Quando il diavolo ci mette lo zampino…

Il Maestro e Margherita, Michail Bulgakov, ET Einuadi 2013, 390 p.
Il Maestro e Margherita, Michail Bulgakov, ET Einuadi 2013, 390 p.

Questo è un romanzo veramente spettacolare, una miscela esplosiva di immagini comiche, surreali e mistiche che ti inchioda sulle pagine fino all’ultima riga. Non per niente è ritenuto uno dei capolavori più originali della letteratura russa del Novecento.
Osteggiato per molti anni dalla critica del regime sovietico, bruciato in un momento di rabbia dallo stesso Bulgakov, poi riscritto, modificato più volte e finalmente pubblicato, in versione censurata, solo dopo la morte dell’autore, oggi il romanzo può essere finalmente letto nella sua versione integra e originale. Un punto a sfavore, se proprio lo vogliamo trovare, sono i nomi russi abbastanza complicati da ricordare, tanto che è facile perdere l’orientamento nella prima metà del libro. Lo stesso personaggio, infatti, viene talvolta chiamato per nome e cognome, altre volte solo per nome o solo per cognome, altre volte addirittura con un nomignolo (!)

La vicenda si svolge nell’Unione Sovietica degli anni Trenta, cioè nell’epoca in cui è stata scritta (fatto che spiega, ma non giustifica, l’accanimento della censura nei confronti di Bulgakov; una prima edizione completa in lingua russa apparirà solo nel 1969, a trent’anni dalla sua morte).
Ci troviamo nel periodo delle famose purghe staliniane, dove un regime totalitario di stampo comunista predica l’ateismo, nega la libertà di parola e applica una politica di feroce repressione. Qui il Diavolo in persona, nelle vesti di un consulente di magia nera, si intromette all’improvviso nel colloquio tra due scrittori di regime che sono intenti a scambiarsi opinioni sulla natura leggendaria e non storica del Messia. L’ambiguo personaggio, che dice di chiamarsi Woland, si diverte a smantellare le tesi ateistiche dei due letterati, rivelando di aver assistito di persona all’interrogatorio di Yeshua poco prima della sua condanna. E per convincere i due attoniti interlocutori della verità di ciò che sta affermando, comincia a raccontare ciò che ha visto e sentito… A questo punto il lettore si ritrova catapultato in un’altra epoca, nel momento del fatidico incontro tra Ponzio Pilato e Gesù, e il dialogo che ne scaturisce ha qualcosa di così umano e toccante che già da solo meriterebbe la lettura del libro.

Nei seguenti capitoli la storia travagliata di Cristo si alternerà a quella altrettanto travagliata di una coppia di amanti (il Maestro e Margherita), sullo stile del romanzo nel romanzo, mentre un gruppo di creature demoniache si divertirà a sconquassare la tranquilla vita dei cittadini moscoviti. Il flusso delle vicende è così sfrenato, allucinato e ricco di invenzioni dagli esiti grotteschi che è veramente difficile da riassumere e illustrare in poche righe, merita solo di essere letto e gustato di persona. Strepitosa la scena dello spettacolo di magia nera al Teatro di Varietà, dove Woland attraverso dei trucchi strabilianti mette a nudo la vanità e le ipocrisie dell’alta società russa. Bellissimo anche il capitolo del volo notturno di Margherita trasformata in strega, che a cavallo di una scopa solca i tetti di Mosca e poi oltrepassa le foreste e i fiumi della sconfinata Russia, respirando il profumo della terra e sfiorando con i piedi le fronde dei pini giganteschi.

Una lettura che scorre in modo piacevole dalla prima all’ultima pagina, grazie anche alla raffigurazione di un’entità satanica abbastanza curiosa e inusuale. Quello di Bulgakov è un diavolo che difende l’esistenza di Dio, consapevole del fatto che il male può trionfare soltanto se l’uomo ha la coscienza del bene e volutamente lo rifiuta. Ma è anche un diavolo che è venuto tra gli uomini per difendere il Maestro e il suo manoscritto, e che sembra quasi mosso da un sentimento di giustizia quando fa sterminare o scomparire nel nulla i persecutori dello stesso. Tutt’al più questo Satana stupisce per il suo aspetto trasandato e ridicolo (riuscite ad immaginarvi il Re degli Inferi mentre strascica con le ciabatte da un salone all’altro del suo palazzo, con indosso una vestaglia logora e rattoppata e con un reumatismo al ginocchio che non gli dà tregua?) e per la corte bizzarra che lo attornia, nella quale spiccano un gatto nero parlante, che gioca a scacchi e beve vodka, e un ometto orrendo con i capelli rossi e una zanna in bocca, personaggi tanto stravaganti quanto crudeli…

A tratti ci si ritrova a ridere, ma a ridere veramente di gusto, e in altri momenti si prova invece ribrezzo, soprattutto davanti a teste mozzate o strappate via, ma quella che trionfa è l’impalcatura narrativa fantasiosa di Bulgakov che cela una critica tagliente alla dittatura sovietica degli anni Trenta. I burocrati avidi e opportunisti, i politici corrotti e i letterati asserviti agli organi del potere sono infatti quelli che, in questo strepitoso romanzo, trovano la fine peggiore per mano del diavolo. Certo che, pensando al clima politico italiano degli ultimi anni, verrebbe quasi da sperare in un suo ulteriore intervento, magari ancora più sollecito e premuroso di quello russo. Di sicuro ci offrirebbe un buon servizio, il nostro caro e vecchio satanasso.

22 pensieri su “Quando il diavolo ci mette lo zampino…

  1. L’ho letto sei-sette volte, ogni volta comprendendone sfumature diverse, soprattutto dopo aver capito i riferimenti culturali e biografici. Si può leggere, comunque, anche solo gustandose il ritmo e le qualità che tu hai espresso. 🙂
    Consiglio, a te e agli appassionati del romanzo, la visione della serie russa in dieci puntate, veramente ben fatta, che si può trovare anche su youtube. 😀

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      1. Non ti basterà una sera, perché non è un film, è una serie in 10 puntate, che su youtube trovi ciascuna suddivisa in 5 parti. Ti metto il link alla prima, poi decidi tu se, come e quando gustartele. Io l’ho trovata bellissima. 🙂

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  2. Libro a dir poco splendido: divertente dove deve essere divertente, profondo dove deve essere profondo, Bulgakov è una mente a dir poco geniale. Personalmente ho adorato le varie figure demoniache, Korov’ev e Behemoth sono una coppia di quelle incredibili.
    La frase all’inizio, quella sulla difficoltà del ricordarsi i nomi, l’ho scritta pari pari nella mia recensione di qualche anno fa, e potrebbe essere applicata un po’ a tutta la narrativa russa, dove hanno questa abitudine di chiamare lo stesso personaggio in tanti modi differenti 🙂

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  3. Athenae Noctua

    Uno dei libri che devo assolutamente rileggere: fui quasi forzata alla lettura al liceo, tanti erano gli elogi tributati al libro da insegnanti e compagni di classe, ma la lettura fu difficoltosa (anche a causa del problema dei nomi che hai evidenziato) e ben presto ne scomparve ogni ricordo. Adesso ho iniziato un lungo processo di recupero di testi letti troppo presto o in momenti sbagliati, e questo non potrà mancare! 🙂

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  4. bellissimo romanzo! è vero, in tutti gli scritti di Bulgakov i nomi sono un problema: e patronimico e mica patronimico, cognomi, nomi, abbreviazioni, consonanti messe a caso xD…pazienza, basta farci l’abitudine e godersi la sua scrittura scorrevole e concisa (a mio avviso). Ho trovato molto gradevoli (anche se non a livello di “Maestro e Margherita”) i racconti Cuore di Cane e Romanzo Teatrale (molto particolare quest’ultimo) 🙂

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    1. Ciao Anna, piacere di conoscerti! Ho i racconti Cuore di cane sullo scaffale, chissà quando li leggerò perché ormai la lista d’attesa trabocca e devo contenerla 😉 Interessante il tuo blog didattico-educativo, tornerò a darci un’occhiata! Mi piace la psicologia in genere, anche quella inerente lo sviluppo, ogni tanto leggo dei testi al riguardo. A rileggerci, dunque…

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  5. Bulgakov… un altro autore russo che adoro. Ho perso il conto di quante volte ho letto, dagli anni delle superiori, “Il maestro e Margherita”, che era e rimane uno dei miei romanzi preferiti. Una reinvenzione del mito di Faust, del rapporto tra arte e potere, e anche una rilettura struggente e umana dei vangeli.
    Al netto del contrastato rapporto tra l’autore e le autorità sovietiche, sicuramente riflesso nelle sfortunate vicende editoriali del Maestro, quello che forse più sorprende di questo romanzo in cui strabordano diavoli e diavolerie, è la grande umanità che emerge dalle pagine “serie” della vicenda: l’empatico rapporto tra il “dissidente” Yeoshua e il sofferente Pilato colpito dall’emicrania, la piovra che stringe nella sua morsa tentacolare il Maestro, emblema di una sofferenza esistenziale che colpisce quanto più ci si sente isolati da una cultura che non si sente propria, da una società che non consente di esprimersi…

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    1. Già, una dura condanna (seppure camuffata) contro chi nega la libertà di pensiero e di parola. Da tempo penso di rileggerlo, questo magnifico romanzo, e non sarebbe male proporre anche una serie di estratti, così da stimolare qualche utile riflessione… oltre qualche bella risata.

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