Tag

, , ,

Il buio fuori, Cormac McCarthy, ET Einaudi, 1999, p.208

Il buio fuori, Cormac McCarthy, ET Einaudi, 1999, p.208

Nel riparlarvi di Cormac McCarthy vorrei mettere subito l’accento sull’effetto visivo della sua narrativa, che in certi casi è così ben riuscito da dare l’impressione di vedere un film. Credo infatti che il suo maggiore talento consista proprio nel filmare le parole, nel fotografarle sulle pagine. E le immagini che ne scaturiscono sono sempre accompagnate da una scrittura di ottimo livello, tanto efficace ed essenziale nei dialoghi quanto appunto fotografica nella descrizione di luoghi, personaggi e scene. Con McCarthy ci può veramente capitare di sentire lo scalpitio di un cavallo, di vedere le sfumature di un’alba o di avvertire l’umidità del bosco sulla pelle. Ogni suo libro è inoltre una vera e propria avventura, spesso orchestrata su note feroci e inquietanti, a partire da Meridiano di sangue fino al più recente Non è un paese per vecchi.

Nel romanzo che vi presento oggi, pubblicato nel 1968, ci viene presentata la storia cupa e tormentata di Culla e Rinthy, due fratelli che vivono nei boschi sudamericani in condizioni di indicibile miseria. Lei dà alla luce un bambino, lui rifiuta la paternità e abbandona il neonato vicino ad un fiume facendole credere che è morto. La sorella intuisce l’inganno, non si rassegna alla perdita e parte alla ricerca del figlio, mentre il fratello ne segue le tracce nel tentativo di ritrovarla, in un viaggio lungo e polveroso che si presenta denso di minacce. Nel frattempo tre uomini, come diavoli spuntati dall’inferno, sembrano seguire lo stesso tragitto dei ragazzi da una landa desolata all’altra, lasciandosi alle spalle una lunga scia di sangue.

Questa in estrema sintesi la trama del libro, dove il freddo, la fame, lo squallore e la morte fanno da sfondo ad ogni vicenda. Addentrandoci nella lettura veniamo proprio colti dalla sensazione di esplorare un mondo privo di ragione e buon senso, dove ogni personaggio – in particolare il giovane ragazzo – sembra mosso da un istinto che non conosce limiti e che lo porta a sfiorare di continuo il pericolo, se non a infilarcisi dentro del tutto. Ogni evento sembra infatti ritorcersi contro Culla, come se la colpa iniziale del suo incesto, aggravata dall’abbandono del neonato, avesse fatto scaturire una forza primordiale di misteriosa origine, decisa a mettere in atto una serie interminabile di punizioni.
Nel romanzo vengono quindi tirate in ballo le tematiche del peccato, della condanna e del castigo, che sembrano alludere alla presenza/assenza di una volontà superiore che non si lascia intenerire dalle miserie umane. La galleria dei personaggi è quasi tutta gretta e meschina, priva di moralità e compassione. Il buio fuori è proprio il male che esplode dalle tenebre che l’uomo alimenta dentro se stesso, negli strati più reconditi dell’animo. L’unica che sembra toccata da qualche sentimento è la giovane ragazza, volitiva e tenace nel proposito di ritrovare a tutti i costi il figlioletto, spinta da un amore incondizionato che aumenta di pari passo con le difficoltà fisiche che deve affrontare.

Nel valutare l’opera bisogna anche considerare il fatto che la narrativa di McCarthy tende ad essere abbastanza essenziale e pura, scremata da implicazioni di tipo psicologico. I protagonisti delle sue vicende non sentono il bisogno di ascoltarsi dentro, di riflettere sulle proprie azioni. Lo scrittore preferisce far parlare i fatti e le azioni anche quando vuole trasmetterci le intenzioni dei vari personaggi, mentre i dialoghi risultano quasi sempre asciutti e scarni, senza però perdere efficacia e potenza attrattiva.
In questo romanzo, in particolare, ognuno sembra unicamente assorbito dalle necessità più elementari della vita, come ad esempio trovare da mangiare, ripararsi dal freddo, scappare da un pericolo, ammazzare prima di essere ammazzato. L’egoismo, il sopruso e la meschinità predominano su ogni cosa, quasi fossero una piaga universale per la quale non esiste rimedio. Il pessimismo nei confronti dell’uomo appare più che mai assoluto, mentre la presenza della morte è onnipresente, si respira quasi in ogni pagina.

La stessa natura, che fa da cornice a queste terribili vicende umane, viene spesso rappresentata con sfumature torbide e inquietanti, come ad esempio in questo estratto:

 Davanti a lui si apriva una distesa spettrale nella quale spiccavano solo gli alberi nudi, contorti in pose di sofferenza e vagamente umanoidi, come figure in un paesaggio infernale. Un giardino dei morti che fumava lievemente e si perdeva all’orizzonte. Saggiò con il piede il pantano che aveva davanti, e quello si gonfiò come una vulva fangosa e risucchiante.

Quella di McCarthy è una natura rigogliosa e selvaggia ma anche lugubre e inospitale, che non sempre offre conforto all’uomo. É una natura che in fondo viene rappresentata per quella che è: splendida ma anche indifferente di fronte a qualsiasi bruttura umana.
La prosa di questo scrittore, come avete già potuto apprezzare, tende ad essere impeccabile e concisa nei dettagli oltre che suggestiva nella descrizione di personaggi e scene. Provate adesso a leggere con attenzione il brano che segue perché sembra proprio di osservare una scenografia, con questo gruppo di uomini che si affanna a radunare un’orda di maiali impazziti dalla paura, nel tentativo di allontanarli dall’orlo di un precipizio:

 Ormai l’intero branco aveva cominciato a roteare aumentando la velocità e allargandosi sempre di più lungo il burrone, e i ranghi alle estremità si muovevano spinti da una forza centrifuga verso la scarpata, fila su fila, e sopra i loro strilli e i loro gemiti si levavano le urla e le imprecazioni dei mandriani, che ora, ritti in piedi in mezzo a quella baraonda di carne da dominare, coperti di sudore e di polvere, avevano cominciato ad assumere sembianze sataniche, con quelle aste e quegli occhi stravolti, come se in realtà non fossero porcai ma ministri delle tenebre a cui queste creature erano state affidate perché le conducessero al loro destino. (pag.185)

In un altro capitolo ci viene illustrato in modo altrettanto magistrale lo sbandamento di un traghetto nella corrente di un fiume, al punto che sembra quasi di sentire gli spruzzi d’acqua gelida sulla pelle… e sembra anche di vedere il cavallo imbizzarrito che va a sbattere, con terribile frastuono, da un bordo all’altro dell’imbarcazione (pag.140-141)
Ma a parte l’innegabile talento descrittivo, sul quale credo non ci siano più dubbi, mi sento invece in dovere di avvertirvi che in questo libro – come del resto in altri di McCarthy – non troverete alcun tipo di conforto: ogni volta che vi sembrerà di scorgere all’orizzonte un piccolo spiraglio di luce, ecco che vi verrà brutalmente spento da un altro terribile fattaccio. Sono pagine che trasmettono un senso di continua difficoltà che poi di colpo, quando meno te lo aspetti, viene addirittura esacerbata da stangate così brutali che annichiliscono per la loro crudezza. Proprio per questo, a mio parere, è un romanzo da sconsigliare a chi è troppo sensibile. Quelli che invece pensano di avere abbastanza pelo sullo stomaco non se lo lascino scappare, anche perché la narrazione è talmente spettacolare e di così alto livello che alla fine ripaga di qualsiasi fatica.

Annunci