oltre l’apparente pretesto di assicurarsi delle rendite future, un’asfissia ben più grave e dannosa di quella generata dal boccone di traverso, che in sostanza coinvolge lo spirito ed è alimentata da una profonda solitudine oltre che da una sostanziale incapacità di vivere.

Come credo sia chiaro, in genere non disdegno le vicende dai risvolti estremi o anche bizzarri se questi servono a focalizzare meglio l’attenzione del lettore su talune problematiche, ossia se hanno la funzione di spingerlo a riflettere sui possibili motivi che si celano dietro l’apparenza di fatti e situazioni, però mi dispiace dover riaffermare che questa storia, forse anche a causa della ripetitività ossessiva di certi episodi (per non parlare delle assurdità che si celano nel finale), alla fine mi ha lasciato dentro poco o nulla, se non un senso di insofferenza e noia. Anche le rare riflessioni che ogni tanto emergono qua e là ricordano più delle circonvoluzioni mentali prive di reali sbocchi che non delle brucianti verità sul problema della solitudine e dell’emarginazione sociale. Senza dubbio c’è qualche significato profondo da cogliere, come ad esempio il rapporto madre-figlio che è causa primaria di tutti i problemi emotivi del protagonista, così come di quell’accumulo di vizi e dipendenze che allontana il soggetto dalle possibilità di una vera svolta. Ma rimango comunque dell’idea che i disagi del protagonista si sarebbero potuti evidenziare in altri modi e termini, magari con espressioni e immagini meno disturbanti che non avrebbero comunque intaccato l’efficacia del messaggio di fondo, visto che altri scrittori hanno più volte sviscerato la tematica del disagio esistenziale senza cadere per forza nell’eccesso a tutti i costi. Insomma, forse apparirò anacronistica, ma rimango ancora oggi legata all’esigenza di godermi una bella scrittura, anche quando si tratta di tratteggiare una situazione estrema, e scusatemi se è poco.

Mi è rimasto anche il dubbio se questa tendenza a calcare troppo la mano sia proprio una prerogativa della personalità dell’autore, del suo carattere e della sua mentalità, o se sia stata escogitata ad arte per fare scalpore e vendere di più il libro. Credo che un giorno leggerò altro di Palahniuk per farmene meglio un’idea, anche perché non mi sembra giusto limitare il mio giudizio ad un unico romanzo tra tutti quelli che ha pubblicato. Ma se tra di voi c’è qualcuno che è riuscito ad apprezzare questo libro meglio e di più di quanto sia stata personalmente in grado di fare, gli suggerisco di andare a leggersi anche la recensione di Tommaso, che in fatto di valutazione e giudizio supera di gran lunga la sottoscritta.

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