L’enigma del solitario

L’enigma del solitario, Jostein Gaarder, TEA, 2006, 351 p.
L’enigma del solitario, Jostein Gaarder, TEA, 2006, 351 p.

Un bambino intelligente e curioso, un padre marinaio e filosofo dedito all’alcool, un lungo viaggio dalla Norvegia alla Grecia alla ricerca di una madre/moglie che è scomparsa per ritrovare se stessa. Un vecchio panettiere che vive in un paese sperduto sulle montagne, dove custodisce non solo leccornie e bevande magiche ma anche segreti che vengono tramandati di generazione in generazione. Questi gli ingredienti iniziali del romanzo, con un percorso che si arricchisce man mano di misteri e sorprese, soprattutto per il protagonista bambino (l’io narrante del racconto) che si troverà alle prese con personaggi e contesti piuttosto bizzarri, come ad esempio l’ambiguo nanetto incrociato lungo la strada che gli regala una lente d’ingrandimento; lente che poi gli servirà, guarda caso, per leggere i caratteri minuscoli di un libretto in miniatura rinvenuto in un panino. Un libretto che contiene una storia incredibile, che parla di un’isola incantata dove le carte da gioco prendono misteriosamente forma e vita… e qui inizia il “metaromanzo”, ossia la storia nella storia, che narra le vicende di un naufrago approdato in un luogo sorprendente, che forse è frutto (oppure no) di una mente fervida di immaginazione. Una storia ricca di misteriosi segnali inquietanti che cattura l’interesse del  ragazzino per tutto il viaggio, fino al punto di fargli sospettare che forse non tutto ciò che è scritto è pura fantasia.

Gaarder sceglie spesso dei  bambini come protagonisti dei suoi romanzi, forse perché, al pari di un filosofo, hanno ancora la capacità di stupirsi di fronte alle meraviglie del mondo. O forse perché, per la loro giovane età, hanno una mente ancora libera da schemi e preconcetti e quindi più disponibile all’esplorazione dell’ignoto. Una volta varcato il confine tra l’adolescenza e l’età adulta qualcosa infatti si compromette, l’uomo si lascia assorbire dalle necessità quotidiane e tutto diventa un’abitudine, un trambusto di impegni e doveri che lasciano poco spazio alle divagazioni filosofiche. Il miracolo stesso della vita rischia di diventare un’abitudine, perché un giorno, all’improvviso, cominciamo a dare per scontato il fatto di esistere, e neppure ci rendiamo conto di questo nostro cambiamento d’animo. Arrivati poi alla veneranda età, consci del fatto di aver imboccato il viale del tramonto, ci accorgiamo che quelle poche certezze a cui ci eravamo aggrappati non ci bastano, e ci affanniamo a rispolverare tutte quelle domande sulla vita e sulla morte che avevamo lasciato in sospeso per anni… con un desiderio di risposte che non trova più tempo per essere soddisfatto.

Ma non per tutti è così; in quel mazzo di carte che è il mondo c’è sempre un giullare ricoperto di campanelli che si distingue dagli altri, c’è sempre qualcuno pronto a chiedersi senza interruzioni di sorta: <<Chi siamo? Da dove veniamo? Che senso ha la nostra esistenza?>>. Domande che poi è sempre pronto a sparare a raffica anche su coloro che lo attorniano, creando non poco scompiglio. Il Jolly è un outsider, un diverso, un estraneo, è una categoria a parte che rifiuta di vedere se stesso come una semplice figurina di carta, e proprio per questo è l’unico in grado di osservare, riflettere e prendere consapevolezza di sé. Con atteggiamento socratico si diverte a strappare i veli dell’apparenza e a fare domande impertinenti che mettono in crisi il presunto sapere del gregge, della massa dormiente, facendone emergere la vera ignoranza. Disposto a tormentare non solo gli altri ma soprattutto se stesso pur di arrivare alla verità, il Jolly è l’unica e vera carta da “scoprire” per capire il senso profondo di questo bellissimo romanzo.

 Il Jolly sul tavolo si sdraiò sul dorso con le mani incrociate dietro la testa. Accavallò le gambe e, in quella posizione, tenne un lungo discorso, mentre i nani si accalcavano intorno. “Sono fuori luogo ovunque… Non sono ne’ Re ne’ Fante; non sono un Otto e neppure un Asso. Sono come mi vedete, cioè soltanto un Jolly, e ho dovuto scoprire da solo chi è un Jolly. Ogni volta che muovo la testa, il tintinnio dei sonagli mi ricorda che non ho famiglia. Non ho valore e neppure mestiere… E così, sono andato in giro osservando le vostre attività. Ma, per questa stessa ragione, ho potuto vedere alcune cose nei confronti delle quali voi eravate ciechi. Ogni mattina vi siete dedicati al vostro lavoro, ma senza mai svegliarvi veramente. Forse avete visto il sole e la luna, le stelle del cielo e tutte le cose che si muovono, però non avete di certo visto tutto ciò com’è davvero. Per il Jolly è diverso, perché lui è capitato in questo mondo con la tara di vedere troppe cose e troppo a fondo.”

Devo dire che questa storia è veramente bella, una piccola perla di inventiva densa di significati filosofici. Tutta la trama è strutturata come un mazzo di carte, dove il gioco del solitario alla fine raffigura la vita… la nostra vita. Le piccole carte viventi dell’isola misteriosa rappresentano infatti noi uomini, sempre affannati in un gioco di cui raramente siamo coscienti, mentre i semi – ossia i quadri, i fiori, i cuori e le picche – riflettono fin troppo chiaramente le nostre deprecabili divisioni sociali. Il Jolly, invece, è ovviamente il filosofo, colui che conosce, o almeno tenta di conoscere, il significato della vita e le risposte alle domande sull’esistenza che la gente comune non si pone. Insomma, alla fine questo è un romanzo che ti spinge a riflettere su quanto la vita non sia altro che un grande ed enigmatico solitario, dove ognuno indossa una maschera ben definita e si lascia trascinare dal gioco stesso. Un gioco diretto da un “illusionista che si fa beffe degli altri” e in grado di essere capito solo da pochi jolly.

I like Jolly very much.

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24 pensieri su “L’enigma del solitario

  1. Ammetto la mia ignoranza (non solo non conosco il romanzo, ma non avevo nemmeno sentito nominare l’autore) e come tutti gli ignoranti temo e diffido di quello che non conosco. Ma…se leggo, a proposito della trama, che è “strutturata come un mazzo di carte”, allora mi trovo costretto a far tesoro del tuo consiglio. Lo cercherò.

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    1. Il romanzo è diviso in cinque parti, quattro delle quali dedicate ad ogni seme del mazzo di carte, mentre la parte restante è riservata al Jolly. Tieni presente che lo stile narrativo di Gaarder è molto sciolto e accessibile, perché a questo scrittore piace farsi capire da chiunque (che poi a mio parere questa è una dote, non un difetto), anche se non mancano molti significati reconditi che vanno colti e interpretati. Te lo dico perché, leggendo il tuo blog, ho visto che sei abituato a letture molto più robuste, nel senso di impegnative… Comunque è un libro che può essere apprezzato da chiunque abbia ancora voglia di meravigliarsi e stupirsi, oltre che di riflettere su alcune questioni filosofiche che, bene o male, anche se cerchiamo di evitarle o ignorarle, ci riguardano tutti da vicino.

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  2. Alessandra! 🙂
    Al di là del rinnovarti di nuovo i complimenti non solo per la qualità delle tue recensioni ma pure, e prima, per l’altrettanta qualità delle letture – e sai, quello che una persona legge dice molto anche di ciò che è! – mi sorge una curiosità… Ma la frequenza con la quale posti le recensioni è rappresentativa (ovvero conseguente) al ritmo di lettura dei libri che hai?

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    1. No caro Luca, magari avessi il turbo negli occhi per leggere un libro ogni tre giorni! 😀 Alcune recensioni provengono da un mio vecchio blog non più attivo, leggermente riviste e modificate, altre le imbastisco aiutandomi con gli appunti che ho raccolto in tutti questi ultimi anni ad ogni fine lettura, che conservo scrupolosamente nei miei documenti word, e altre ancora sono letture fresche fresche del periodo in corso… 😉 Ti ringrazio per i complimenti, la stima è assolutamente reciproca!

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  3. Beh, in ogni caso mantieni un ritmo di lettura notevolissimo! 🙂
    E come scegli i libri da leggere? Voglio dire: finito uno, come scegli il successivo? Segui un temporaneo filo logico (di genere, di temi, di storie…), ti basi sullo stato d’animo del momento o ti affidi al puro istinto?

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    1. Belle domande. Sembra quasi di essere sul lettino dello psicanalista 😉 Diciamo che sono attirata dalla qualità letteraria, quindi se devo pescare nei classici so già più o meno come orientarmi, se invece sento parlare di un nuovo autore cerco di informami sul suo conto, di leggere qualche buona recensione in giro per vedere se il suo stile potrebbe essere nelle mie corde… Poche volte mi affido all’istinto, però devo ammettere che finora mi è capitato di sbagliare poche volte. Non ho preferenze particolari di temi, anche se devo dire che il genere fantasy non mi piace. Comunque, in ogni caso, vengo generalmente colpita dall’originalità, ossia da quegli scrittori che hanno una marcia in più che li distingue dagli altri.

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      1. Ahahah, hai ragione… Beh, no, non volevo certo psicanalizzarti! In verità sono abituato a fare domande, spesso nel mio programma radio ho ospiti e dunque mi viene spontaneo andare un poco a fondo delle cose che trovo interessanti.
        Poi sai bene che la lettura – per chi ha vera e genuina passione – non è il mero esercizio del prendere un libro, aprirlo e cominciare a leggerlo, ma c’è tutto un mondo individuale che ruota attorno allo sfogliare le pagine, una predisposizione mentale e d’animo che ognuno formula e modella in base alla propria visione delle cose. da come si sceglie un libro a come lo si legge, da quanto vi si ricava da esso al percorso generale di lettura in un certo arco di tempo… E così via.
        Comunque devo dire che ci troviamo parecchio sulla stessa lunghezza d’onda: quello che hai scritto rispecchia parecchio anche il mio modus operandi letterario; l’unica differenza è che a volte, quasi per un gioco e nonostante la mia immensa lista di titoli da acquistare (che non cala mai, nonostante di spese librarie ne faccia a iosa!), vado proprio a naso o quasi: basta una copertina particolare, un titolo strano o uno scrittore che, chissà perché, ha un nome “intrigante”, e compro. E come accade a te, devo dire che raramente ho acquistato panzane… (forse perché cerco lontano dagli scaffali dei best seller? Può essere, può essere… 😀 )

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      2. Naaa… Magari lo dici solo perché starai leggendo un libro con qualche romantica storia d’amore… Se domani o dopo inizi un hard boiled ultra violento, mi scriverai “Basta così, altrimenti ti sfascio il cranio con una mazza da baseball”! 😀 🙂

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      3. Ti sembro forse una tipa da letture romantiche? Ecco, forse ho sbagliato nella scelta dell’avatar, dovevo prendermene uno in stile dark lady… che poi con l’hard boiled ci andrebbe proprio a nozze.

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      4. Beh, non ci sarebbe nulla di male a impegnarsi in letture romantiche, ci mancherebbe! Al solito conta come sono scritte, con quale spirito… E no, perché cambiare quell’avatar che è così intrigante? In fondo è bello pure riassumere in sé aspetti magari antitetici, e saperli tenere in armonia tra loro. L’abito non fa il monaco… (ma il monaco può fare l’abito, eh già! 😀 )

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    1. Un punto di troppo? ahi ahi, un errore imperdonabile, il fato ti punirà per questo: il prossimo libro che acquisterai in base al richiamo del titolo intrigante si rivelerà una totale ciofeca! Anzi, cederai al richiamo dell’ultimo best seller, che poi tenterai di nascondere dietro la doppia fila di volumi che tieni sugli scaffali della libreria… 😀

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      1. (Non posso risponderti… Per la vergogna di aver messo quell’errore mi sono chiuso in bagno, solo che, volendo rendere la cosa ancora più credibile, ho buttato via la chiave! -_- 😦 )

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  4. Alessandra, mi intrometto nella vostra divertente chiacchierata (scusate se ho letto…. non sono un’impicciona, ma era molto divertente e comunque interessante soprattutto nella parte su come scegliere i libri da leggere). Dunque, non divago…. volevo solo dire che anch’io non ho mai letto questo autore, però la tua recensione mi incuriosisce molto, mi sa che lo metto in lista…..

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    1. Ciao Pina! Non farti alcuna premura, puoi intervenire quando e come vuoi in questo spazio virtuale, anche replicando ai commenti degli altri ogni volta che stuzzicano il tuo interesse. Siamo come una grande famiglia allargata, senza argini né barriere 😉 Penso che questo libro potrebbe essere un buon inizio per accostarsi allo stile particolare dell’autore! Se poi un giorno lo commenterai nel tuo blog, verrò a leggerti con grande piacere.

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