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Di questo scrittore friulano mi è sempre piaciuto lo stile curato ed elegante, le trame misteriose e suggestive, le storie dei personaggi che si intrecciano tra loro o si estendono in lunghi flashback. In questo articolo parlerò di due suoi romanzi che, per quanto diversi come storia e ambientazione, mi hanno particolarmente colpita: La variante di Lüneburg (pubblicato nel 1993) e Il guardiano dei sogni (2003). Senza togliere nulla a Canone inverso (1996), un altro libro ricco di fascino dove stavolta è la musica a dominare la scena e di cui posterò più avanti un’analisi approfondita.

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La variante di Luneburg

La variante di Lüneburg, Paolo Maurensig, Superpocket, 2006, 158 p.

Un ricco imprenditore tedesco muore, lasciando dietro di sé interrogativi e dettagli che nessuno è in grado di interpretare. Eppure accanto al cadavere c’è un elemento abbastanza inquietante che potrebbe essere rivelatorio: una bizzarra scacchiera fatta con pezzi di stoffa grezza e con bottoni incisi che fungono da pedine. Omicidio o suicidio? E per quali motivi? Nulla aiuta a capire se l’uomo sia stato assassinato o si sia tolto la vita, però è strano che una persona facoltosa che possiede una raccolta di scacchiere di gran pregio ne abbia usata una così misera per giocare la sua ultima partita. In realtà si tratta dell’epilogo di una vicenda cominciata oltre cinquant’anni prima, che fa leva su un’incessante e agguerrita rivalità tra due giocatori di scacchi, due personaggi misteriosi la cui identità si posiziona al di fuori di ogni schema. La loro è stata, nel corso del tempo, una continua sfida tra il bianco e il nero, tra il bene e il male, tra la vita e la morte, con una posta in gioco che ha qualcosa di crudele e terribile.
A mio parere un romanzo ben fatto e strutturato in modo originale, anche per questo andare a ritroso nel tempo mischiando aspetti psicologici, episodi storici e situazioni velate da una patina di mistero, il tutto incentrato su quell’affascinante campo di battaglia che è il gioco degli scacchi. Gioco che incarnandosi nella realtà storica romanzata diventa un valido pretesto per tratteggiare le ossessioni umane, per mettere a nudo le pulsioni psicologiche dei personaggi, in particolare quelle più folli e deleterie. Senza addentrarmi oltre nei particolari, aggiungo solo che questo romanzo, oltre ad essere la storia di una eterna competizione che non conosce limiti e che si può risolvere solo in modo drammatico, è anche la Storia di un’epoca che non si può dimenticare, quella della persecuzione del popolo ebreo ad opera del nazismo. E a tal proposito è interessante l’approccio alla tematica della Shoah attraverso il gioco degli scacchi, passione condivisa dai personaggi del romanzo e fil rouge dell’intera vicenda. Una scelta tematica che non poteva essere più indovinata, visto che perfino il grande Kasparov arrivò al punto di affermare, senza tanti mezzi termini, che questo sport è il più violento che esista al mondo. In effetti il gioco degli scacchi è sempre stato concepito come una lotta intellettuale dove si tratta di schiacciare l’avversario, e dove ciò che conta non è solo la strategia ma anche la freddezza emotiva, perché per vincere, come ha detto Nigel Short, uno dei più forti giocatori britannici odierni, bisogna essere anche “pronti ad uccidere”. La scacchiera, insomma, come metafora del gioco con la morte. E all’evidente passione per gli scacchi è ispirato anche il racconto L’ultima traversa di Maurensig, così come il più recente L’arcangelo degli scacchi, uscito nel 2013, incentrato sulla vita del geniale Paul Morphy.

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Il guardiano dei sogni

Il guardiano dei sogni, Paolo Maurensig, Oscar Mondadori, 2009, 167 p.

Il protagonista è lo stesso narratore, che in seguito ad un problema cardiaco si ritrova a condividere la stanza dell’ospedale con un curioso personaggio: il conte Antoni Stanislaw Augusto Dunin, un aristocratico polacco di raffinata cultura e nobili maniere, che per qualche misterioso motivo conduce una vita da accattone. Tra i due si sviluppa ben presto un dialogo che va a toccare argomenti insoliti, spesso di natura soprannaturale, spaziando anche tra arte, filosofia e letteratura. L’eccentrico conte si rivela in grado di scrutare i sogni delle persone che lo circondano rivelando doti non comuni, mentre il giornalista, inizialmente scettico, sentendosi esaminato nei pensieri più intimi comincia un po’ alla volta a cedere a tali suggestioni. Da una parte le disgressioni metafisiche del conte lo attraggono e lo affascinano, dall’altra gli incutono perplessità e disagio.
Quando Dunin viene dimesso dall’ospedale sparisce letteralmente nel nulla, lasciando il giornalista in preda ad una strana inquietudine. Un senso di vuoto e di estraniamento, accompagnato dal desiderio di trovare delle risposte, lo spingeranno a mettersi sulle tracce dell’eccentrico personaggio, forse per appagare <<l’inconfessabile desiderio di scoprire che la morte è solo un passaggio, un valico da superare.>> Tale ricerca lo porterà a vivere delle situazioni razionalmente inspiegabili, gli scardinerà ogni antica certezza legata alla logica, ma gli schiuderà anche la porta su una visione totalmente inedita della vita.
Da questo momento la trama diventa più complessa, quasi difficile da seguire, con una strana commistione tra sogno e realtà che rende tutta la vicenda ancora più ingarbugliata. Non a caso sulla copertina del libro troviamo un autoritratto di Maurits Cornelis Escher, l’incisore e grafico olandese che nel secolo scorso realizzò delle opere che ancora oggi incantano e sconcertano per le loro illusioni ottiche, dove l’ambiguità visiva si rivela spesso ambiguità di significato.
Tra le altre cose interessanti del libro mi è apparsa molto bella e inquietante la descrizione notturna della città di Venezia, con i suoi canali e le vie labirintiche senza uscita che si riversano improvvisamente in mare, emblematica dello stato d’animo del protagonista che brancola nel buio della coscienza. Con il ritrovamento del conte si fa strada nel romanzo anche la tematica del “doppio”, che come sempre riesce a rendere più conturbante l’atmosfera narrativa. Spesso durante la lettura si prova la sensazione di stare come in sospeso, nell’attesa di un fatto o di un indizio che aiuti a rischiarare meglio la vicenda, ma le carte verranno scoperte solo nelle ultime pagine. Personalmente sono rimasta un po’ delusa dal finale, nel senso che mi aspettavo un colpo di scena più eclatante. Ma la scrittura di Maurensig, come sempre fluida, elegante, ben curata e suggestiva, ha sovente l’effetto di compensare queste piccole mancanze.

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